Siete una donna e date di matto? Siete affette da Klikušestvo!

Klikušestvo

Fatevene una ragione, siete impossessate dal demonio! E’ bene che vostro marito lo sappia. Ma forse lo sa già …

Un’antica forma di possessione demoniaca

Il Klikušestvo era considerata una sorta di “malattia” dalla quale si poteva guarire. Oggi la chiamiamo pazzia, ma per il popolo russo (e non solo) si trattava di possessione demoniaca. Generalmente la malattia colpiva le donne, chiamate klikuški; anche gli uomini ne erano “attaccati”, ma raramente. .

Testimoni oculari affermavano che il klikušestvo si manifestava con urla, parole oscene e insulti (e fin qui, quando proprio non ce la faccio più, posso dire di essere anche io una klikuša a tutti gli effetti). Un po’ meno mi capita di abbaiare, cantare come un gallo o nitrire come un cavallo, tutti versi che i testimoni affermavano di aver sentito dalla povera “malata” quando era in preda alle convulsioni. La parola klikuša deriva dal verbo klikat’ (chiamare gridando), e in effetti le giovani donne urlavano, sbavavano, si contorcevano e sbraitavano con voci diverse. Sì, le voci erano diverse, avete capito bene, e questo perché di solito erano più demoni contemporaneamente che prendevano possesso del corpo della giovane donna.

La malattia si manifestava quasi sempre in chiesa durante l’eucarestia. I demoni, per disturbare la funzione nel momento cruciale, spingevano le loro ospiti ad interrompere la funzione con urla e convulsioni. Capitava addirittura che più uomini non riuscissero a portarle di peso fuori dalla chiesa per quanto si dimenavano.

Come curare il Klikušestvo

Semplice, ci vuole un prete e tanto amore. Partiamo dall’amore. Il popolo russo provava una profonda compassione per queste donne, che erano sempre oggetto di mille attenzioni. Erano considerate infatti vittime innocenti, e come tali bisognava preservarle dai lavori pesanti, coccolarle e nutrirle bene.

Per la guarigione però, occorreva necessariamente un prete. All’evento assistevano in tanti, tra parenti e amici. Alla giovane donna si faceva bere l’acqua santa, si dava la comunione e  si accompagnava vicino l’iconostasi. Iniziavano dei rituali cattolici, tante preghiere ma anche…tante maledizioni! Eh sì, avete capito bene, e partecipava tutto il villaggio! Innanzitutto si cercava di scoprire il nome dello stregone che le aveva fatto la fattura, e poi lo si malediceva fino a quando non richiamava il suo demone. E tutto il villaggio collaborava per mandare quante più maledizioni possibili allo stregone! (è il caso di dire “l’unione fa la forza!”)

Perché il  Klikušestvo colpiva le donne

Nel bellissimo libro Ivan lo scemo di Andrej Sinjavskij, l’autore spiega che molto probabilmente il Klikušestvo si attribuiva alle donne, perché questa “malattia” assomigliava molto allo stato di trans nel quale cadevano le antiche donne-profetesse. Nel retaggio russo pagano, le profetesse erano guidate da uno spirito divino che svelava presagi e segreti a comuni mortali.

Non vi illudete. Sono sicura che anche vostro marito si sarà accorto che siete molto più simile ad una klikuša che a una donna profetessa. Di divino abbiamo ben poco, del diavolo quasi tutto…Potete sperare solo che il vostro consorte sia magnanimo come il popolo russo. Come dicevamo infatti, le donne affette da questa sorta di pazzia venivano curate e protette. Uno dei motivi che spingevano il popolo a proteggerle era legato al fatto che si provava nei loro confronti una sorta di soggezione. Quest’ultima derivava dall’antica credenza secondo cui, le persone che perdevano momentaneamente la ragione, in realtà accedevano nel momento di trans ad un tipo di conoscenza superiore.

Nel caso specifico della klikuša, Andrej Sinjavskij specifica nel suo libro che la pazzia, intesa come un momento di sdoppiamento della personalità, risente di quell’antico retaggio che abbiamo più volte ricordato come doppia fede (dvoeverie), caratterizzata dalla persistenza in egual misura di elementi cristiani e pagani, sia nella sfera sociale che religiosa.

Se siete curiosi, vi allego di seguito un racconto dell’arciprete Avvakum (la vedova Ofimeja) tratto dal libro Vita dell’arciprete Avvakum, un gioiellino che ho trovato su una vecchia bancarella di libri e che ho afferrato al volo! E’ una sorta di esorcismo fatto dallo stesso Avvakum su una donna che prestava servizio in casa sua.

Buona lettura!

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