“Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina

“Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina

l Giardino di Bell Guardia: un luogo unico a cui affidare le nostre “mancanze

Perchè ho scelto di recensirlo

“Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina edito da Piemme è un romanzo commovente, struggente e delicato. Non potevo non recensirlo, non potevo esternarvi le mie considerazioni. Il libro mi è stato regalato, cosa rara, perchè anche se amo i libri e sono onnivora, mi piace comprarli, sceglierli, lasciarmi affascinare dalla copertina, dalla sinossi, dall’autore, dal genere. Insomma, e’ un po’ come andare al mercato e lasciarsi influenzare dai colori e dagli odori per scegliere gli ingredienti del piatto per il pranzo. Per me libri sono così, li devo pregustare per gustarli appieno. E poi viaggiano in sintonia con il mio stato d’animo. Se sono particolarmente giù non mi va di leggere un libro strappalacrime, il mio subconscio non lo affronterebbe nel modo giusto e non lo apprezzerei.

“Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina è stato invece una piacevole sorpresa. Non avevo proprio voglia di sciropparmi un libro pregno di sofferenza come mi aveva anticipato l’amica che me lo aveva regalato. L’ho lasciato per quasi un anno sul comodino. Lo spolveravo diligentemente, ma non ne ho mai sfogliato neanche una pagina. Poi mi sono decisa, e non perché emotivamente fossi pronta, semplicemente per non fare brutta figura con chi me lo aveva regalato e continuava a chiedermi un riscontro. 

Ho iniziato a leggerlo senza particolare entusiasmo, poi la lettura mi ha presa, mi ha appassionata. Le vicende struggenti dei protagonisti, la descrizione delicata ma nello stesso tempo straziante di una serie di personaggi minori in pena per il lutto subito, mi ha catturata.

“Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina

Il romanzo è tutto incentrato sul valore simbolico, ma anche reale di un posto ormai mitico, il Giardino di Bell Guardia. Qui è custodita una vecchia cabina telefonica dismessa, con un telefono non collegato, un luogo di pellegrinaggio per tutti coloro che hanno subito un lutto. Si affidano le parole al vento, cioè si parla con i propri cari in un dialogo immaginario quanto salvifico con chi non c’è più. 

Yui è la protagonista, e ha trent’anni. Ha perso la madre e la sua bimba nella tragedia dello  Tsunami del 2011. La sua è una vicenda appassionante, un viaggio nei meandri di un’anima che non riesce ad elaborare il duplice lutto.

A complicarle l’esistenza, c’è Takeshi, un medico, che nel terribile inferno del 2011 ha perso la moglie e che ad un certo punto si innamora di Yui. Ma le complicazioni non iniziano qui, bensì quando Yui si trova difronte alla bambina di Takeshi, più o meno della stessa età di sua figlia, persa nel disastro del 2011

Le sfumature delle emozioni contrastanti che sconvolgono l’animo della protagonista sono colte e affrontate dall’autrice con grande tenerezza e delicato strazio. La  bambina di Takeshi inizierà a legarsi a Yui. Lei a Takeshi. Il dilemma diventa più angoscioso quando Takeshi finalmente le chiede di sposarla. Per lei significherebbe sostituire la sua famiglia con un’altra. Significherebbe  tradire la memoria. Tradirli. 

Ce la farà la protagonista ad elaborare il lutto? E gli altri personaggi ci sono riusciti grazie alle parole affidate al vento attraverso la cabina telefonica di Bell Guardia?.

Non vi rubo il piacere della lettura. Armatevi però di fazzoletto e coraggio, perchè se soffrite ancora per un lutto, potreste tornare a riaprire una ferità, è vero, ma anche a trovare la chiave giusta per soffrire di meno, magari per non soffrire più.

Il romanzo è dedicato a tutte le vittime dello Tsunami del 2011 e racchiude un messaggio di speranza, che spinge a guardare la realtà da punti di vista diversi per coglierne i lati positivi, nonostante tutto…

E chiudo con una bella frase del libro che porterò sempre con me:

Sorridi col cuore e non solo con le labbra

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