“Mica pizza e fichi”!!! la scrocchiarella romana per lo spuntino di fine stagione

pizza e fichi

L’antica cucina romana

Pizza e fichi è una prelibatezza tipica romana, uno spuntino fatto con la “scrocchiarella”, quella pizza che quando la mordi sono più i pezzetti che volano che quelli che riesci a catturare nella bocca! E’ la pizza tipica romana, con la crosta sottile e sonora che si spezza sotto i denti.  

Il periodo ideale per gustarla in un delizioso connubio è proprio questo, a fine estate. Ad agosto inoltrato e ai primi di settembre, infatti, i fichi sono dolcissimi, ben maturi e carnosi. Se siete particolarmente esigenti e preferite stare al passo con i tempi, allora gustatela anche con qualche fetta di prosciutto crudo, ma sappiate che non state addentando una pietanza tipica dell’antica cucina romana. Pizza e fichi era un piatto povero, si mangiava al volo per strada e non tutti si potevano permettere il prosciutto. 

Oggi la pizza si taglia nel mezzo, si apre e si farcisce con i fichi interi, sbucciati e ben schiacciati. La pizza si chiude a portafoglio e…si addenta! Ma sappiate che inizialmente non si mangiava affatto così. La foto di copertina, infatti, non si richiama alla vecchia ricetta.  Intanto mangiatela così, poi vi spiego meglio. 😉

Il detto :“Mica pizzi e fichi?”

E qui l’ironia dei romani non si smentisce mai. Il detto nasce proprio da questo paradosso. Indica, infatti, qualcosa di umile per dire, al contrario, che ciò di cui si parla ha invece un grande valore. Per intenderci: se, ad esempio, avete realizzato un disegno o un quadro veramente bello, vi potete pure permettere di svelarlo ai vostri amici con un…”et voilà (magari togliendoci anche un drappo col quale l’avete coperto per fare più scena), guardate qua, mica pizza e fichii!”. State dicendo ai vostri amici che avete fatto un capolavoro!

La pala e la “mortazza”: antico e moderno

Partiamo da un presupposto: la pizza di una volta era tonda. La “scrocchiarella” che compriamo oggi dal fornaio non lo è perché è al taglio, è rettangolare e cotta nella teglia quadrata. L’antica pizza romana, invece, era tonda, cotta al forno, e più precisamente alla pala. Ed è per questo che nel 2019 la “pizza bianca romana alla pala del fornaio” è stata inserita fra i Prodotti agroalimentari tradizionali italiani (PAT) nella categoria “Paste fresche o prodotti della panetteria, biscotteria, pasticceria e confetteria”. E’ questa quindi la pizza “originale”. Poiché non sempre possiamo trovarla, ci accontentiamo di quella al taglio.

Giusto una nota per quanto riguarda il PAT (Prodotti agroalimentari tradizionali italiani): si tratta di un elenco istituito dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) in accordo con le Regioni. Sappiate che al momento la mia amata Campania detiene il primato con ben 610 specialità registrate! Mica pizza e fichi! Giusto per rimanere in tema 🙂 …

Ma torniamo alla nostra pizza romana. Secondo, l’autore del libro “la Romanesca: cucina popolare e tradizionale romana” pare che la pizza bianca fosse un’invenzione dei fornai, una sorta di esperimento per capire quando il forno raggiungeva la temperatura giusta. Si erano inventati una pallina di impasto semplice (farina, acqua, sale, malto, olio e lievito di birra) da schiacciare e infornare con la pala. Quando risultava ben cotta, significava che il forno era ben caldo e pronto per essere usato!

Lo so cosa vi state chiedendo: ma se in tutte le guide turistiche è specificato che la tradizionale pizza romana è fatta con la mortadella (“mortazza”) e vengono indicati anche i negozi caratteristici in cui acquistarla, perché ci parli di pizza e fichi? Perché siamo sempre lì: la “mortazza” è un’evoluzione, è originaria di Bologna ed è quindi qualcosa che non faceva parte dell’antica tradizione culinaria romana. Oggi, invece, è diventato un classico della cucina romana, uno street food apprezzatissimo e possiamo dire, senza ombra di dubbio, che la pizza appena sfornata con la mortadella è “la morte sua”, come dicono a Roma. E’ ottima ma non è lo spuntino che i romani davano agli schiavi né tanto meno quello che si sceglieva almeno fino all’Ottocento nella Città Eterna.

 E i fichi?

Roma se ne cadeva di fichi. Oltre ad essere un albero “domestico” e selvatico, in grado di crescere spontaneamente nei cortili, negli orti, lungo le strade, nelle campagne intorno alla città, il fico è stato per secoli un cibo accessibile a tutti: dolce, energetico e facile da raccogliere nella stagione giusta. Proprio questa disponibilità spiega perché la pizza bianca con i fichi sia stata percepita come pietanza povera e popolare fin dagli albori. Nell’ antica Roma e nelle campagne romane i fichi erano considerati una sorta di “pane dei poveri” e la ricetta originaria prevedeva solo due ingredienti: pizza bianca e fichi maturi, senza appunto, il gustoso prosciutto, appannaggio solo delle persone benestanti. 

E poi, come non citare il collegamento potentissimo tra il fico e la nascita mitica di Roma nella tradizione romana? Secondo la leggenda, infatti, la cesta con Romolo e Remo, abbandonata sul Tevere, si sarebbe arenata proprio presso il Fico Ruminale (Ficus Ruminalis), un albero sacro situato nell’area del Lupercale, ai piedi del Palatino. È lì che la lupa avrebbe allattato i gemelli prima che venissero trovati dal pastore Faustolo.

Il fico, quindi, non è solo un frutto “popolare”, ma è anche un albero “fondativo”, legato alla sopravvivenza dei gemelli e, simbolicamente, alla nascita stessa della città di Roma: “Mica pizza e fichi!”

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