L’importanza della “parola essenziale”

La parola "essenziale"

Quando scriviamo siamo fiumi in piena e tralasciamo, a momenti migliori, l’analisi del testo e delle parole. Cercare la parola “essenziale”, invece è fondamentale per dare vigore alle azioni e i sentimenti dei nostri personaggi

Cos’è la parola “essenziale”

La parola “essenziale” è quella parola che dà efficacia al testo e che non può essere sostituita. Molte volte quando scriviamo, dimentichiamo il nostro obiettivo: la soddisfazione del lettore. Certo, c’è chi scrive per il puro piacere personale, ma questa è un’altra storia. Parliamo invece di aspiranti scrittori (o scrittori emergenti che dir si voglia). Quanti di questi mettono al primo posto il lettore? 

Il lettore va in pole position. Viene prima lui e poi noi, con il nostro narcisismo e la nostra voglia di raccontare e far vedere che avevamo una storia sensazionale nel cassetto. Il lettore bisogna catturarlo, fidelizzarlo, appassionarlo. E visto che siamo scrittori come facciamo? Solo con la parola…

Perchè soffermarsi sulle parole

Abbiamo detto prima che la parola “essenziale” è quella parola necessaria e non sostituibile che apre il nostro mondo al lettore. Le parole sono fondamentali per chi legge, perché hanno il potere di rendere “visibili” gesti, odori, sguardi, pause, sensazioni. Quando parliamo e desideriamo esprimere un concetto, un evento o anche un’emozione, lo facciamo aiutandoci con i gesti, con lo sguardo, con il timbro della voce, riuscendo perfettamente ad esprimere ciò che vogliamo.  Tutti questi “aiutini”, la parola scritta non li ha. Essa però ha in sé una grande potenza evocativa. Scegliere bene le parole, quelle giuste, è un lavorone e al contempo una grande soddisfazione. E’ la stella polare a cui ogni buon scrittore dovrebbe guardare, sempre, senza mai farsi distrarre dalla bellezza del firmamento. 

La necessità di analisi della frase

Quando vogliamo esprimere un concetto importante o vogliamo che il lettore si soffermi sul senso di una frase, dobbiamo capire se stiamo riuscendo nel nostro intento. Iniziamo a sviscerare la nostra frase e analizziamola. Leggiamo le singole parole e chiediamoci: è la parola giusta per esprimere il concetto? C’è forse un sinonimo più evocativo? Ora è tempo di giocare con i sinonimi. Cerchiamo il significato e i sinonimi delle parole che compongono la nostra frase e noteremo subito quanto è importante questo esercizio. Col tempo, questo giochetto vi verrà automatico. Torneremo sulle frasi scritte decine di volte, perché ci verrà lo scrupolo che forse una parola migliore c’era! 

Ko agli esercizi di stile                   

Un testo deve essere fluido, scorrere senza frizioni. Durante la lettura di una serie di racconti per il Contest 10.000 parole indetto dalla testata Cinquecolonne Magazine, mi è capitato (facevo parte della Giuria di Redazione) di soffermi su un testo che mi ha lasciata letteralmente sconcertata. Tutta la storia era infarcita di termini obsoleti, altisonanti, poco usati nella lingua di tutti i giorni e terribilmente cacofonici. L’autore voleva impressionare la giuria con un testo che risultava, a mio avviso, difficile da leggere. Il lettore medio avrebbe dovuto munirsi di vocabolario e non abbandonarlo per tutta la durata della storia. Non ci dimentichiamo del lettore! I nostri scritti sono per lui. Agevoliamolo, coinvolgiamolo, appassioniamolo, fidelizziamolo. La nostra aspirante scrittrice di cui sopra, aveva cercato di impressionare la giuria mostrando la sua conoscenza del lessico e la sua proprietà di linguaggio. Risultato? Aveva messo lei in primo piano e il lettore nel seminterrato…

