Sì alla suspense, no ai trucchi

sì alla suspense no ai trucchi

Una buona regola da seguire per tutti i nostri romanzi, non solo quelli gialli: sì alla suspense, no ai trucchi

Non inganniamo il lettore

Sì alla suspense, no ai trucchi dovrebbe essere una regola ferrea, un concetto da tenere bene in mente, tanto per i lettori quanto per gli  scrittori. Il lettore quando percepisce che lo scrittore lo ha imbrogliato, dovrebbe immediatamente depennarlo dalla sua lista. 

C’è poco da girarci intorno. I trucchi sono trucchi. Volete davvero mettere a repentaglio tutto il lavoro fatto attorno al vostro romanzo con un banale stratagemma? magari inserito alla fine del libro per sorprendere i vostri lettori? Non vi conviene. Su questo tutti gli scrittori navigati sono concordi. Solo le vere emozioni generano reale suspense

Gli stratagemmi sono trucchetti che non hanno nulla a che fare con la buona letteratura. Sono artifizi, e quindi sono falsi. Di fatto state ingannando il vostro lettore che, se navigato anche lui, se ne accorgerà e finirete nella sua black list degli scrittori. 

Sull’argomento sentiremo la scrittrice Marcella Nardi una super giallista, specializzata in romanzi gialli (legal thriller e gialli polizieschi per la precisione) che ha dato vita a tre personaggi molto affascinanti che hanno inaugurato una felice serie di romanzi. Parlo dell’avvocato Joe Spark, del detective Lynda Brown e del commissario Marcella Randi. L’autrice ci racconterà la sua esperienza e insieme cercheremo di capire cosa fare e non fare per generare la tanta ambita suspense nei nostri romanzi. 

Ma cos’è in realtà la suspense? Chi mi ha seguito nei miei post precedenti sa che richiamo spesso la giallista Patricia Highsmith che anche questa volta citerò per maggiori chiarimenti su quello che sto dicendo. Vi estrapolo un pensiero dal suo libro, Come si scrive un giallo:

[…] Ogni storia con un inizio, una metà è una fine, ha della suspense; si presume che una storia di suspense ne abbia di più. Userò la parola suspense nel modo in cui lo usa l’editoria, per significare racconti che contengono una minaccia di azione fisica violenta, e di pericolo, oppure pericolo e azioni veri e propri. Altra caratteristica del racconto di suspense e quella di offrire divertimento in senso vivace, e generalmente superficiale. Non ci si aspettano pensieri profondi o lunghi brani privi di azione in un racconto di suspense. Ma la bellezza del genere è che uno scrittore può scrivere pensieri profondi o brani privi di azione, se è questo che desidera, perché la cornice è un racconto sostanzialmente vivace.  Delitto e castigo ne è un esempio splendido. Io credo in realtà che la maggior parte dei libri di Dostoevskij, se fossero pubblicati oggi per la prima volta, verrebbero definiti dei gialli. Ma gli si chiederebbe di tagliare, per via dei costi di produzione […]

Sì alla suspense, no ai trucchi

Torniamo all’argomento di oggi e focalizziamoci su alcuni esempi per fare maggiore chiarezza quando parliamo di trucchetti

Alcuni degli stratagemmi più odiosi e purtroppo molto comuni agli scrittori emergenti o aspiranti, sono i finali a sorpresa. State ingannando il vostro lettore, perché sicuramente lo state sorprendendo con un dettaglio a cui il lettore non sarebbe mai arrivato. Parlo ad esempio di argomenti legati alla scienza o alla medicina o a qualsiasi altro ambito di nicchia che smaschera, ad esempio, il protagonista. Un dettaglio quindi non accessibile ai più. Lo state imbrogliando.

