I Fil Food di Valeria Trabattoni

Il cibo come punto di partenza per osservare sé stessi: I Fil Food di Valeria Trabattoni
La gentilezza prima di tutto
I Fil Food di Valeria Trabattoni edito da Mursia è un libro affascinante ma innanzitutto utilissimo. E’ una guida per guardarci dentro, per prendere consapevolezza di noi stessi e capire perché la nostra anima reclama attenzioni attraverso il cibo.
Non è facile scavare nelle nostre insicurezze, dolori e mancanze e portarle alla superficie per guardarle in piena luce. E’ troppo doloroso. E’ faticoso. Eppure, attraverso dei piccoli cambiamenti, come quelli introdotti dalla mindfulness di cui parleremo, tutto è possibile. Intanto vi dico che, se volete approfondire ulteriormente l’argomento, alla fine dell’articolo trovate la mia intervista a Valeria. Ma Partiamo dall’inizio.
Il libro di Valeria Trabattoni affronta con gentilezza i problemi legati al cibo. L’invito dell’autrice è quello di imparare ad ascoltarci, invitandoci a cambiare il nostro approccio al cibo per trasformarlo in un’esperienza appagante e non un rifugio dai nostri problemi.
E’ una questione di consapevolezza, ci dice l’autrice; se guardiamo il nostro piatto, scopriamo che lì dentro c’è tutto il nostro mondo:
Il rapporto con il cibo e la versione microcosmica del rapporto che abbiamo con la vita.

In Fil Food di Valeria Trabattoni, l’autrice ci ricorda che il problema non è il cibo, “il cibo è “solo” cibo, l’origine del disagio, ciò che genera sofferenza, è la mente”. A tutti, capita di mangiare per stress, per noia oppure per sfuggire a qualche disagio che tormenta la nostra vita. La pratica del mindful ci aiuta, un passo alla volta, a liberare il cibo da ciò di cui lo abbiamo appesantito. Il libro, infatti, è ricco di suggerimenti e consigli pratici che possiamo iniziare a sperimentare in autonomia ogni giorno, per recuperare il nostro rapporto con il cibo e iniziare ad affrontare “la fame del cuore”.
I Fil Food di Valeria Trabattoni
Per affrontare la fame del cuore, e quindi imparare a mangiare con consapevolezza, però, ci si deve muovere con gentilezza, sottolinea Valeria Trabattoni. Ma non la gentilezza delle buone maniere o dell’indulgenza, no, non quella, bensì un atteggiamento non giudicante, accompagnato da molta fermezza. Giorno dopo giorno dobbiamo imparare a non opporci agli eventi negativi che ci circondano, ma ad accettarli altrimenti diventano un’ossessione che genera sofferenza e che ci spinge a scaricare la frustrazione nel cibo. Ciò che non va nella nostra vita lo dobbiamo prima riconoscere (consapevolezza), guardarlo con un certo distacco e capire come ci vogliamo rapportare ad esso. Il disagio è un segnale che ci avverte che dobbiamo iniziare a pensare che qualcosa nella nostra vita va cambiato.

Se impariamo a vivere ogni evento, emozione, esperienza senza paura, se esploriamo la vera natura della realtà e di noi stessi, se impariamo a morire e rinascere, non abbiamo più bisogno di usare il cibo per evitare ciò che pensiamo di non saper affrontare.
Mangiamo per evitare di stare faccia a faccia con ciò che siamo convinti di non saper affrontare. In questo modo, però, ci priviamo della possibilità di scoprire che siamo più forti di ciò che pensiamo, dando così spazio alla paura di impossessarsi della nostra mente e della nostra vita.
Il mindful eating di cui ci parla Valeria Trabattoni con il suo libro, quindi, non è un elenco di cibi giusti, una tabella di marcia o una serie di prescrizioni, è piuttosto un viaggio, un’esperienza del tutto personale alla scoperta di noi stessi, delle nostre fragilità e delle modalità con cui siamo capaci di superarle. Perché tutto sta nel saper risvegliare proprio quelle capacità di reazione e quelle risorse che abbiamo lasciato in disparte nel corso della nostra esistenza.
I Fil Food di Valeria Trabattoni è un libro bellissimo, un’esperienza utile a tutti, che contiene molte testimonianze dirette, consigli utili e strumenti per muovere i primi passi veros il mindful eating. .
E’ inutile mettersi a dieta se non cambiamo per sempre la relazione con il cibo!
Intervista a Valeria Trabattoni
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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