Intervista allo scrittore Vincenzo Esposito

Oggi ci parlerà della sua esperienza lo scrittore Vincenzo Esposito che ho avuto il piacere di intervistare per il mio blog, ma con un podcast per la testat giornalistica Cinquecolonne (Alla fine del podcast troveretei link alle sue interviste, leggetele perchè Vincenzo parla di argomenti legati alla scrittura molto interessanti). L’ultimo romanzo di Vincenzo è “L’ombra del sospetto”, edito da Marlin. Il romanzo è ricco di suspense e di mistero e proprio per questo è fondamentale usare le parole giuste, quelle essenziali, per evocare dubbi, sospetti e creare un clima di attesa.

Intanto vi riporto la sinossi del libro in modo che poi vi saranno più chiari i collegamenti che fa Vincenzo Esposito nella risposta alla mia domanda.

Sinossi de “L’ombra del sospetto

Nello scorrere di una serie di episodi carichi di ansia e di mistero, il romanzo indaga nelle pieghe dell’animo di due fratelli, Francesco e Giovanni, ripercorrendo la loro infanzia felice fino ad approdare agli anni della maturità, nei quali emergono crepe inaspettate e insanabili. La storia prende l’avvio con la scomparsa improvvisa di uno dei due, il minore, che appare come il più fragile. Insegna Italiano e Latino in un liceo napoletano e sogna di fare lo scrittore. È una persona solitaria, introversa, chiusa in un mondo fatto solo di letteratura, nel quale non c’è posto per nessuno.

L’altro fratello, il maggiore, ha un carattere completamente diverso. Ha una larga cerchia di amici, passa da un’avventura sentimentale all’altra ed è un avvocato civilista di successo. La sua serenità e spensieratezza però crollano nel momento in cui viene a sapere della misteriosa scomparsa del fratello, alla cui ricerca si dedica subito con tutte le sue forze.

Passiamo ora al mio ospite. Chiedo a Vincenzo Esposito: 

In merito all’oggetto del nostro podcast,  nella revisione costante delle frasi che fai quando scrivi un romanzo, vai alla ricerca della “la parola essenziale”? Cioè di quella parola che dà efficacia al testo e che non può essere sostituita, quella parola che ha lo stesso potere delle azioni? E’ una pratica, quella della  ricerca della “ parola essenziale” che metti in atto con disciplina nel tuo approccio alla scrittura oppure no? E perchè?:

Quando scrivo un romanzo, tutte le parole sono essenziali, perché tutte devono rendere con efficacia, precisione, forza e chiarezza,  le sfumature, anche le più sottili  e nascoste, delle emozioni e dei sentimenti che vado descrivendo.Ci sono parole che fluiscono con facilità, che riescono a rendere subito il senso del discorso così come lo intendo; mentre per altre è necessario soffermarsi di più prima di riuscire a scoprire quella giusta. in genere questo avviene quando voglio descrivere una emozione o una sensazione nella loro più profonda manifestazione, così come in quel momento la sto sentendo. In questi casi mi soffermo a pensare, passo in rassegna tutta una serie di parole, le valuto, ne scelgo una che mi sembra la più appropriata, ma quasi sempre la sostituisco con un’altra e con un’altra ancora  fino ad essere abbastanza soddisfatto. Dico abbastanza, perché una soddisfazione completa non c’è quasi mai. Vorrei sempre cambiare, girare le frasi, sostituire un termine che nella rilettura mi sembra fuori luogo anche solo per il suono, per quello che si chiama “significante”.

Tutto questo modo di procedere vuole arrivare a costruire un’armonia, fatta di parole che danno vita a un ritmo a una melodia, che deve risuonare proprio come una musica . A questo risultato sono giunto attraverso una lunga e faticosa ricerca, per poter conquistare la lingua e lo stile capace di raccontare con onestà e naturalezza la mia vita interiore. Allora la ricerca della parola essenziale, quella che deve illuminare pienamente le immagini, le sensazioni che descrivo , non è frutto di una ricerca meccanica, fredda e astratta. La parola essenziale spunta come un fiore dal mondo fatto di parole, di suoni, di sensi che tutti insieme costituiscono il mio stile, quello che sono riuscito a scoprire e che non è mai immobile e plasmato una volta e per sempre, perché di continuo vado riaggiustando per realizzare sempre più compiutamente l’armonia della scrittura, un equilibrio che ogni volta va riconquistato. 