Sull’argomento la giallista Patricia Highsmith è lapidaria: 

[—] Chi non sa scrivere molto bene può rivestire questi stratagemmi con un po’ di prosa e venderli [—]

E lo stesso dicasi per Raymond Carver – altro scrittore che adoro – il quale, citando il suo insegnante, John Gardner, uno scrittore e un insegnante statunitense che diede una svolta all’attività professionale di Carver, disse che Gardner qualsiasi strategia che sottrae al lettore delle informazioni importanti e necessarie nella speranza di prenderlo di sorpresa alla fine della storia è considerata un inganno.

Facciamo un esempio pratico e banale. Se il protagonista del mio romanzo è anche il colpevole di un delitto e in più di un’occasione dico che è proprietario di una macchina verde, quando descrivo come avviene l’omicidio, non posso falsare le informazioni per evitare che il lettore arrivi alla soluzione da solo. Se le telecamere del semaforo che porta al luogo del delitto inquadrano una macchina blu con a bordo l’assassino, non posso dire al lettore che l’investigatore aveva scoperto che il protagonista mesi prima dell’assassinio si era andato a noleggiare una macchina. Non posso omettere questa informazione. Devo dare dei piccole avvisaglie al lettore. Durante la storia devo dire, non so, che al protagonista era caduto accidentalmente il  foglietto della fattura del noleggio auto che aveva dimenticato nella giacca; oppure che aveva tirato fuori dalla tasca mentre stava con l’amante lo scontrino di un’officina meccanica purché aveva portato a riverniciare la macchine. Magari lo possiamo citare solo una volta e poi non si riprende più l’argomento, ma questa informazione non possiamo celarla al lettore. Lo state imbrogliando! Non è un depistaggio, badate bene. 

A tal proposito degli argomenti legati alla scienza o alla medicina, vi cito un bellissimo saggio di Leonardo Sciascia, Breve storia del romanzo poliziesco con una bellissima introduzione di Eleonora Carta edito da graphe.it, freschissimo di stampa e pubblicato per la prima volta nel 1975. Lo cito perché Sciascia ad un certo punto parla proprio del metodo scientifico utilizzato dagli investigatori nei romanzi gialli, che alla lunga non cattura il lettore come accade invece con il “metodo” Hercule Poirot. Sciascia dice:

[…] Si è poi visto, nella realtà, che nulla è meno scientifico della scienza quando la si vuole applicare a un crimine: e basti considerare la confusione che i periti scientifici portano nei processi criminali. Non a caso, il poliziotto che riscuoterà più grande e continuo successo dopo Philo Vance, sarà uno che per le proprie investigazioni non chiede mai aiuto alla scienza. 

[…] un ometto dei baffi impomatati, calvo come un uovo, con piccole eccentricità e vanità. È un belga Ha servito nella guerra del ’14 -’18 i servizi segreti alleati. Si chiama Hercule Poirot. 

Questo per dire che siamo attratti dalle intuizioni che ha Poirot, dal suo metodo investigativo che crea i colpi di scena e dà suspense alla storia da quello che dice, da quello che fa e come lo fa. 

Approfitto a questo punto della nostra ospite, Marcella Nardi per entrare subito nel vivo della questione dei “trucchetti”. Ho chiesto a Marcella: 

Cosa nei pensi degli stratagemmi, dei trucchetti che molti scrittori usano per creare suspense? Li condividi? Nei tuoi romanzi come catturi il lettore? Come raggiungi il famoso climax?

Dal mio punto di vista l’assassino deve essere sempre un personaggio che appare nel romanzo, e quello che a me piace sempre fare è indurre il lettore a dire: “Oh mamma mia, non ci avrei pensato! però la scrittrice aveva detto qualcosa…”. E questa è la mia tecnica fondamentale. Ad esempio in un giallo per ragazzi, “Il mistero delle spille longobarde”, quando si arriva alla fine e viene svelato l’assassino che potrebbe essere impensabile, in realtà c’è un particolare in un certo momento in cui un personaggio vede una cosa che quando poi l’assassino viene svelato, un lettore con lo spirito investigativo, potrebbe anche dire: “caspita, lo aveva detto la scrittrice! È vero!”

