Alphonse Mucha e gli elementi slavi nel suo stile: mostra a Roma

Lo stile Mucha
Alphonse Mucha (1860-1939) è stato un artista ceco che ottenne un grande successo internazionale grazie alla sensualità e leggiadria delle sue donne, protagoniste di manifesti e pannelli decorativi di fine secolo. Mucha è stato uno dei principali esponenti dell’Art Nouveau, lo stile decorativo internazionale che si diffuse in Europa e negli Stati Uniti intorno al 1900.

Una splendida mostra a Palazzo Bonaparte a Roma (visibile fino all’08 marzo) ne racconta l’incredibile storia dagli esordi fino al successo mondiale, che contribuì allo stile noto con il nome di stile Mucha.
Donne seducenti, dolci, leggiadre e disincantate che con gesti morbidi afferrano piccoli oggetti, accarezzano fiori o si esibiscono in scene teatrali, conquistarono il pubblico dell’epoca.
Con Mucha, per la prima volta, l’arte divenne globale, prodotta per la gente e non per i salotti privati. Le donne di Mucha, infatti, iniziarono ad apparire su diversi prodotti di consumo come scatole di latta per i biscotti, bottigline di profumi, Menù di ristoranti, cartine per sigarette, cioccolato e brochure.
Quando osservate un’illustrazione di Mucha non potete non notare motivi circolari che si combinano magnificamente con particolari altri elementi decorativi, tra cui antichi mosaici e richiami vegetali, che si intrecciano magistralmente alle lunghe e folte chiome che seducono i consumatori con un messaggio accattivante.
I suoi manifesti e i lavori artistici sottolineavano, infatti, quella produzione industriale e quel momento storico e culturale (la Belle Epoque) in cui il progresso delle arti e delle scienze prometteva sviluppo, ripresa, bellezza e pace. Si apriva un periodo pieno di speranza per la gente che era desiderosa di serenità e gioia.
La svolta nell’arte di Alphonse Mucha
La fama arrivò all’artista per caso. Mentre lavorava presso una tipografia a Parigi gli venne chiesto di realizzare un manifesto per lo spettacolo Gismonda di Sarah Bernhardt, l’attrice più influente del momento. Quando Mucha glielo mostrò, questa ne rimase entusiasta al punto tale che tra i due nacque un sodalizio fortissimo, professionale e di grande amicizia che rimarrà solido per tutta la vita.

Il manifesto di Mucha creò subito scalpore per una serie di elementi che rimarranno una costante nella sua produzione artistica. Tra questi, evidenziamo gli effetti mistici ed esotici ripresi dai mosaici bizantini.
Alphonse Mucha e gli elementi slavi
Mucha, oltre a essere un grafico, un pittore, un illustratore, un fotografo, uno scenografo, un progettista d’interni, un creatore di gioielli e di packing designer era anche un raffinato filosofo e pensatore politico.
L’artista nacque in una cittadina della Moravia meridionale, oggi Repubblica Ceca, che all’epoca si trovava sotto il dominio degli Asburgo. L’infanzia di Mucha coincise con il Risorgimento nazionale ceco, un movimento creato alla fine del XVIII secolo che aveva l’obiettivo di recuperare la lingua, la cultura e l’identità nazionale ceche, quasi cancellate del tutto dalla politica di germanizzazione dei monarchi asburgici. Mucha era un patriota e rimarrà tale fino alla fine dei suoi giorni.
Il patriottismo è la forza che lo guiderà nella sua vita e in tutte le attività artistiche, specialmente quando ritornerà nel suo Paese natio. Il suo obiettivo era quello di creare una grande opera d’arte che considerava la missione della sua vita: l’Epopea slava (1912-1926).
Si tratta di un ciclo pittorico di grande spessore, composto da 20 tele monumentali che narrano i momenti salienti della storia slava dal III al XX sec. Nelle intenzioni dell’artista, il ciclo doveva essere una sorta di monito e di messaggio, che invitava gli slavi a prendere consapevolezza di se stessi e delle proprie radici dalla storia slava, per conquistare libertà e progresso.

Anche se Mucha nei suoi lavori aveva sempre tratto ispirazione da numerosi motivi ornamentali legati al mondo giapponese, islamico, greco e gotico, nel suo complesso, però, tutto il suo stile si era evoluto sempre partendo dalle radici slave. Questo elemento sarà ancora più marcato a partire dal 1896, quando l’artista integrerà nei suoi lavori motivi tradizionali della sua terra natale. Tali inserimenti sono visibili soprattutto negli abiti indossati dai soggettima anche nei motivi floreali e negli elementi botanici ispirati all’arte e all’artigianato popolare della Moravia. E’ immediato individuare nelle aureole stilizzate le rievocazioni delle icone bizantine, così come percepire le curve e i motivi geometrici diffusi nelle chiese barocche ceche. Per Mucha l’arte bizantina, non a caso, era considerata culla della civiltà slava.
Tali elementi, inoltre, riscossero un grande successo di pubblico nella Parigi del tempo anche a causa della ventata di slavofilia generata dalla visita dello zar Nicola II di Russia nel 1896. In questo particolare contesto, i manifesti di Mucha non fecero altro che amplificare l’entusiasmo parigino per tutto ciò che era slavo.
L’arte secondo Alphonse Mucha
L’artista ceco era convinto che le belle opere d’arte contribuivano a sollevare il morale delle persone migliorando così la qualità della loro vita. Mucha riteneva che fosse una missione dell’artista promuovere l’arte tra la gente comune e portare la bellezza nelle loro vite. A proposito dei suoi pannelli scriverà:
“ Ero contento di essere dedito a un’arte per la gente e non per i salotti privati. Era poco costosa accessibile al grande pubblico e trovava casa nelle famiglie povere così come negli ambienti più benestanti”.

La mostra “Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione” a Palazzo Bonaparte è una grande opportunità per apprezzare oltre 150 capolavori del maestro e per emozionarsi anche dinnanzi a capolavori di Giovanni Boldini e Cesare Saccaggi, statue antiche, opere rinascimentali, arredi e oggetti Art Nouveau.

Foto di copertina: Reverie, 1897, litografia a colori
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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