Mica canarini? Gli zar avevano in gabbia l’uccello di fuoco del paradiso!

Žar-ptica

Avete mai sentito parlare dello Žar-ptica, il mitico uccello del paradiso dalle piume dorate? Pare che si possa catturare e chiuderlo in gabbia!

L’oro del “regno in capo al mondo”

L’uccello di fuoco o Žar-ptica è un animale fantastico che popola le fiabe russe di magia. E’ un uccello stupendo, dal piumaggio dorato, dagli occhi simili a cristalli d’oriente e dalla coda maestosa come quella di un pavone. Nell’immaginario popolare lo Žar-ptica è l’incarnazione sia del dio del sole sia del dio della tempesta. Riuscite ad immaginarne il motivo? Provate a guardarlo se vi riesce! La sua luce vi accecherà come il bagliore del sole o come un fulmine che squarcia il cielo all’improvviso. Un’altra peculiarità dell’uccello di fuoco è la soavità del canto che ammalia e affascina chiunque lo ascolti.

Ma state tranquilli, a meno che non siate passati a miglior vita o abbiate avuto il privilegio di banchettare alla tavola dello zar, lo Žar-ptica ve lo potete soltanto immaginare. Un po’ come faceva il popolo russo, che immaginava Žar-ptica volteggiare tra gli alberi d’oro del paradiso a beccare melucce d’oro per tutto il giorno.

Victor Visilevic Žegalov, L’uccello di fuoco, 1928

La dimora dello Žar-ptica

In realtà la fantasia popolare non relegava l’uccello di fuoco solo nel paradiso (cioè nel regno in capo al mondo) ma a volte anche nella casa di Kaščèj Bessmertnyj. Ve lo ricordate questo personaggio? Kaščèj l’immortale? Ne abbiamo parlato qui, se vi va rinfrescatevi la memoria…

Un altro posto dove potrete incontrare l’uccello di fuoco è nel giardino dello zar. Dalla foto di copertina noterete che il magnifico uccello è nella gabbia dello zar anziché volare spensierato tra i giardini del paradiso. Capite bene che un esemplare del genere attira i desideri di molti, specialmente di uomini potenti come gli zar. Se catturato, di giorno lo Žar-ptica sta in una gabbia d’oro e canta per lo zar le canzoni del paradiso. E mentre canta… gli esce dal becco una perla!. La notte invece, vola in giardino e le sue piume si illuminano di color oro ed argento da sembrare che prenda fuoco.

Žar-ptica nelle fiabe di Afanas’ev

Nelle fiabe di magia lo Žar-ptica è spesso oggetto di desiderio dello zar che quasi sempre chiede ai suoi figli di catturarlo in cambio di un premio davvero allettante. E’ il caso ad esempio della Favola del principe Ivan, dell’uccello di fuoco e del lupo grigio (168).

La fiaba racconta di uno zar che aveva nel suo reame uno splendido giardino, nel quale crescevano diversi alberi pregiati. Lo zar, però, prediligeva soprattutto un melo sul quale crescevano delle piccole melucce d’oro. Prese l’abitudine di volare nel giardino un uccello di fuoco, dalle piume d’oro e dagli occhi simili al cristallo. Volava in quel giardino ogni notte e si metteva sul melo prediletto dello zar per cogliere le melucce e portarle via. Lo zar si adirò talmente che chiese ai suoi figli di catturargli vivo l’uccello e, a chi ci fosse riuscito nell’impresa, avrebbe dato metà del suo regno.

Ivan Bilibin, Žar-ptica

L’animale-aiutante

Lo Žar-ptica inoltre, rappresenta uno degli aiutanti magici che soccorrono l’eroe in caso di bisogno e che lo conducono nel “regno in capo al mondo”. Di solito gli animali che trasportano l’eroe nel regno dei morti, sono l’uccello e il cavallo. Questi due aiutanti hanno un forte valore simbolico nella fiaba, perché sono legati ad antichissimi culti pagani. Nell’antichità infatti, si pensava che l’uccello fosse il tipico animale incaricato del trasferimento dei morti in quel regno. La fiaba mantiene viva l’antichissima credenza, presente peraltro in quasi tutti i popoli del mondo. Per fare un esempio, ne troviamo una reminiscenza nell’immagine cristiana degli angeli alati che portano via l’anima. E non è un caso infatti, che il tragitto fino al “regno in capo al mondo” si svolge quasi sempre su un uccello

Nella fiaba Lo zar-fanciullo (232) l’eroe capita nella casetta della Baba-jagà che, appena sente l’odore dell’intruso, parte alla carica per poterlo acciuffare e mettere nel forno. Per fortuna Ivan viene aiutato dall’uccello di fuoco che gli dice:

“Svelto, siediti su di me e voleremo dove devi andare (nel regno in capo al mondo) altrimenti la Baba-jagà ti mangerà. Fece appena in tempo a sedersi che arrivò di corsa la Baba-jagà, afferrò l’uccello di fuoco per la coda e gli strappò parecchie penne. L’uccello di fuoco volò via con Ivan figlio di mercante; per un bel pezzo lo portò per il cielo egiunse, alla fine, a un vasto mare. – Be’ Ivan figlio di mercante, il reame al di là dei monti e degli oceani è oltre questo mare; non ce la faccio a portarti fin dall’altra parte ; cerca di arrivare come puoi”.

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Foto di copertina: Vasnetsov, il tappeto volante (1880) fonte: wikipedia

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