Anima cara di Čechov

Anima cara, la donna del racconto di Čechov che non “aveva nessuna opinione”
Il vero protagonista della storia
Anima cara di Čechov è un racconto che lo scrittore russo compose nel gennaio del 1899. Non ricordo per quale motivo ho tirato giù dalla mia polverosa biblioteca i due volumi di racconti di Čechov; probabilmente cercavo qualcosa, e tra le mie infinite ricerche sono approdata a un riferimento che chiamava in causa Čechov e la sua Anima cara, Dušečka (in russo: Душечка).
Questo racconto non lo ricordavo, forse non l’avevo neanche mai letto, perché non è spuntato con una “x” e non ha alcuna sottolineatura (sottolineo in modo compulsivo tutto ciò che mi piace).
Fatto sta che, come tutti i racconti di Čechov, anche questo mi ha particolarmente commossa.
Quando il racconto fu pubblicato, ci furono critiche a bizzeffe. Sul racconto ci misero bocca tutti, finanche Lenin. Se avete letto la storia, avrete certamente intuito il motivo ( se non lo avete letta, vi consiglio di ascoltare il racconto in russo qui: https://www.youtube.com/watch?v=z4vuiMnof9Y) .
La protagonista, Olenka, sembra non avere carattere per alcuni, primo fra tutti Gor’kij, che la considerava troppo remissiva. Per Tolstoj invece, lei incarnava l’amore puro; Stalin considerava Anima cara uno dei suoi racconti preferiti.

In Anima cara di Čechov in realtà il vero protagonista è l’amore, l’amore che attraverso Olenka si sprigiona in tutte le sue forme: amore filiale, amore di coppia e amore materno. Olenka nei suoi affetti non si risparmia, dà tutta se stessa. Aveva un amore incondizionato verso il padre, un amore viscerale e totale per tutti gli uomini di cui si innamorava e un dolce istinto materno per un piccolo estaneo.
Ad alcuni è sembrato che Čechov con alcune battute si schernisse della sua eroina, ma non è affatto così. Non ci dimentichiamo che Čechov iniziò la sua carriera come scrittore umoristico, poi, a mano a mano che si “impratichiva” nell’acuire la vista sul mondo, nell’ esercitare l’occhio ai dettagli, nel guardare in profondità cose e persone, divenne più malinconico. “L’allegro malinconico” lo definì lo scrittore Korolenko.
Čechov, infatti, anche quando ci strappa un sorriso, non lo fa quasi mai per deridere il suo personaggio, ma per far emergere la sua profonda umanità, anche tra le creature più miserabili.
Rubo una bellissima considerazione di Pirandello che a mio avviso si addice perfettamente al modo in cui Čechov ci descrive Olenka e ci strappa un sorriso:
[…] l’umorismo nasce da una più ponderata riflessione che genera una sorta di compassione da cui si origina un sorriso di comprensione. Nell’umorismo c’è il senso di un comune sentimento della fragilità umana da cui nasce un compatimento per le debolezze altrui che sono anche le proprie. […] (Luigi Poirandello)
Olenka, la protagonista di Anima cara, è dolce, paffutella, buona, mite e con un sorriso ingenuo, adorabile, un’ “anima cara” appunto, che ispira solo affetto e tanta tenerezza. Čechov però, quando il terzo marito va via e lei rimane sola dice:
Ella guardava con indifferenza il suo cortile deserto, non pensava a nulla, non voleva nulla, e poi, quando giungeva la notte, andava a dormire e sognava il suo cortile deserto. Mangiava e beveva come controvoglia. E principalmente, quel che era peggio di tutto, non aveva più nessuna opinione. Vedeva le cose intorno a sé e capiva tutto ciò che avveniva in giro, ma non poteva farsi un’opinione su nulla e non sapeva di che dovesse parlare. E come era orribile non avere alcuna opinione!
L’amore incondizionato

