“L’ombra del sospetto” di Vincenzo Esposito

L’ombra del sospetto di Vincenzo Esposito

Un thriller psicologico in cui realtà, illusione e ambiguità sono gli ingredienti fondamentali de L’ombra del sospetto di Vincenzo Esposito

Nulla è come sembra

L’ombra del sospetto di Vincenzo Esposito edito da Marlin è l’ultimo romanzo dello scrittore campano. L’autore ha al suo attivo già sette romanzi e, con L’ombra del sospetto, Esposito conferma la sua profonda vocazione nel costruire trame avvolte in un tempo non lineare, pregno di mistero, allusioni e illusioni. 

La trama è avvincente, ricamata apparentemente su un tranquillo momento di vita quotidiana destabilizzato da una scomparsa. Storie nelle storie, leggende, manoscritti, ricordi d’infanzia, tutto contribuisce a rendere trame e sottotrame misteriose e avvincenti.

Il romanzo è stato definito un thriller psicologico perché indaga nelle pieghe dell’animo di due fratelli. Esposito ripercorre la loro infanzia felice fino ad approdare agli anni della maturità nei quali emergono crepe inaspettate e insanabili. La storia prende l’avvio con la scomparsa improvvisa di uno dei due, il minore Giovanni, che appare come il più fragile. È una persona solitaria, introversa, chiusa in un mondo fatto solo di letteratura, nel quale non c’è posto per nessuno. 

Ed è proprio nel corso di questa affannosa e difficile ricerca che lentamente nel suo animo si fanno strada sentimenti contrastanti, soprattutto quando appare nella storia la figura di una bellissima donna, Lucrezia. Da quel momento intorno a lei il mistero della scomparsa s’infittisce sempre di più.

Grazie alla sua disponibilità, oggi vi riporto la piacevole intervista che mi ha rilasciato Vincenzo, con il quale abbiamo approfondito diversi temi legati al suo romanzo.

Vi invito a guardare il Booktrailer che sicuramente vi incuriosirà ancora di più dopo che avrete letto l’intervista.

Chi è Vincenzo Esposito

Vincenzo Esposito è nato a Torre Annunziata, in provincia di Napoli e vive a Roma. Ha scritto sceneggiature di fumetti e ha collaborato a periodici di informazione e di cultura. Come narratore ha esordito con il romanzo La festa di Santa Elisabetta (1999, Premio “Calvino” e Premio “Foyer des Artistes”), a cui sono seguiti La quinta stagione dell’anno (2001, segnalato al Premio “Bigiaretti-Matelica”), L’amico francese (2011, II edizione), e Il muro d’ombra (2013). In edizione Marlin: Il bosco che canta (2016, II edizione) e La giovinezza infinita (2018).

L’ombra del sospetto di Vincenzo Esposito

Il suo libro si apre con una poesia della poetessa polacca Szymborska. Perché l’ha scelta? C’è qualche riferimento particolare con temi o argomenti del suo libro?

Sono in particolare gli ultimi versi della poesia, quelli in cui la poetessa parla della “gioia di scrivere”, del “potere di perpetuare” e soprattutto della “vendetta d’una mano mortale”, i versi che più si rapportano al mio libro. Nel romanzo si racconta di due fratelli, Francesco, avvocato, e Giovanni, insegnante e scrittore, che sono anche i narratori della storia. La parte in cui è Giovanni a narrare, una sorta di romanzo nel romanzo, quindi un prodotto letterario, nato dalla gioia di scrivere, è quella che mette in moto la trama, che farà nascere diffidenze e sospetti, appunto “una vendetta” prodotta dalla mano dell’autore. È il potere della scrittura che racconta per far rivivere qualcosa che si è perso per sempre, un modo per non far morire le cose che non sono più e che riesce persino a superare il senso dell’esperienza e indirizzarla in una direzione nuova. 

Ci racconta qualcosa legata al suo rapporto con la scrittura? Quando ha iniziato a scrivere?

Scrivo da quando avevo diciotto anni. Avevo appena superato l’esame di maturità classica e durante l’estate scoprii di voler diventare uno scrittore. Ho sempre ripensato a quell’estate per cercare di capire cosa cambiò dentro di me. Fu infatti una scoperta improvvisa, una specie di chiamata, il rivelarsi di una vocazione, che diede vita a un bisogno insopprimibile. Da quel momento ho cominciato a scrivere e solo dopo una lunga e faticosa ricerca ho trovato la lingua e lo stile capaci di raccontare con onestà e naturalezza la mia vita interiore. Scrivere è stato lo strumento che mi ha permesso di superare la disarmonia che sempre ho sentito con il mondo che mi circondava, restituendo alla mia coscienza l’integrità del reale. Attraverso la scrittura ho costruito la mia armonia con le cose.   

Parliamo dell’ambientazione del suo romanzo. Lei ha scritto altri due libri le cui vicende si svolgono a Napoli in periodi storici ben precisi. In tutti e tre i libri è evidente che lei è un grande appassionato di fatti, storia e leggende partenopee, è corretto? E il manoscritto trovato per caso è legato a qualche leggenda del posto?

Ho scritto sette romanzi, i primi quattro sono ambientati nella città dove sono nato e nella provincia napoletana, una specie di riconciliazione con le mie origini. Gli ultimi tre sono invece ambientati a Napoli e più precisamente nel quartiere di Spaccanapoli. Avevo bisogno di un contesto diverso per raccontare le storie che avevo in mente e il quartiere di Spaccanapoli mi è sembrato quello ideale. Per me è il cuore di Napoli, le strade, le piazze, le case sembrano parlare della loro vita, degli affascinanti segreti che nascondono. È un luogo ricchissimo di storie e di leggende famose, alcune delle quali ho utilizzato nei miei libri, soprattutto nell’ultimo. Nel manoscritto trovato per caso da Francesco nel computer di Giovanni c’è infatti un lungo racconto ambientato all’epoca della Rivoluzione Partenopea del 1799, che si rifà a fatti realmente accaduti.

Ne “L’ombra del sospetto” lei indaga nelle pieghe dell’animo dei due fratelli, ci riporta il tormento interiore che li opprime. C’è uno scrittore di riferimento che ha in mente quando tratteggia le inquietudini dei suoi personaggi?

Il mio ultimo romanzo “L’ombra del sospetto” è stato definito un thriller psicologico, anche se io non avevo intenzione di scrivere un thriller, ma di indagare nell’animo dei due fratelli, raccontandone i tormenti, le delusioni, le gioie e in particolare la nascita del sospetto, che lentamente si insinua nell’animo di Francesco come un cancro inguaribile. Non avevo in mente nessuno scrittore quando scrivevo. Non si può scrivere pensando a qualcuno che ha già scritto qualcosa di simile a quello che stai scrivendo. Scrivere implica una grande responsabilità, significa impegnare profondamente se stessi per poter raccontare il proprio mondo interiore con sincerità e lealtà e non serve nessun modello per farlo. Devi solo cercare di trovare la tua voce, quella che ti parla dentro l’animo.

Progetti editoriali futuri? Ha già pensato ad una nuova trama?

Ho cominciato a imbastire una storia, sta prendendo forma a poco a poco, ma è ancora presto per indicare la direzione che prenderà. Non so mai come vanno a finire le storie che scrivo, le costruisco poco per volta insieme al caratterizzarsi dei personaggi.

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