I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici

Un viaggio ricco di colpi di scena tra spie e panorami mozzafiato ne I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici

Un viaggio ricco di colpi di scena tra spie e panorami mozzafiato ne  I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici

Terre lontane e misteriose

I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici edito da Castelvecchi è un romanzo coinvolgente e avvincente, ricco di storie, emozioni, segreti e complotti. 

Il libro ci consente di volare in terre lontane e misteriose, tra spie, carovane e cacciatori di schiavi. Siamo nell’800, un periodo in cui le immense terre deserte dell’Asia erano terreno di silenziose guerre di potere tra Russia e Gran Bretagna, giocate a colpi di spie e intrighi. 

Tra le terre dell’Asia si incrociano due destini, quello di Tristan Ek e Arkadjy Makarov ufficiale russo in missione diplomatica.

Le storie narrate dall’autrice sono avvincenti, rapiscono il lettore, anche se a vincere su tutto sono i luoghi. Il fascino delle terre isolate della steppa e dei suoi abitanti è di una bellezza disarmante. 

L’autrice, che già ho avuto modo di intervistare su Cinquecolonne, con grande abilità narrativa, sballottola il lettore da un luogo a un altro, da un posto a un altro, rendendoci inquieti come il suo giovane personaggio Tristan Ek, sempre all’inseguimento di una promessa. E così che una volta ci ritroviamo su una nave in balia del mare, un’altra nella polvere opprimente del deserto, un’altra ancora  tra i fitti e freschi boschi stremati da battaglie sanguinose ed estenuanti inseguimenti. 

Tutti cercano documenti, nascondono lettere, messaggi e, tutti, celano la propria identità. Troppo pericoloso uscire allo scoperto. . . 

I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici

I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici è anche un romanzo dove a vincere sono i sentimenti, primo fra tutti l’amore e l’amicizia come quella di Aità per Tristan e quella di Tao Li per Arkadjy. Amicizie incondizionate che non chiedono niente in cambio e che si nutrono del loro stesso sentimento.  

Attraverso quattro personaggi principali, Maria Elisabetta Giudici ci racconta mondi, valori e realtà diversissime tra loro. Un caleidoscopio di emozioni anima il romanzo, restituendo al lettore figure indimenticabili come i k         azaki che si incontrano nelle steppe o l’amore inimmaginabile dei burkitshi, i guardiani delle aquile, per i loro volatili. 

[…] “Erano le aquile femmine le migliori cacciatrici. Aitàn glielo aveva spiegato. Stormi di quei rapaci volteggiavano nei cieli di quella parte dell’Asia, tanti come fossero piccioni. Kazaki, uzbechi e mongoli da almeno un paio di millenni addomesticavano aquile femmine convincendole a contraddire la loro stessa natura ferocemente solitaria, forzandole diventare gregge e a restituire la preda una volta catturata.” […]

L’ultima parte del libro è dedicata allo sbroglio della matassa che ha mantenuto il lettore incollato alle pagine e che rivela colpi scena e nuove storie. 

I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici è fluido, narrato con un linguaggio pulito, poetico e diretto, che arriva dritto al cuore, in grado di dipingere alla perfezione luoghi sconosciuti, lontanissimi dal nostro immaginario e pregni di fascino. 

Chiudo con due citazioni tratte dal romanzo e che mi sono particolarmente piaciute. Ogni capitolo de I Guardiani delle aquile di Maria Elisabetta Giudici, infatti,  inizia con una frase di un personaggio famoso che, per certi versi, ne anticipa ed evoca il contenuto.

Il viaggio non è cercare nuovi paesaggi ma avere nuovi occhi (M.Proust)

Nessuno è nato sotto una cattiva stella. Ci sono semmai uomini che guardano male il cielo (D.Lama)

Sinossi

Tristan Ek, imbarcato sul brigantino Clementina diretto nelle Indie delle spezie all’inseguimento di una promessa, e Arkadjy Makarov, ufficiale russo in missione diplomatica, attraversano mari e deserti fino a incontrarsi nelle steppe dell’Asia centrale. Contaminati dalla natura predatoria della guerra di spie tra Russia e Gran Bretagna che occupò gran parte dell’800, si muoveranno in un paesaggio eterna preda del destino di terra di conquista.

Chi è Maria Elisabetta Giudici

L’autrice è nata a L’Aquila ma è vissuta a Roma. Di professione architetto, il suo primo romanzo, Il re di carta, edito da Lit Emersioni, ha vinto il premio Histonium 2019. Con il secondo romanzo La foresta invisibile, edito da Castelvecchi, ha vinto il premio Acqui Terme 2020, il premio inediti Etna Book 2020 e il premio Pegasus Cattolica 2021.

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