Attraverso il racconto, Čechov ci mostra una donna che si annulla completamente nella coppia, una donna che ama e pensa ciò che ama e pensa il suo compagno. Per lei le sue opinioni sono in realtà quelle degli altri che, a differenza sua, hanno tanti interessi, un’istruzione e un lavoro. Olenka vive il mondo attraverso gli occhi di chi ama. E’ stato questo il motivo per cui il personaggio non è piaciuto a molti e per il quale Čechov ebbe tantissime critiche.
In Anima cara di Čechov si dà risalto ad una donna che non ha carattere, che non ha un pensiero critico autonomo, che non pensa con la propria testa. Tolstoj adorava questo personaggio, e anche io. La potenza viscerale dell’amore di cui è capace Olenka, è totale e disinteressato. Lo aveva per il padre e scopre di averlo anche al di fuori della coppia. Finanche lei si meraviglia dell’amore profondo che prova per un bambino che le è completamente estraneo (Sacha, il figlio del veterinario) e che le viene affidato per qualche tempo dai suoi genitori.
Ella si ferma e lo segue con lo sguardo, senza battere gli occhi, finché egli non scompare nell’ingresso del ginnasio. Ah, come gli vuoi bene! Dei suoi precedenti affetti non uno è stato così profondo, l’anima sua non si è ancora mai sottomessa in passato così perdutamente, con tanto disinteresse e tanta consolazione come ora, che si è acceso in lei sempre di più il sentimento materno. Per questo ragazzo a lei estraneo, per le sue fossette sulle guance, per il suo berretto ella darebbe tutta la sua vita, la darebbe con gioia, con lacrime di tenerezza. Perché? Chi mai lo sa: perché?
Čechov è sottile, e quando all’inizio ho detto che il vero protagonista della storia è l’amore, ne sono sempre più convinta. Il racconto si chiude con l’immagine del bambino che dorme e che nel sonno urla:
Ti farò vedere io! Vattene! Non picchiare!
Chi lo picchiava? I genitori? Qualche compagno di classe? Fatto sta che Čechov ce lo fa intuire quando ci racconta perché il bambino si trovasse a vivere con Olenka:
Sasha cominciò ad andare al ginnasio. Sua madre si era recata a Charkov da una sorella e non tornava più; suo padre ogni giorno andava chissà dove a visitare degli armenti e accadeva che non passasse a casa un giorno su tre, e a Olenka pareva che Sasha fosse abbandonato del tutto, che nella casa fosse di troppo, che morisse di fame, e lo trasferì nella propria casetta e qui lo alloggiò in una piccola stanza.
Sascia è come Olenka, entrambi hanno bisogno di amore. Il racconto è tutto pervaso dall’amore, che è per Olenka motore della vita e per il piccolo Sacha, forse, un porto sicuro.
Anima cara di Čechov: la storia
Olenka è una ragazza dolce e mite che, dopo la morte del padre con cui aveva una grande intesa e per il quale provava un profondo affetto, si ritrova improvvisamente sola.
Si invaghisce di Kukin, un impresario teatrale, e lo sposa. Da suo marito, come una spugna, Olenka apprende tutto ciò che lui le racconta sul suo lavoro e, affascinata, ne discorre con amici e conoscenti. Il marito muore improvvisamente durante un viaggio di lavoro e Olenka resta sola. Dopo tre mesi però si innamora di Vasilij Pustovalov, un commerciante di legname e lo sposa. Si dimentica del suo precedente marito e di tutto ciò che era il suo mondo, anzi, inizia ad odiarlo perché il nuovo marito non ama nessuna distrazione, figuriamoci il teatro!

Olenka è totalmente rapita dal suo nuovo marito, parla come lui e pensa come lui. Ma il destino le è avverso, e anche Vasilij Pustovalov muore.
Olenka è di nuovo sola, ma durante il lutto un uomo entra nella sua vita. Si tratta di un veterinario Vladimir Smirnin, che cerca di mantenere a tutti i costi segreta la loro relazione perché ha già un figlio e una moglie dalla quale si è temporaneamente separato perché ha scoperto che lei lo tradisce con un altro.
Olenka e il veterinario vivono insieme per un certo periodo poi, lui parte per lavoro e non torna più. Olenka è di nuovo sola, ma questa volta la solitudine diventa insopportabile. Inizia a non mangiare, a dimagrire a vista d’occhio e a imbruttirsi, fino a quando un giorno appare alla sua porta il veterinario, ma con moglie e figlio al seguito.
A lei non importa che si sia riconciliato con la moglie, è felice di averli tutti insieme e mette a loro disposizione una parte della casa. Si affeziona sempre di più al piccolo Sasha anche perché i genitori sembrano disinteressarsi completamente a lui. La madre lascia la casa di Olenka e se ne va da una sorella per non tornare più e il padre è sempre fuori per lavoro.
La storia si conclude con Olenka che sente rincasare il veterinario e Sasha che dorme mentre fa brutti sogni…
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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