“Il Pescatore di Lenin” di Lorenzo Beccati

Tra storia e finzione
“Il Pescatore di Lenin” di Lorenzo Beccati edito da Oligo è una bellissima storia che prende spunto da un fatto reale, il soggiorno di Lenin a Capri, per raccontare una vicenda intrigante e appassionante.
In poco più di 200 pagine il lettore si muove in un intero universo fatto di mille cose: di complotti e intrighi politici, di panorami mozzafiato, di luoghi caratteristici, del via vai della gente, quella semplice e povera con le sue idee, tradizioni e convinzioni, ma anche di quella smaccatamente ricca, e, infine, del fervore appassionato e arrabbiato di chi sogna un mondo di rivincita dai soprusi e dalle umiliazioni.

Tutto ciò sullo sfondo serafico delle passeggiate di Lenin, dei suoi incontri mondani, delle partite a scacchi e delle sue uscite di pesca. Poi, quando nel corso del suo tranquillo tran tran un pescatore, uno strano personaggio, fa la sua conoscenza, la storia inizia pian piano a prendere piede. I due entrano in sintonia e, insieme, scopriranno tante cose, innanzitutto di se stessi.
L’autore ci affascina con un racconto che si snoda su due piani temporali, il presente e il passato. Del presente capiamo poco, tutto si svela alla fine per mantenere alta la curiosità del lettore. Seguiamo con attenzione i gesti lenti e accorti di un anziano signore richiamato a Capri (patria dei suoi genitori) dall’Australia, ma non capiamo perché è lì e che legame abbia con la storia. Inseguiamo solo la sua curiosità, perché anche per lui il viaggio a Capri è un mistero.
L’altro piano temporale fa riferimento ai primi anni Novanta del ‘900, periodo in cui Lenin soggiornò a Capri, cioè gli anni prima della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, che lo vide leader indiscusso della rivolta.
Villa Blaeus a Capri
Il sogno del mito socialista impregna ogni pagina della storia. L’adorabile pescatore Anto’ o muto, che diventerà amico stretto di Lenin, è il primo che coltiva nel suo cuore il riscatto dei deboli, e forse l’unico, chissà…
Tutto ruota attorno all’imminente rovesciamento dell’ordine costituito, e Capri è il luogo da cui tutto avrà inizio, o almeno così pensa Antonio il pescatore.

A Villa Blaeus, il grande scrittore Maksim Gor’kij attende con altri ospiti influenti, il mitico Lenin. Ma la casa è un covo, e oltre agli amici del futuro rivoluzionario, ci sono anche personaggi che ostacolano Lenin all’interno del suo stesso partito con lo scopo di screditarlo e rovesciarne la leadership.
Villa Blaeus, casa di Gor’kij ormai da diverso tempo, è luogo di ritrovo per intellettuali, ricconi e aristocratici russi che si sono uniti ai cospiratori per togliere potere allo Zar e darlo al popolo. Ma tutti i russi sull’isola sono sorvegliati, non solo perché si sa dell’arrivo del popolare rivoluzionario russo, ma anche, e soprattutto, perché a Capri si è costituita la scuola rivoluzionaria per proletari. Gor’kij ne è l’ideatore e l’organizzatore. Si celgono gli studenti giusti da formare per forgiare gli uomini del futuro, ma a Lenin, però, la scuola non piace.
“Il Pescatore di Lenin” di Lorenzo Beccati
Non vi racconterò nulla della storia e mi soffermerò unicamente sullo stile dell’autore e sulla descrizione dei suoi personaggi.
Mi sono letteralmente innamorata di Anto o’ muto. Non perché sia bello (l’autore questo non ce lo dice), ma perché, se vi contraddistingue un carattere empatico, non potete fare a meno di condividere le gioie e le sofferenze di questo personaggio davvero speciale. Anto o’ muto è verace come il suo pesce, è sanguigno, è appassionato, è istintivo ed è, innanzitutto, arrabbiato. La vita non è stata clemente con lui e l’amicizia con Lenin, il suo mito, il suo sogno, il suo riscatto, lo fa letteralmente impazzire.

