Per ricomporre un corpo fatto a pezzi: “Acqua della salute e della vita”

L’ acqua della salute, della morte e della vita nelle fiabe russe di magia

“Acqua della salute” e “acqua della vita”

“L’acqua della salute e della vita” non è il titolo di un film horror che voglio suggerirvi. Oggi vi propongo di continuare il discorso sulle facoltà medicamentose e rigenerative dell’acqua, introdotte nel post precedente. Sono sicura che avete iniziato a leggere le fiabe di Afanas’ev e sono altrettanto sicura che le avete trovate davvero appassionanti. Perché allora non approfondire insieme alcuni elementi ricorrenti per scoprire caratteristiche e legami con le credenze e le tradizioni popolari russe?

Abbiamo già introdotto l’acqua nel post precedente dedicato alla mitologia slava e ci siamo soffermati sulle proprietà medicamentose che le attribuiva (e le attribuisce) il popolo. In questo post vediamo come queste credenze popolari venivano recepite e raccontate nelle fiabe russe di magia.

Campione senza gambe e quello cieco (199)

Vi consiglio di leggere questa fiaba di Afanas’ev per capire meglio cosa si intende per acqua della salute e acqua della vita, e quando l’eroe della fiaba usa questo espediente miracoloso.

La storia parla di due fratelli che subiscono la vendetta di Elena la Bella. Quest’ultima viene rapita da uno dei fratelli, Nikita, su incarico dello zar che vuole a tutti i costi sposarla. Elena la Bella durante il sonno taglia le gambe a Nikita, l’eroe della fiaba, ma il suo cuore non si placa e cerca vendetta tra i suoi familiari. Elena scopre che Nikita ha un fratello, Timofej, lo trova e gli fa cavare gli occhi. Il destino però non abbandona i due fratelli che, per caso, si ritrovano in un fitto bosco.

Quando scorgono l’izbà della baba-jagà, nonostante siano fisicamente mal messi, riescono a farsi portare alle fonti dell’acqua della vita e a quella della salute. Nikita attinge l’acqua della salute, se la versa addosso, e le gambe gli ricrescono. Queste sono perfettamente sane ma non si muovono. Allora attinge all’acqua della vita, se le bagna e queste, finalmente, iniziano a rispondergli. Lo stesso fa Timofej: si cosparge gli occhi di acqua della salute, e gli occhi riappaiono, ma non vedono. Allora Timofej li cosparge con l’acqua della vita, e inizia a guardarsi intorno…

Ma le virtù dell’acqua non finiscono qui. Leggete anche l’ Anitra bianca (265), e scoprirete che oltre a far tornare la vista, l’acqua può donare nuovamente la parola!

L’acqua della vita e l’acqua della morte

Nelle fiabe quindi, l’acqua della vita non dà realmente la vita, ma la restituisce solo se il corpo viene bagnato prima con l’acqua della salute. Strano meccanismo direte voi. Verissimo. Perché è necessaria anche l’acqua della salute? Un meccanismo molto simile avviene anche con l’acqua della vita e l’acqua della morte di cui si parla ad esempio nella fiaba di Mar’ja Marevna (159). Il principe Ivan, nel tentativo di riprendersi sua moglie Mar’ja Marevna, viene ucciso e fatto a pezzettini da Kaščèj Bessmertnyj. Kaščèj raccoglie i resti di Ivan, li mette in un baule e lo getta in mare.

I cognati del principe riescono a trovarlo, si procurano le due acque miracolose e cercano di riportare Ivan in vita. Una volta aperto il baule, tirano fuori i resti del principe, li lavano e li mettono uno accanto all’altro. Gli spruzzano l’acqua della morte e il corpo si ricompone. Gli spruzzano l’acqua della vita e principe Ivan si alza. È interessante notare che il morto non viene spruzzato con la sola acqua della vita ma anche con quella della morte. Questo particolare contribuisce decisamente a confonderci come dicevo prima, proprio perché non è chiaro il motivo per il quale un morto debba essere spruzzato con l’acqua della morte se è già privo di vita. Per svelare l’arcano ci viene in soccorso Propp.

Il meccanismo dell’acqua della vita e della morte ce lo spiega Propp

Propp e altri studiosi, hanno ipotizzato che l’’acqua morta trasforma l’ucciso in un essere definitivamente morto; solo dopo essere stato bagnato con quest’acqua egli è veramente un morto e non un essere librato tra due mondi che può trasformarsi in un vampiro. Soltanto in seguito all’aspersione con l’acqua morta potrà avere efficacia l’acqua viva”. (V.Ja. Propp, (V.Ja. Propp, Le radici storiche dei racconti di magia, ed. Grandi tascabili economici Newton, pag 318). Curioso vero? L’acqua della morte quindi evitava che il vivo potesse rinascere come vampiro, relegandolo definitivamente nel regno dei morti e strappandolo a quello dei vivi.

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