In Russia al tempo dell’ultimo zar di Henri Troyat

In Russia al tempo dell’ultimo zar di Henri Troyat

Henri Troyat, come Alberto Angela, mi ha accompagnata in un viaggio affascinante nella Russia di inizio Novecento. Sono stata tra i contadini, ho mangiato alla tavola dello zar, sono stata in giro per teatri e club. E’ stato uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto…

L’approccio leggero del metodo scientifico

In Russia al tempo dell’ultimo zar di Henri Troyat edito da Fabbri Editori è un libricino che ho recuperato, come al solito, nei meandri della mia biblioteca a muro. Sì parlo di meandri, perché mi sono resa conto che le nicchie delle mie librerie (scelte volutamente profonde), a volte contengono anche 3 file di libri! Capite bene quanto spesso mi capiti di comprare più volte lo stesso testo e di quanto spesso dimentichi i libri acquistati e non letti che continuo ad accatastare con fare, patologicamente, compulsivo.

Fatta questa premessa, mentre cercavo un piccolo saggio di Tolstoj sulla scrittura (che poi per fortuna ho trovato e di cui vi parlerò) mi sono imbattuta in questo gioiellino abbandonato. Ed è davvero un gioiellino, ve lo confermo. Mi è sembrato ad un certo punto di leggere i libri di Alberto Angela. Ne avete mai letto uno? No? Fatelo. L’approccio è praticamente lo stesso, e l’autore, Henri Troyat, in modo magistrale ha ingolfato il libro di una quantità allucinante di informazioni senza mai (e dico mai) appesantire la lettura. E non ditemi che sono di parte, è così. Leggete per credere! A questo proposito devo fare una premessa doverosa. Se cercate il libro in rete NON acquistatelo su Amazon!!! Il prezzo è fuori mercato. Spero per loro che sia un errore. Compratelo ovunque, ma non lì.

In Russia al tempo dell’ultimo zar di Henri Troyat

Ho paragonato Henri Troyat ad Alberto Angela, perché l’approccio, fortunato, a mio avviso, è stato lo stesso. Come dirà Henri Troyat nella Prefazione del libro (tradotto meravigliosamente da Maria Grazia Meriggi):

Invece di trattare questo passato (quello della Russia) come materia morta, ho tentato di animarlo dandogli il colore e il movimento di un reportage d’attualità

E di viaggio aggiungerei. Un reportage di viaggio. Henri Troyat infatti, per raccontare la mole di informazioni sulla storia e la vita quotidiana dei russi al tempo dell’ultimo zar, senza appesantire la narrazione, è ricorso all’espediente del viaggio. Si è inventato un personaggio, il viaggiatore francese Pail-Jean Roussel, che scopre la Russia con l’aiuto di alcuni amici. Il viaggio tra la gente e lo sterminato paesaggio delle steppe, si svolge nel 1903, negli ultimi giorni dell’assolutismo. La guerra russo-giapponese prima, e una serie di scioperi nel paese dopo, minano la fiducia del popolo nello zar (Nicola II) che di lì a poco concede le prime riforme liberali. Ma la calma e stabilità raggiunte, sono solo apparenti. Il malessere generale continua a serpeggiare, fino a quando il disagio collettivo non sfocerà negli eventi del 1917.

Riporto qui, l’ultima riga della prefazione di In Russia al tempo dell’ultimo zar di Henri Troyat, per trasferirvi correttamente le intenzioni dell’autore sull’obiettivo del suo romanzo:

[…] prego il lettore di non vedere il mio libro altro che una passeggiata sentimentale attraverso il passato di un paese poco noto.

Una ricerca certosina

Ci vorrebbe un foglio A4 per riportarvi l’indice. Mi astengo quindi dall’impresa anche per non spaventarvi. Ricordate l’approccio che Henri Troyat ci suggerisce: una passeggiata sentimentale.

Credo che, per chi ami la Russia o ne voglia scoprire la storia e le abitudini, questo libro è eccezionale. Io amo il folklore e le tradizioni popolari, quindi per me il testo è stata una fonte preziosissima di curiosità e informazioni. Non vi nascondo che ci sono stati anche dei capitoli che hanno rallentato notevolmente la mia lettura, perché troppo dettagliati e che non hanno stimolato la mia curiosità (tra questi il capitolo sulla struttura dell’esercito, dell’apparato amministrativo e della giustizia).

Il libro è ricco di aneddoti e storie che l’autore afferma di aver raccolto con accurate ricerche, da opere didattiche e da racconti attendibili di suoi contemporanei. Mi ha divertita ad esempio l’aneddoto sulla costruzione della ferrovia San Pietroburgo-Mosca che vi riporto:

I contenuti del libro

Ho trovato estremamente interessante il capitolo su tutte le leccornie tipiche della tavola russa e sul modo in cui si consumavano pasti e bevande. Mi ha colpito ad esempio l’uso di bere il tè della gente meno abbiente, detto v prikusku *, e che consisteva nel mettere la zolletta di zucchero non nel tè bensì in bocca, facendola sciogliere con movimenti circolari della lingua mentre si sorseggiava la bevanda. Mi ha incuriosita anche l’idea di mettere paglia fresca a ridosso dei marciapiedi in prossimità delle case dove dimorava un malato o una partoriente per attutire i rumori. Mi ha sorpresa una sorta di vero e proprio fanatismo legato all’ambiente teatrale, non solo da parte del pubblico ma anche delle stesse compagnie, in particolare quella di Stanislavskij.

Ho patito nel corso della “passeggiata sentimentale” le sofferenze della gente tra gli ospizi notturni, che ospitavano miserabili e affamati, tra gli ospizi degli intellettuali che ospitavano attori, pittori e scrittori alcolizzati, tra gli ospizi dei sarti che di notte per pochi soldi trasformavano abiti e pellicce rubati nella giornata. Mi sono lasciata emozionare dalla storia delle mendicanti di professione che affittavano bambini da madri disperate, bambini già deboli, che lasciavano morire al freddo, perché sempre semi nudi per sensibilizzare i passanti a lasciare qualche spicciolo.

Bellissimo ho trovato il capitolo sulla chiesa ortodossa, sul significato delle icone, sulla differenza con quella cattolica e i sui rituali e i simboli religiosi. Affascinante è stata anche la lettura sulla classe operaia, i ritmi di lavoro, il salario, gli alloggi lontani dai villaggi, il lavoro minorile e la piaga dell’alcolismo. Potrei continuare ancora per diverse pagine, ma non vi tedio oltre. Se avete la possibilità vi invito a recuperare il libro.   

Tomba di Henri Troyat, cimitero di Montparnasse

Chi era Henri Troyat

Detto ciò concludo, spendendo giusto due parole sull’autore, perché mi sembra doveroso in quanto parliamo di uno storico che ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca. Henri Troyat (Mosca 1911-parigi 2007) ha al seguito una quantità indescrivibile di pubblicazioni. Era uno storico francese di origini russe che insieme alla famiglia abbandonò Mosca allo scoppio della rivoluzione d’ottobre. Scrisse numerosi saggi su scrittori russi del calibro di Dostoevskij, Lermontov, Puškin e Tolstoj e numerose biografie letterarie e storiche (Alessandro I, Ivan il Terribile, Zola, Pasternak  e tanti altri). Tra le pubblicazioni cito alcuni romanzi a sfondo storico come La luce dei giusti (1959-63), la trilogia Il moscovita (1974-75), Il venditore di maschere (1994), La ballerina di San Pietroburgo (Saint Petersbourg, 2000).

*che tradurrei “a denti stretti”

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