Sangue e simboli: i coralli spettacolari di Jan Fabre a 21ART a Roma

Coralli di Jan Fabre

La Galleria 21ART a Roma

I coralli di Jan fabre sono opere che catturano, che ipnotizzano. La lavorazione del corallo non è soltanto un lavoro di maestria artigianale, ma un’attività concettuale di grande impatto emotivo che, inevitabilmente, conduce l’immaginario del visitatore tra le pieghe misteriose del simbolismo, della spiritualità e della ritualità.

Due splendide opere, The Smile of Death (2022) e Mia donna in oro rosso (2022) hanno catturato la mia attenzione alla Galleria 21ART a Roma che espone fino al 24 aprile le due opere in corallo di Jan Fabre. 

Nella mia anima batte un cuore napoletano e la pulsione che emerge dai lavori in corallo del maestro bavarese è un richiamo potentissimo alle mie origini, luogo in cui il sangue (quello di San Gennaro), la vitalità e la passione sono all’origine stessa dell’anima partenopea. Ma Jan Fabre non è napoletano. Eppure, l’artista ha saputo magistralmente far proprie ed esprimere con la sua arte una filosofia universale che abbraccia la vita e la sua stessa caducità, concetti universali che sono tipicamente alla base del vivere napoletano. E non è un caso che due splendide opere siano state donate da Jan Fabre alla città di Napoli.

The Smile of Death (2022)

I Coralli di Jan Fabre

Jan Fabre (Anversa 1958) è considerato uno degli artisti contemporanei più apprezzati del momento. E’ un artista poliedrico, una personalità eclettica che usa diversi medium per esprimere il proprio sentire artistico. Marmo, colori, tele, sangue, insetti, coralli e tanto altro danno vita a sculture, dipinti e oggetti che vorticano nel versatile universo artistico del maestro bavarese che si muove tra arte, teatro e letteratura.

Mi piacciono i lavori di Jan Fabre perché dietro ogni opera c’è una profonda riflessione che trae linfa vitale da studi filosofici, introspezione e osservazione della realtà. In questo articolo ho deciso di soffermarmi sull’utilizzo del corallo da parte dell’artista, sui significati intrinsechi in questo materiale così come su quelli che Jan Fabre gli attribuisce nelle sue opere.

Il linguaggio di Fabre è fortemente materico e simbolico. L’artista concepisce la materia come un organismo vivo, capace di veicolare significati profondi legati alla nascita, alla morte, alla resistenza della vita. I suoi lavori, specialmente quelli in corallo, che dialogano tanto con la tradizione fiamminga quanto con il Barocco e con l’allegoria classica, si trasformano e rivivono attraverso una sensibilità tutta contemporanea. 

Mia donna in oro rosso (2022)

Jan Fabre ha iniziato a utilizzare il corallo in modo sistematico a partire dal 2010 ed è diventato il materiale ideale per esprimere il profondo legame tra la vita e la morte, la natura e la sacralità, l’eros e il sacrificio. Tutti i materiali usati dall’artista prendono vita, ma il corallo è speciale, perché è esso stesso vita, è un organismo marino, nato appunto dall’accumulo di vita, la cui forma richiama visivamente i vasi sanguigni. Questo materiale, più di ogni altro, è particolarmente adatto a sostenere l’universo simbolico di Fabre. 

Nella mitologia classica, come raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi, il corallo nasce dal sangue di Medusa, versato dopo la decapitazione: una materia generata da un atto violento, ma capace di cristallizzarsi in forma eterna. L’artista riprende questo mito per collegare il corallo al sangue, intrecciando riferimenti pagani e cristiani in una sintesi fortemente allegorica.

Le opere di Jan Fabre alla galleria 21ART a Roma

The Smile of Death (2022) è una scultura appartenente al ciclo di opere in corallo presentate all’interno del progetto espositivo Allegory of Caritas (An Act of Love) presso la Galleria Mucciaccia di Roma nel 2022-2023. L’opera è composta da corallo rosso del Mediterraneo, pigmenti e polimeri. 

La scultura raffigura un teschio, un soggetto ricorrente nella produzione di Fabre, perché è alla base del concetto di caducità della vita (vanitas e memento mori). Ma l’elemento, a mio avviso, inquietante dell’opera è nel sorriso del teschio, che ci attrae inspiegabilmente e che nello stesso tempo ci ripugna, unendo ironia e tragedia. La morte nelle opere di Jan Fabre non è mai rappresentata come pura negazione della vita, ma come un momento di trasformazione, un concetto che è alla base della visione della vita dell’artista, ateo, ma fortemente legato alla spiritualità in tutte le sue declinazioni. 

Il sorriso del teschio diventa così un segno di riconciliazione, un invito a contemplare la fragilità dell’esistenza come parte integrante della condizione umana. L’opera è inserita nel contesto di Allegory of Caritas e dialoga con il concetto di amore come forza che attraversa anche la morte

Anche Mia donna in oro rosso (2022) è composta da corallo rosso del Mediterraneo, pigmenti e polimeri ed è stata presentata all’interno del progetto espositivo Allegory of Caritas (An Act of Love). Il titolo della scultura allude al corallo come “oro rosso”, richiamandosi tanto alla tradizione artigianale mediterranea quanto al valore simbolico e affettivo attribuito alla materia. 

L’opera, infatti, è autobiografica e rende omaggio alla moglie e al figlio appena nato. L’artista ha trasformato un’esperienza intima e familiare in una forma di allegoria universale dell’amore e della generazione. La figura femminile, costruita attraverso un mosaico di minuscoli frammenti di corallo, diventa quasi un’icona, un simbolo sospeso tra immagine sacra e presenza terrena. 

L’origine organica del corallo e il colore rosso sangue lo rendono metafora del corpo, della maternità e della continuità della vita. In Mia donna in oro rosso, infatti, la materia non è tragica come in The Smile of Deathma delicata e luminosa, lavorata con estrema precisione artigianale e che evoca qualcosa di particolarmente prezioso.

Voglio ricordare che due bellissime opere in corallo di Jan Fabre sono state donate alla città di Napoli. Una è stata regalata alla Real Cappella del Tesoro di San Gennaro (l’opera si chiama Per Eusebia ed è del 2022) e l’altra, Il numero 85 con ali d’angelo, alla Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

La scultura Per Eusebia è un grande pannello cesellato in corallo rosso del Mediterraneo e rievoca il culto del sangue del santo patrono napoletano attraverso una serie di simboli come la mitra, le chiavi, le ampolle e le gocce di sangue. L’immagine dialoga magnificamente con la devozione popolare e con la tradizione barocca locale. 

In tutte le opere di Jan Fabre, il rosso intenso del corallo richiama sempre il sangue, elemento centrale tanto nella simbologia cristiana quanto nell’immaginario antropologico mediterraneo. Fabre utilizza questa materia per costruire opere che si inseriscono armonicamente in contesti sacri storici, senza mimetizzarsi, ma attivando un dialogo critico e poetico tra passato e presente, tra vita e morte, tra autobiografia e universalità dei messaggi, tra arte del passato e arte contemporanea

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