Racconti neri, Giorgio Scerbanenco

Era da tanto che non leggevo una raccolta di racconti tutto d’un fiato. Non avevo mai letto niente di Scerbanenco, e dopo Racconti neri, l’autore mi ha completamente conquistata. Probabilmente entrerà nella rosa dei miei autori preferiti. Mi ha colpita enormemente la delicatezza con cui ha trattato argomenti crudi e particolarmente tristi. Più leggevo e più percepivo una profonda empatia per le sofferenze dei suoi personaggi; a volte avevo la sensazione che nel descrivere il disagio psicologico indotto dalla sofferenza, Scerbanenco abbracciasse i suoi protagonisti uno per uno, mentre dava voce al loro dolore. E rendere tutto questo con un linguaggio semplice, asciutto e diretto, senza narcisistici esercizi di stile, a mio avviso, non è da tutti. La sua poetica e il suo stile, che ad un lettore distratto può sembrare semplice ed elementare, è una delle sue caratteristiche più potenti: perché Scerbanenco attraverso i gesti e le parole dei suoi personaggi che scorriamo riga dopo riga, ci fa vedere senza guardare…

Scerbanenco scrive questi racconti tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, ma se questa informazione non l’avessi letta, non me ne sarei mai accorta. Le sue storie sono drammaticamente attuali, il disagio sociale e psicologico che vivono i suoi personaggi, è quello degli uomini di oggi, né più né meno.  Ripeto, mi ha catturata la delicatezza con cui accompagna i personaggi nelle rispettive tragedie. Ha una sensibilità tutta femminile, ed è sempre splendido percepire questa forma di tenerezza quando è espressa da un uomo.  Perlomeno, io ne sono particolarmente affascinata. Nelle mie considerazioni però non mi sbagliavo. Dopo aver letto il libro ho dato una lettura veloce su internet alla sua vita, e ho quasi centrato. Scerbanenco era uno scrittore e un giornalista, e dal 1937 cominciò a curare per alcune grandi testate delle rubriche davvero curiose: “posta del cuore” su Grazia, “la posta di Valentino” sulla rivista Bella, “la posta di Adrian” su Annabella. Non mi sorprende la sua delicatezza. Scerbanenco era venuto a contatto nel corso degli anni con un bagaglio umano di sensazioni e pensieri tipicamente femminili. Sono sicura che ha scoperto un mondo che lo ha enormemente affascinato e dal quale è rimasto incantato. I suoi personaggi migliori, secondo me, sono proprio quelli femminili. Raccontare da un punto vista diverso dal proprio (un uomo cioè che racconta dal punto di vista di una donna) è sempre affar non facile. Ho avuto la sensazione che Scerbanenco avesse percepito le esperienze delle donne che raccontavano le loro sofferenze nelle diverse rubriche che lui curava, come un profondo arricchimento personale, dal quale poi ha tratto l’humus per i suoi splendidi racconti noir. Voto: dieci più 😊

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