Un cuore condiviso di Vincenzo De Lillo

Quarantatré storie per raccontare un periodo di vita familiare tra aneddoti divertenti e situazioni imbarazzanti
Vi potete anche commuovere però

Un cuore condiviso – cronache appassionate di una famiglia è l’ultimo libro di Vincenzo De Lillo. L’autore è ormai di casa sia sul mio blog sia su Cinquecolonne Magazine con recensioni, podcast e interviste, e non è un caso. Scegliere di parlare di Vincenzo De Lillo e dei suoi libri è sempre un piacere, perché la sua scrittura è sempre una scoperta.
Con Un cuore condiviso Vincenzo De Lillo abbandona il romanzo e si dedica ai racconti autobiografici. Ne mette insieme 43, e racconto dopo racconto ci sgrana la sua vita, tra storie divertenti, tenere, amorevoli e incazzate. Perché ho scelto di dedicare ancora spazio a Vincenzo De Lillo? Perché come ho già detto in più occasioni, leggiamo tanto, ma sono convinta che solo pochi scelgono racconti e storie divertenti. Rincorriamo il romanzo vincitore del premio pincopallo, cerchiamo l’autore famoso e il best seller del momento. Ma quanti di noi scelgono volutamente un libro che mette allegria? Pochissimi, ci metto la mano sul fuoco.
Un cuore condiviso di Vincenzo De Lillo
Ho scelto di parlare di Vincenzo De Lillo, perché con le sue storie mi estraneo, stacco per un attimo dal mio quotidiano e, rido. E poi perché con lui faccio splendidi tuffi nel passato e nella mia città, tornano a galla usi e costumi, diciamo così, che col tempo avevo rimosso. Con i suoi racconti, facciamo tutti un viaggio nel tempo (almeno quelli della mia generazione). Leggiamo, ma i suoi racconti ad un certo punto si confondono con le nostre vite, i richiami sono così forti che ci destiamo da quel torpore solo quando Vincenzo ci rallegra con un’altra sua battuta. Sì, perché i suoi racconti sono comici e ironici, ma non sempre. Sappiate che potrebbe scendervi una lacrimuccia, e perché no, vi potrebbe capitare anche di fermarvi a riflettere su qualcosa di importante. Ma sempre con leggerezza.
Nei 43 racconti, l’autore passa in rassegna la sua vita, dall’infanzia, al matrimonio, ai figli, al ricordo del papà che non c’è più. Momenti di vita cruciali intervallati da aneddoti e storielle, infarcite di dialetto partenopeo e male parole (fatevene una ragione, a Napoli è così, le parolacce, così come i gesti, danno sapore!). Ma non preoccupatevi, per le parole che proprio non capite, Vincenzo vi riporta diligentemente la traduzione in italiano, una cosa che, per quanto mi riguarda, gli fa guadagnare immediatamente mille punti. Sì, perché non è scontato, e ve lo dice una che di libri ne legge e che, come direbbe De Lillo, va in freva, cioè si arrabbia, quando l’autore non riporta in nota il significato di parole straniere o dialettismi di cui impreziosisce il libro.
E poi, mi è piaciuto il rimando alla musica, alla politica e al cinema. Un modo accattivante e intelligente per coinvolgere il lettore che, come dicevo, vive in prima persona le sue storie come fossero le proprie. E poi, quei Chicchirichì, quanti ne ho mangiati! Ve li ricordate? No? E allora vi tocca proprio leggerlo questo libro, vi farà tornare la memoria!
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
1 Comment
Ho scelto di parlare di Vincenzo De Lillo,
Agosto 19, 2021 - 6:09 pmTutto vero quanto afferma la giornalista, trasmetti emozioni, buonumore e ci distrai da questa vita alquanto difficile. Grazie Vincenzo De Lillo