L’arte poco raccontata e l’energia dei colori di Antonio Scordia a Villa Torlonia

La Città Eterna come luogo di lavoro e di vita
L’arte di Antonio Scordia è in mostra a Villa Torlonia a Roma fino al 29/03/2026. Dopo quasi cinquant’anni l’artista argentino torna protagonista a Roma con una mostra antologica che ripercorre l’intera carriera del pittore.
Sono circa 80 le opere presenti al Casino dei principi che ospita la mostra “Antonio Scordia. La realtà che diventa visione”, una rassegna di tutte le fasi che hanno caratterizzato il linguaggio estetico dell’artista.

Antonio Scordia (Santa Fè, Argentina, 1918 – Roma, 1988), poco raccontato al grande pubblico, è in mostra con una serie di prestiti. Tra le opere esposte ce ne sono alcune provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e altre appartenenti a collezioni private e agli eredi di Scordia. La mostra si arricchisce, inoltre, di interessanti documenti d’archivio che comprendono cataloghi e fotografie provenienti dagli archivi di famiglia, che consento ai visitatori di immergersi nel mondo di Scordia tra colori e arte decorativa.
Antonio Scordia, nato in Argentina da genitori italiani, nonostante le opportunità che gli offrivano le più rinomate capitali internazionali come Parigi, New York e Londra, scelse la Città Eterna come luogo di lavoro e di vita.

Dalle origini alla maturità artistica
Il percorso espositivo che si sviluppa su due piani, si apre con gli anni difficili dell’esordio (siamo all’inizio del 1940) che coincidono con il suo inserimento nell’ambiente dei pittori romani. Tra le opere di questo periodo (caratterizzato da un grande fermento creativo che lo porterà a partecipare a diverse mostre) sono visibili l’Autoritratto, il Ritratto di Pamelina (entrambi del 1945) e Ritratto di Valentina datato 1947.
I quadri presenti nelle prime stanze della mostra, nonostante i consensi di pubblico, furono il risultato di un periodo molto difficile per l’artista che scelse di trasferirsi in Argentina con la moglie Valentina. Lì si dedicò all’arte a 360°, occupandosi di ceramica, illustrando libri e collaborando con disegni per quotidiani e riviste.

Un momento di grande svolta artistica coincise con il ritorno in Europa e il soggiorno a Londra e a Parigi che gli consentirono di entrare in contatto con l’arte di Matisse e di Picasso. Entrambi, infatti, lasceranno sull’artista un’impronta fondamentale, molto visibile nelle opere successive.
Gli anni Cinquanta, invece, sono caratterizzati da una stagione di successi e riconoscimenti a cui, però, fa seguito una profonda crisi, che porterà Scordia alla distruzione di molte sue opere.
Prima di giungere alle sale dedicate all’astrattismo, il percorso espositivo propone un’altra fase artistica del pittore, quella post-cubista con opere come Innaffiatoio in giardino e il disegno Donna in poltrona.
L’energia e la poesia del colore: Antonio Scordia a Villa Torlonia
La mostra prosegue con i quadri realizzati nella seconda metà degli anni Cinquanta, periodo in cui Scordia si avvicina all’astrattismo. Ciò che colpisce il visitatore è certamente l’energia del colore che Scordia maneggia sapientemente e che crea un tutto armonico di forme e luci.

Tra i quadri degni di nota ricordiamo certamente Ruderi nel parco, Siesta in campagna, Annuncio e Figura bianca, che testimoniano la progressiva dissoluzione della forma e l’elaborazione di una pittura incantata, fortemente legata alla realtà quotidiana.
In quegli anni, Scordia partecipò a importanti mostre, tra cui quella alla Galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis, sviluppando una visione personale e innovativa particolarmente interessante. Gli anni Sessanta, furono un periodo di rinnovato vigore, ricco di suggestioni, che sotto l’influenza dell’espressionismo americano, segnarono una rotta che puntava all’’astrattismo puro con forme sempre più evanescenti e sfumate.
Degna di nota è la sezione dedicata al disegno, passione che Scordia non abbandonò mai e a cui affiancò nel corso del tempo le arti decorative, tra cui la tecnica del mosaico e gli arazzi:

Foto di copertina: Rappresentazione, 1982









Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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