Chi è Vincenzo Esposito

Vincenzo Esposito è nato a Torre Annunziata, in provincia di Napoli e vive a Roma. Ha scritto sceneggiature di fumetti e ha collaborato a periodici di informazione e di cultura. Come narratore ha esordito con il romanzo La festa di Santa Elisabetta (1999, Premio “Calvino” e Premio “Foyer des Artistes”), a cui sono seguiti La quinta stagione dell’anno (2001, segnalato al Premio “Bigiaretti-Matelica”), L’amico francese (2011, II edizione), e Il muro d’ombra (2013). In edizione Marlin: Il bosco che canta (2016, II edizione) e La giovinezza infinita (2018).

Esercizi di scrittura creativa: a caccia di significati e sinonimi

Prendo in prestito questa frase di esempio da un testo di Giorgio De Rienzo (1942-2011), “Guida alla scrittura”, ma lo stravolgo un po’ perché la sua soluzione non mi piace. Partiamo da un aforisma di Francois de la Rochefoucauld, un moralista francese del ‘600, e facciamo insieme un esercizio sul vocabolario. Analizziamo questa frase e procediamo con i seguenti step di analisi:

Sono poche le donne oneste che non siano stanche di questo ruolo

  1. Ci sono parole determinanti nella frase che non possono essere cambiate? Sì: “sono poche” (vogliamo sottolineare al lettore che parliamo di mosche bianche). Anche “oneste” a mio avviso è una parola determinante, perché qualifico e restringo il mio campo di indagine. Infine, è determinante anche “stanche”, perché definiamo lo stato d’animo di queste donne. L’aggettivo inoltre incuriosisce il lettore. Stanche? Stanche di cosa? 
  2. Ci sono parole che posso sostituire con altre più efficaci? Sì, possiamo provare a giocare con la parola “ruolo”. Cercate nel vocabolario il significato. Noterete che la parola si adatta a più ambiti e situazioni. Il termine è usato nell’ambito lavorativo, nelle forze armate, si usa per indicare il peso che ha qualcuno o qualcosa, la funzione che un attore ha (comparsa, personaggio principale ecc.). Fermiamoci sulla parola “funzione” e proviamo allora a cambiare la frase: Sono poche le donne oneste che non siano stanche di questa funzione. Vi convince? A me assolutamente no. Allora andiamo andiamo oltre, e ritorniamo all’ultimo significato che abbiamo individuato, la “parte” cioè che svolge un attore, ossia il ruolo e riproviamoci. Sento che ci stiamo avvicinando a me piace, vediamo se suona anche a voi. E se non vi suona, ricordatevi che avete un’altra chance, i sinonimi! La frase suonerebbe così:

Sono poche le donne oneste che non siano stanche  di questo parte

Missione compiuta! Ora tocca a voi. Lavorate sul vostro racconto/romanzo e analizzate le frasi che ritenete debbano essere più incisive rispetto alle altre. Buon lavoro!

Approfondimenti

Intervista a Vincenzo Esposito su “L’ombra del sospetto” nel mio blog;

Podcast con ospite Vincenzo Esposito su #Sommessamente, il podcast di Cinquecolonne magazine.

Consigli di lettura: 

GIUSEPPE PONTIGGIA, Le sabbie immobili, ed Il Mulino (Lettura leggera sulle “parole” che analizza gli usi comici e nefasti a cui porta l’uso indiscriminato e inconsapevole delle parole, per ignoranza o stupidità);

GIORGIO DE RIENZO, Guida alla scrittura, Bompiani, 1998.

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