“Sogno d’Italia. Collezione del marchese Campana” in mostra all’Ermitage

Riprendo l’articolo su cinquecolonne.it per spendere due parole su un pezzo della collezione del marchese italiano Giampietro Campana (Roma,1808- Roma,1880) presente all’Ermitage fino al 20 ottobre 2019. Si tratta del famosissimo e bellissimo sarcofago degli sposi di epoca etrusca rinvenuto a Cerveteri e attualmente al Museo del Louvre. Il sarcofago è molto simile a quello scoperto sempre a Cerveteri nel 1881 dai fratelli Boccanera e conservato al museo di Villa Giulia a Roma. Le due urne cinerarie (dette impropriamente sarcofagi) sono quasi identiche. Si pensa ad un unico artista, tuttavia, poiché tra quello di Villa Giulia e quello del Louvre ci sono evidenti differenze nei volti degli sposi, nell’acconciatura e nella disposizione dei busti, è possibile che il sarcofago del Louvre sia posteriore, e che l’artista abbia voluto migliorare la raffigurazione dei due sposi, modificando alcuni aspetti dell’originale.

Sarcofago di Villa Giulia a Roma

Il sarcofago rappresenta appunto due sposi su un triclinio in atto di banchettare. I visi aguzzi nella scultura di Villa Giulia, dove la faccia dello sposo riprende il profilo della compagna con linee più acute, si fanno più morbidi in quella del Louvre. L’artista ritrae due giovani sposi di alto rango dai volti sereni e dai gesti morbidi seduti su un triclinio imbottito dove la donna è in assoluto stato di parità con l’uomo. Le donne etrusche infatti godevano di grande considerazione nella società etrusca e, a differenza delle donne romane di epoca arcaica, partecipavano attivamente alla vita sociale.

Guardando attentamente la scultura, colpisce il contrasto tra la rappresentazione dettagliata dei busti e quella dei corpi, riportati invece in modo stilizzato, quasi informi. Non si tratta però di incuria da parte dello scultore etrusco, ma esattamente del contrario: le forme sottili delle gambe spingono lo sguardo verso i due busti massici e vigorosi, esaltandone la vitalità. Nelle intenzioni dello scultore, gli occhi devono puntare solo sui volti dei due sposi che catalizzano l’attenzione di chi li guarda attraverso uno sguardo e un sorriso davvero enigmatico.

Se avete la possibilità di andare all’Ermitage, trovate del tempo per fermarvi un attimo davanti a questa scultura. Secondo me, ne vale veramente la pena!

Fonti:

Storia dell’Arte, ed Atlas

Roberto Salvini, Lineamenti di storia dell’arte ed. La nuova Italia

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