Leggere in silenzio

Ho riletto a distanza di tempo questo articolo sull’origine della lettura in silenzio  e l’ho trovato un ottimo spunto di riflessione per alcune considerazioni che mi sono trovata a fare di recente in merito alla scrittura. E’ difficile che qualcuno di noi legga un libro appena acquistato ad alta voce, un romanzo ad esempio. Perlomeno a me non è mai capitato. Solitamente leggo a letto, la sera, prima di andare a dormire, e non mi passerebbe mai per la testa di introdurre tra le mie nuove abitudini la lettura ad alta voce anche perché, non credo che mio marito l’accoglierebbe con entusiasmo. Ma a prescindere da tutto, la lettura la trovo un momento così intimo e personale che difficilmente riuscirei ad immergermi nel testo se lo leggessi ad alta voce. La mia voce mi disturberebbe. Non percepirei correttamente le sfumature del linguaggio, le pause, il ritmo e il tono dei dialoghi che invece riesco a rendere perfettamente con la lettura in silenzio.  

Tuttavia però, vi devo confidare che quando si tratta di revisionare un testo che ho scritto, la faccenda cambia completamente. La mia revisione la considero efficace solo quando leggo e rileggo il testo a voce alta. Ho notato, ma è anche un consiglio che si dà sovente nei corsi di scrittura creativa, che leggere un proprio elaborato ad alta voce consente di staccarsi dal cordone ombelicale che ci lega alla nostra opera e di mettersi nel panni dell’altro, ovvero del lettore. Sì, divento un lettore spietato, e allora metto la lente di ingrandimento, alzo il tono della mia voce e sfodero la bandierina rossa ad ogni minimo intoppo. Diventare il lettore di se stessi è l’unico modo a mio avviso, per essere più obiettivi e guardare la nostra creatura con un occhio meno “materno”. E durante la lettura dovremmo sempre chiederci: “ma  a me sarebbe piaciuto un racconto così? Questo stile mi catturerebbe? I personaggi mi affascinano? Beh, rileggendo i miei racconti, sono più le volte che mi rispondo “no” che quelle che mi rispondo “sì”. E questo processo mi porta inevitabilmente a riscrivere daccapo tutto con risultati decisamente migliori. Ad alta voce il nostro testo deve risultare fluido. E il mio spessissimo non lo è come dicevo.  Se metto la virgola e la punteggiatura in modo errato, il cambiamento brusco del ritmo è molto più facilmente ravvisabile a voce alta che non nel corso di una lettura in silenzio. Perlomeno questo è quello che accade a me.  

Quando revisiono i miei racconti e li leggo ad alta voce, a volte mi sembra di aver scritto una cosa diversa  rispetto a quella che avevo letto e riletto in silenzio nel corso delle mie lunghissime e frequentissime revisioni ( a volte mi blocco per giorni su un’intera frase!).  Il ritmo non è mai quello che pensavo di aver dato, spesso la narrazione si “inceppa” e moltissimi termini mi risultano all’improvviso cacofonici.  Chi come me, ama scrivere racconti, sa benissimo che, data la peculiarità del genere, la revisione si deve concentrare necessariamente sulla singola parola e sul singolo periodo in maniera quasi maniacale. Non che non si debba fare altrettanto con il romanzo, beninteso, però in questo caso si può essere anche un po’ meno meticolosi e intransigenti vista la lunghezza.

E voi invece? Che metodo utilizzate per la revisione dei vostri testi? E per le vostre letture? 

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