Anto o’ muto a mio avviso è il vero protagonista del romanzo. Lenin inizia a prendere corpo, a diventare sempre più denso in relazione ad Anto o’ muto. Anzi, a volte sembra prendere consapevolezza di se stesso quando l’amico pescatore lo redarguisce, lo biasima o lo guarda contrariato per qualcosa che ha fatto e che non si addice al suo ruolo.
Esteticamente insignificante,Lenin attira per quello che rappresenta non per quello che è. Un ometto basso, mal vestito, a tratti impacciato e timido. A volte anche buffo (e sull’isola, infatti, lo soprannominano professor “Drin-drin”), cosa inaccettabile per Anto o’ muto, perché un uomo di quella levatura non deve sembrare ridicolo.
Religione, usi e costumi
Con un linguaggio accattivante e fluido, l’autore, Lorenzo Beccati, ci accompagna in una passeggiata bellissima tra usi e costumi dell’isola, tra la sua gente, ma innanzitutto tra i suoi dolori e la sua povertà.
Interessantissimo è anche lo spaccato della festa popolare di Gesù morto, un altro momento della storia che afferma il carattere caparbio e l’onestà di Anto o’ muto. Il pescatore, nonostante le sue convinzioni (è un fervente socialista che attende la rivoluzione con la bava alla bocca), partecipa ad ogni processione per una promessa fatta alla madre in punto di morte e per onorare la tradizione di famiglia. Lenin, quando lo riconosce nel corteo cerca di spiegargli che non può essere devoto a Dio e socialista al contempo. La religione è l’oppio dei popoli e va combattuta ed estirpata dal mondo. Ma Anto o’ muto non sente ragioni e gli si para dinnanzi con le braccia ai fianchi come a dire: fattela stare bene la cosa, perché io non cambio idea. Lui, un pescatore, che dice no al suo idolo, al suo messia.
“E nonostante le sue convinzioni, Antò mantiene la sua promessa” dice Lenin al prete che gli racconta la storia familiare del pescatore.
“E’ così infatti. Un uomo di parola, lui che di parola non ne ha” conclude il prete.
L’episodio della processione è anche un momento interessante di confronto tra Lenin e il prete sulla religione e il socialismo. Stesso Lenin tutto sommato nel corso del colloquio si rende conto che forse il prete tutti i torti non li ha, ha senso quello che dice, il discorso fila, ma poi conclude:

Perché leggere il “Il Pescatore di Lenin” di Lorenzo Beccati
Perché l’autore riesce magistralmente a raccontarci una storia senza mai farci capire fino in fondo qual è la verità storica e quale la fantasia. I suoi personaggi sono densi, con una storia personale e sociale corposa e pesante come una zavorra.
Inoltre, il libro parla di uno spaccato di vita reale, quello dei russi socialisti e dei ricchi uomini di affari a Capri, che si contrappongono nelle loro storie alla semplicità della gente, che vede scorrere la propria vita ogni giorno sempre uguale, senza cambiamenti rilevanti che donino una boccata di ossigeno ad un senso di perenne frustrazione.

E poi i luoghi. Lorenzo Beccati ci accompagna per mano e i suoi personaggi ci portano a spasso per l’isola tra le sue bellezze, tra i posticini tipici e quelli caratteristici, tra i colori vividi del suo mare. Insomma, cos’altro cercate? Qui lo trovate.
Chi è Lorenzo Beccati
Lorenzo Beccati è autore di numerosi thriller che traggono ispirazione da fatti ed eventi storici. Con lui abbiamo già avuto il piacere di parlare durante un’intervista proprio in occasione dell’uscita de “Il Pescatore di Lenin”, che vi invito a leggere per avere qualche informazione in più sul romanzo. Lo scrittore, inoltre, è anche autore televisivo e ha collaborato a programmi che hanno fatto la storia della TV italiana come Drive in, Paperissima, Lupo Solitario e tuttora con Striscia la notizia.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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