Lumen ex terra: Helidon Xhixha illumina le Case Romane del Celio

Lumen ex terra di Helidon Xhixha

Scultura e spazio in ascolto: Lumen ex terra di Helidon Xhixha

E’ una “corrispondenza di amorosi sensi”, un legame empatico basato sulla memoria e sull’armonia con il contesto che ha ispirato il progetto Lumen ex terra di Helidon Xhixha alle Case Romane del Celio. La mostra, curata da Romina Guidelli e Andrea Poleschi, è stata presentata da CoopCulture.

Dea d’acciaio

Fino al 27 settembre 2026, le sculture dell’artista albanese accompagnano il visitatore in una dimensione che unisce lo spazio e il tempo, con l’obiettivo di reinterpretarli in chiave contemporanea nel più assoluto rispetto per la memoria del luogo. Non parliamo di un semplice innesto di opere contemporanee in un sito archeologico, ma di un incontro coinvolgente tra materia, luce e rimembranze.

Il visitatore ha l’immediata percezione che le opere di Xhixha non si limitano a occupare lo spazio, ma lo riattivano. E’ così che nelle sale ipogee, l’acciaio inox lucidato a specchio non contraddice l’antico, ma lo mette in movimento, vi entra in connessione e lo restituisce al presente come immagine viva e vibrante. 

Quando ho chiesto al Maestro con che criterio avesse selezionato le opere da collocare nei singoli ambienti, la risposta è stata lapidaria:

“Sono le statue stesse che danno un site-specific. L’artista diventa un ponte, perché sono le opere e lo spazio a entrare in comunicazione, dialogano fra loro. L’artista è semplicemente un esecutore; è il luogo che ci guida sempre. Quando entri, senti qualcosa e il lavoro lo vedi già finito. E’ una questione di pochi minuti. E’ l’impatto dell’opera stessa e della sua capacità di entrare in connessione con gli spazi”.

Ecco perché le opere di Xhixha non arrivano come corpi estranei: sembrano chiamate dall’ambiente stesso, come se il sito avesse scelto solo le opere capaci di restituirne la complessità e la bellezza atavica.

Spherical Light

Le Case romane del Celio: la continuità del visibile nella sfida tra morbidezza del corpo e durezza dell’acciaio

Sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, il complesso stratificato di oltre venti ambienti ipogei, in parte affrescati, racconta la lunga storia di questo luogo. Si inizia con la domus del II secolo fino all’insula del III, per passare poi alla residenza tardoantica fino alla memoria cristiana dei martiri. Ogni superficie di questo luogo magico conserva il segnodi un uso precedente. 

In opere come Teuta e Torso d’acciaio, rispettivamente nelle spettacolari Sala dell’Orante e Sala dei Geni, il gesto dell’artista si rende visibile come una costruzione progressiva al pari del complesso delle case del Celio. In queste due opere non c’è levigatura impersonale, ma un segno, una scrittura fatta di tasselli, di pieghe, di saldature mentali prima ancora che tecniche. Ogni frammento, letto da solo, è un segno che, osservato nell’insieme diventa corpo, presenza e racconto. La sfida dichiarata dall’artista — restituire la fisionomia umana nelle sue morbidezze sfidando la durezza dell’acciaio — assume nelle Case del Celio un valore ulteriore. Qui, infatti, dove la storia ha lasciato tracce di abitazioni, devozione, trasformazioni e cancellazioni, anche il corpo scolpito sembra emergere come memoria ricomposta. 

Non solo riflessi: Helidon Xhixha illumina le Case Romane del Celio

Entrare in sintonia con le opere di Xhixha, significa innanzitutto giocare con i suoi riflessi. E’ istintivo esplorarli. Non è raro sorprendere il pubblico specchiarsi attorno alle sculture. Ogni angolo, ogni lato, ogni faccia delle opere di Xhixha regala una nuova prospettiva, un diverso impulso di luce, un vibrante movimento, sempre morbido e fluttuante. Non si tratta di guardare il riflesso, ma di esplorarlo, di captare il modo in cui questo viene trattenuto, interrotto, reso opaco o splendente.

Nelle Case Romane del Celio, l’esperienza del visitatore è amplificata. In uno spazio ristretto, troneggiano le opere monumentali di Xhixha, che vi sono entrate, però, in punta di piedi, creando un’affascinante osmosi con il contesto antico nel più assoluto rispetto per la memoria e la preziosità del luogo. 

Schegge

I muri affrescati non solo dialogano con le sculture, ma le avvolgono in una sorta di abbraccio. I colori e le pitture che ammiriamo sulle pareti con il naso all’insù, in realtà, le ritroviamo vicinissime a noi, riflesse nell’acciaio. Ecco allora il “ponte” di cui parla Helidon, la magia che si crea mentre scorriamo, lente, le nostre dita sull’acciaio di Reflection (Foto di copertina), Inner Peace o Harmony of Light, scrutando nuovi giochi di colore, movimenti affascinanti e inaspettate suggestioni.

Lumen ex terra di Helidon Xhixha non è contrasto facile tra antico e presente

Una cosa che ci ha tenuto a sottolineare l’artista in più occasioni è che le sue sculture tutto sono fuorché statiche. L’energia riflettente dell’acciaio inox con le mirabili increspature che richiamano il mare di Durazzo, terra natìa dell’artista, spigionano ogni volta un’energia luminosa diversa, che cambia con la posizione dell’osservatore. La verticalità di certe opere come Sonda di LuceGetto di Luce e Sostegno di Luce fa poi restoamplificando verso l’alto la catalizzazione di visioni sempre diverse.

La difficoltà fisica di far entrare le sculture di Helidon Xhixha nelle Case del Celio diventa allora anche una metafora poetica: portare la luce nella profondità senza ferire il luogo, far vibrare il presente senza cancellare ciò che lo precede. È qui che si percepisce come l’artista non cerchi il contrasto facile tra antico e contemporaneo.  Come dicevo inizialmente riportando la celebre frase di Ugo Foscolo, si tratta di “un incontro di amorosi sensi” , un legame empatico e spirituale che unisce passato e presente attraverso la riattivazione del ricordo e della memoriacon opere di arte contemporanea di grande eleganza e impatto emotivo. 

Sonda di luce

Un precedente importante: Iceberg e la coscienza del paesaggio

La dimensione ambientale della ricerca di Xhixha non nasce oggi. Nel 2015, alla 56ª Biennale di Venezia, l’artista presenta Iceberg, installazione galleggiante in acciaio inox, un monito sul riscaldamento globale e sulla vulnerabilità di Venezia. Anche lì il riflesso era una forma di coscienza: la città minacciata dall’acqua si vedeva riflessa in una scultura che evocava lo scioglimento dei ghiacci. Alle Case Romane del Celio, il discorso si fa più interiore ma non meno urgente. Non si tratta di denunciare un pericolo esterno, bensì di mostrare come ogni luogo fragile abbia bisogno di essere guardato con responsabilità. La scultura, in scala più piccola, trova la sua giusta collocazione nel Ninfeo, in un contesto marino dove gli affreschi che rappresentano una scena mitologica vengono reinterpretati dalla luce soffusa che aleggia nell’ambiente

Iceberg

Lumen ex terra di Helidn Xhixha, dunque, non è solo una mostra da attraversare, ma un’esperienza da lasciare sedimentare. Xhixha, infatti, trasforma il visitatore in parte attiva del racconto, chiamandolo a riconoscersi tra riflessi, affreschi e a reinterpretare memorie antiche. 

Le opere di Xhixha, infine, non aggiungono semplicemente nuove forme alla storia, ma permette a quest’ultima di respirare ancora.

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