Le antiche icone russe: no ai pittori di professione

le antiche icone russe

L’arte sacra delle icone era esclusivo appannaggio dei monaci e dei Padri della Chiesa, nessun pittore di professione poteva dipingere un’icona. Perché?

I monaci pittori

Le icone russe sono un simbolo della cultura ortodossa. Veneratissime ancora oggi, sono pezzi di rara e meravigliosa bellezza. Di recente ho avuto la possibilità di ammirarne alcune, davvero stupefacenti e antichissime, proprio qui a Roma. Personalmente, mi hanno sempre trasmesso pace e serenità interiore, ma credo che facciano quest’effetto un po’ a tutti.

L’arte delle icone faceva parte della cultura ecclesiastica ed era stata importata da Bisanzio. Non si trattava infatti di produzioni locali, ma di opere appannaggio della chiesa. Per intenderci, nessun pittore di professione nell’antica Russia si sarebbe mai sognato di dipingere un’icona. Poteva solo venerala ma mai dipingerla. Perché? Perché non ne era degno. Il pittore quando si apprestava alla realizzazione di un’opera doveva pensare intensamente al santo da rappresentare, affinché questo trasfigurasse e vivificasse l’opera. L’arte della pittura di icone era quindi un atto sacro, e il pittore doveva essere un fedele ortodosso.

Capite bene che non tutti erano degni di tale privilegio. I pittori, infatti, erano esclusivamente monaci o Padri della Chiesa. Per essere investito di tale privilegio, il monaco doveva prepararsi alla purificazione del corpo e dell’anima, digiunando e pregando per un mese intero.

Cristo (Grecia_Creta_ XVII secolo)_ Atene_Museo Benaki

Cosa rappresentavano le icone russe

Faccio un piccolo salto di culture, e mi sposto verso quella cattolica, per fare una breve premessa. Nella cultura cattolica, se ci apprestiamo a pregare davanti ad un quadro della Madonna, stiamo pregando la Madonna, cioè è a lei che rivolgiamo i nostri pensieri. Per le antiche icone russe il concetto era leggermente diverso. Un’icona che rappresentava Cristo, non era Cristo, bensì Dio e tutti i santi che possono manifestarsi attraverso quell’icona.

L’icona russa, infatti, era considerata una sorta di finestra, che metteva in comunicazione il terreno e l’ultraterreno. Questa sottigliezza, però, non era afferrata dal popolo, che venerava invece la singola immagine presente sulla tavola di legno come se fosse una divinità. Le icone, infatti, rappresentavano delle entità dotate di occhi e orecchie, che vedevano e sentivano tutto. Probabilmente era per questo motivo che i novelli sposi ad esempio, ricoprivano l’icona di casa con un canovaccio prima di tuffarsi nelle effusioni di rito.

Questo aspetto ovviamente era legato alla tipica cultura popolare che, come abbiamo detto tante volte, era caratterizzata da una pacifica convivenza di fede cristiana e fede pagana, la cosiddetta doppia fede (dvoeverie)

La tecnica usata per le antiche icone russe

Le tecniche utilizzate dai monaci per la realizzazione delle icone erano per lo più segrete e si tramandavano da un monastero all’altro. Il monaco, inoltre, non poteva dare assolutamente sfogo alla propria fantasia, ma doveva rispettare delle regole antichissime che ne dettavano i colori, la natura degli stessi, il disegno dell’immagine e il supporto su cui dovevano essere dipinte.

La base dell’icona doveva essere rigorosamente in legno di tiglio, di abete o pino, e le immagini sacre dovevano essere dipinte con la tempera all’uovo. I colori erano rigorosamente naturali (lapislazzuli, malachite, ocra etc..) diluiti in acqua benedetta con l’aggiunta di minuscole particelle di reliquie di santi.

San Nicola con scene di vita, fine XV sec. inizio XVI sec. Museo Nazionale di Stoccolma

Al monaco spettava la grazia di intercedere con la sua opera tra il divino e il terreno. Il pittore di icone, quindi, era una sorta di strumento divino, che utilizzava un mortale per rendere vivo il proprio messaggio sulla terra.  Alla fine del lavoro, inoltre, al monaco non era permesso firmarsi, perché lo scopo dell’opera non era la gratificazione personale, bensì l’anonimato. Il vero artefice dell’opera era, infatti, Dio che aveva fatto scendere lo Spirto Santo sull’immagine dipinta dal braccio umano per rendere miracolosa l’icona.

In tutte le case dei cristiani ortodossi c’era (e c’è) un’icona. Nella Russia antica ce ne era una nella sala da pranzo e una in ogni camera da letto. Oggi il numero è diminuito, ma una si trova sicuramente in camera da pranzo.

Inoltre, le icone erano considerate miracolose, e il popolo le portava con sé in occasione di eventi importanti oppure in momenti che richiedevano l’intervento divino. Le icone, infatti, erano poste accanto al moribondo, esposte durante una funzione funebre, posizionate nella camera della partoriente e finanche nella  stanza dove si parlava di affari importanti da chiudere o da discutere!

Se il post ti è piaciuto, metti “mi piace” sulla mia pagina facebook o “like” su questo articolo. Grazie!

Fonti:

A.SINJAVSKIJ, Ivan lo scemo, Guida Editori

HENRI TROYAT, In Russia al tempo dell’ultimo zar, Fabbri editori

P.FLORENSKIJ, Le porte regali, Adelphi

Antiche icone russe

2 Comments

  • Bruno

    Interessantissimo. Brava.

    Ottobre 20, 2020 - 7:37 am Reply
    • admin

      grazie, gentilissimo 🙂

      Ottobre 20, 2020 - 9:28 am Reply

Leave A Comment

Your email address will not be published.