La stessa cosa faccio in tutti i miei romanzi così come creo anche suspense alla fine di ogni capitolo. Faccio in modo di creare quello che gli anglofoni chiamano cliffhanger, finire cioè il capitolo lasciando il lettore in sospeso, in tensione, con la voglia di andare subito al capitolo successivo. 

Nella “Bestia” che fa parte di una serie di legal thriller, le indagini dell’avvocato Joe Spark a Seattle (sono 5 romanzi), anche qui c’è un dettaglio dell’assassino che fa esclamare al lettore “Caspita! E’ vero!” Analogamente in “Virus” ci sono dei flash, così come in “L’apparenza inganna” che fa parte invece di una serie di polizieschi (le indagini del commissario Marcella Randi). Lo stesso dicasi per “Io non dimentico”, purtroppo nell’ambiente dei bambini; anche qui, in un certo senso l’assassino si potrebbe scoprire.

Torniamo al nostro argomento di oggi e specifichiamo che c’è ancora un altro stratagemma da evitare assolutamente e cioè l’occultamento arbitrario di informazioni fino alla fine del romanzo. Al vostro lettore, state impedendo anche solo di ipotizzarlo il finale. Lo state ingannando. A questo proposito, cito nuovamente Carver, ne Il mestiere di scrivere, un libro che mi ha appassionato tantissimo e da cui prenderemo ancora altri spunti per un paio di argomenti che tratteremo nelle prossime puntate di #Svescerandoconlautore. Carver dice:

[…] una volta ho sentito Jeffrey Wolff dire ad un gruppo di aspiranti scrittori: “niente trucchi da quattro soldi”. Ecco un’altra frase che dovrebbe andare su una scheda sei-per-dodici. Anzi, io la correggerei un po’: “niente trucchi”. Punto e basta. I trucchi non li sopporto. Quando leggo narrativa, al primo segno di trucco o di trovata, non importa se da quattro soldi o elaborata, mi viene istintivo cercare riparo. In definitiva i trucchi sono noiosi e io tendo ad annoiarmi facilmente, il che potrebbe avere qualcosa a che fare con il periodo limitato di attenzioni di cui sono capace. Ma la scrittura estremamente elaborata e chic o quella chiaramente stupida mi fanno veramente venire sonno. Gli scrittori non hanno bisogno di ricorrere a trucchetti e trovate, né sta scritto che essi debbano sempre essere i più in gamba di tutti. A costo di sembrare sciocco, uno scrittore a volte deve essere capace di rimanere a bocca aperta davanti a qualcosa, qualsiasi cosa – un tramonto, una scarpa vecchia-colpito da uno stupore semplicemente assoluto. […]

E sull’argomento dello stupore ne scopriremo delle belle e lo tratteremo nelle prossime puntate.

E’ evidente quindi quello che dice Carver, ormai lo abbiamo capito bene. 

Torno all’argomento di oggi e chiudo con Marcella Nardi perché mi interessa sapere come lavora l’autrice. Essendo specializzata in legal thriller e gialli polizieschi, sono curiosa di sapere come gestisce tutte le informazioni mediche e scientifiche. Le usa? E se sì, come? Ho chiesto all’autrice: 

Prendendo ad esempio alcuni tuoi romanzi, ci racconti come organizzi le argomentazioni mediche e scientifiche all’interno della storia? Ti documenti? La rendi di facile comprensione al lettore? 

E’ un argomento molto importante quello della documentazione, specialmente per quanto riguarda un romanzo giallo in cui sono presenti varie figure e aspetti, che rientrano nelle indagini. Prendiamo ad esempio l’ anatomopatologo, le tecniche che utilizza, come opera, come scopre le cose, oppure ad esempio le sostanze che possono essere usate nell’ambito di un omicidio. E’ importante quindi studiale bene perché non dobbiamo mai perdere il fuoco su un aspetto: la storia è inventata ma deve essere verosimile. 

