La scrittura di Čechov: vita e opere al cinema

Il film svela i pregi della scrittura di Čechov raccontata attraverso la vita breve ma intensa del grande scrittore russo
Un medico di campagna
La scrittura di Čechov, la sua vita e le sue opere sono al centro del film scritto e diretto da René Féret. Avete ancora pochi giorni per apprezzare, a mio avviso, un film molto delicato, che si concentra in particolar modo sul mondo degli affetti del grande scrittore russo
(Per le ultime date e le sale consultate il link di Wanted cinema).
Il registra René Féret si sofferma molto sulle tappe più importanti della vita dello scrittore, quei momenti determinanti che hanno dato una svolta all’esistenza e alla scrittura di Čechov. Lo spettatore, infatti, non può ignorare il forte senso di responsabilità professionale che pervade l’anima di Čechov: il lavoro prima di tutto. La grande empatia che ha sempre contraddistinto lo scrittore lo portava a non risparmiarsi mai per i suoi pazienti, a dare sempre il meglio e il massimo per tutti, nessuno escluso.
Anche il senso di responsabilità verso la propria famiglia lo attanagliava, motivo per cui aveva scelto di non crearsi una vita sentimentale stabile. La famiglia di Čechov, numerosa (tre fratelli e una sorella), viveva tutta sulle sue spalle, genitori e fratelli, tutti. E la coscienza dello scrittore russo non avrebbe mai ceduto alla tentazione di allontanarsi di casa lasciando la famiglia nell’indigenza più totale.

La scrittura di Čechov
Particolarmente interessante è l’incontro con Tolstoj e con l’editore Aleksej Suvorin e il famoso critico Dmitrji Grigorovic. Sono gli ultimi due che gli cambiano letteralmente la vita. Prima di allora Čechov aveva scritto per arrotondare gli introiti che provenivano dalla sua professione di medico di campagna, ma non aveva mai pensato di essere un talento letterario.
L’entusiasmo dei due uomini gli conferiscono maggiore lena e una grande energia, spingendolo ad affrontare seriamente la scrittura. Quando non lavora, Čechov scrive, e in casa regna il silenzio assoluto. Tutti camminano in punta di piedi: “shhh! Non fate rumore, Antosha sta scrivendo!” dice la sorella ai fratelli e alle sue amiche.
Il paesaggio della campagna russa si alterna agli scorci della movimentata San Pietroburgo, pullulante di vita, caos e benessere.

La scrittura inizia a rapire Čechov a tal punto che dopo la morte dell’amato fratello di tubercolosi, lo scrittore russo decide di abbandonare la professione medica per un anno e fare un viaggio alla volta del penitenziario dell’isola di Sachalin. Era il sogno del fratello quello di andare tra gli ultimi della terra e denunciare le condizioni in cui versano.
Il film mette in evidenza una delle più grandi doti di Čechov, che è il perno della sua scrittura: la capacità di osservare e di essere empatico. Nel film, infatti, molti dei personaggi che turbinano attorno alla sua vita si ritrovano nei suoi scritti, la cui personalità e i cui desideri vengono poi arricchiti dalla grande sensibilità dello scrittore per il genere umano. Con la sua penna Čechov è riuscito a scovare nei risvolti dell’animo umano universi celati alla stessa coscienza dei personaggi, presentandoci un mondo fatto di innumerevoli sfumature, tutte meravigliosamente uniche.
E’ per questo che il grande scrittore russo si arrabbia quando assiste alle prove delle se opere teatrali: gli attori non sono empatici, non si lasciano travolgere dalla potenza emotiva dei personaggi che devono interpretare.
Čechov è debole. Si sente stanco e inizia a sputare sangue. Cela a tutti la sua condizione per non far preoccupare nessuno della famiglia. Morirà di tubercolosi all’età di 44 anni.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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