Per esempio nel romanzo L’apparenza inganna, io ho dovuto studiare tecniche sadomaso e spiegarle in modo abbastanza semplice, così come alcune sostanze, droghe, tra cui purtroppo la droga dello stupro, e ho dovuto capire come funziona e quindi spiegarla bene. Analogamente nel romanzo di spionaggio Virus ho dovuto studiare tutta una serie di aspetti nel settore della virologia e delle case farmaceutiche per capire come lavorano. In un giallo per ragazzi, Il mistero delle spille longobarde, in questo caso le argomentazioni scientifiche e mediche ci sono anche dal punto di vista dell’archeologia. Specialmente  in questo caso, essendo un giallo per ragazzi, ho dovuto spiegarlo in maniera molto chiara il tutto. Quindi, la documentazione è importante, tutto deve essere verosimile, sopratutto quando entrano in gioco argomentazioni mediche e scientifiche, queste devono essere semplici e chiare da capire perché i nostri lettori possono essere di qualunque base culturale. 

Chi è Marcella Nardi

Marcella Nardi nasce nel borgo Medievale di Castelfranco Veneto. Si laurea in Informatica, campo in cui lavora per ventidue anni. Nel 2008 si trasferisce a Seattle, USA, dedicandosi all’insegnamento dell’italiano, alle traduzioni tecniche e alla scrittura di romanzi. Molte sono le sue passioni: la Storia antica e medievale, la fotografia, i viaggi, la lettura, il modellismo storico e, soprattutto, una grande fantasia nella stesura di romanzi. Ha vinto diversi premi (nel 2011, al concorso “Philobiblon – Premio letterario Italia Medievale”, nel 2014 ha vinto il Primo Premio al concorso “Italia Mia”). Continua a scrivere, non si ferma mai e già nel 2013 ha al suo attivo oltre 15 pubblicazioni. 

Ha creato due serie poliziesche: “Le indagini del commissario Marcella Randi” (6 romanzi in cui la detective è proprio lei: quasi lo stesso nome e con le sue stesse caratteristiche, fisiche e caratteriali) e “Le indagini del detective Lynda Brown”. Ha anche creato una serie di genere Legal thriller, ambientato a Seattle, USA: “Le indagini dell’avvocato Joe Spark”. Sulla scia dei mitici “gialli per ragazzi” degli anni ’60 e ’70, ha dato vita a una serie di Gialli Young Adult: “Le indagini di Étienne e Annabella”, dove due studenti universitari si cimentano a fare i detective.

Marcella Nardi ha anche scritto un romanzo mystery/storico dal titolo “Joshua e la Confraternita dell’Arca”, un paranormale, un romance/erotico e alcuni racconti. Tra i suoi lavori ricordiamo “Virus – Nemico Invisibile”, la seconda indagine, dal titolo “Io Non Dimentico” (le indagini della detective Lynda Brown), “Tutto Torna” che ha come protagonista l’avvocato Joe Spark. 

Approfondimenti e consigli di lettura

Intervista su Cinquecolonne.it a Marcella Nardi su “Tutto torna”;

LEONARDO SCIASCIA, Breve storia del romanzo poliziesco, ed. graphe.it

Intervista su Sguardo Ad Est a Marcella Nardi su “La bestia”;

PATRICIA HIGHSMITH, Come si scrive un giallo, ed. Minimun fax

Intervista su Cinquecolonne.it a Marcella Nardi “Io non dimentico”;

CARVER, Il mestiere di scrivere, ed. Einaudi Super ET

Intervista su Sguardo Ad Est a Marcella Nardi su “Vendetta”

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2 Comments

  • Lida Coltelli

    Bravissime entrambe!
    I miei complimenti a Marcella Nardi.

    Luglio 7, 2022 - 4:08 pm Reply
    • admin

      Grazie Lida! confermo, Marcella è fantastica!🤩

      Luglio 8, 2022 - 7:13 am Reply

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