“Cento tecniche segrete del giornalista investigativo”: il metodo di Alessandro Politi per cercare la verità

Cento tecniche segrete del giornalista investigativo

Un manuale che trasforma l’intervista in ricerca della verità

Cento tecniche segrete del giornalista investigativo di Alessandro Politi edito da Oligo è un libro che arriva in un momento in cui il giornalismo sembra spesso schiacciato dalla velocità, dalla pressione dello scoop e dalla tentazione di trasformare ogni fatto in una narrazione già pronta. Politi, invece, riporta il mestiere alla sua radice più seria: cercare la verità attraverso metodo, rigore, ascolto ed etica. Non un prontuario di trucchi, quindi, e neanche un manuale di persuasione, ma un vero laboratorio di lavoro sul campo, maturato in anni di esperienze tra redazioni, strada, inchieste televisive e ambienti giudiziari.

Il sottotitolo del volume, Domande, strategie e consigli pratici per arrivare alla verità, è già una dichiarazione d’intenti: le tecniche non servono a manipolare l’interlocutore, ma a comprendere meglio la realtà. È questo il punto più interessante del lavoro di Politi. L’autore, infatti, insiste più volte sul concetto secondo cui l’intervista investigativa non è un processo né un interrogatorio aggressivo, come vediamo troppo spesso anche in TV. Non è etico né deontologico condannare qualcuno senza basi solide. E’ facile cavalcare le proprie simpatie/antipatie e arrivare a rafforzare i propri pregiudizi. 

Politi per tutto il testo sottolinea quanto sia fondamentale non perdere di vista l’obiettivo: arrivare alla verità. In tal senso, quindi, l’intervista investigativa deve essere un modo per raccogliere elementi, chiarire contraddizioni, ascoltare versioni diverse e mettere alla prova le ipotesi senza innamorarsene.

Non confermare un’idea, ma metterla in discussione

Uno dei passaggi del libro che mi ha appassionata di più riguarda proprio il rischio dei preconcetti. Chi conduce un’inchiesta può cadere nella trappola di cercare solo conferme alle proprie tesi. Accade a tutti, non solo ai giornalisti. E’ un processo mentale che oggi viene supportato e rafforzato dagli algoritmi di internet che ci propinano tutti i giorni argomenti affini alle nostre ricerche, rafforzando sempre di più le nostre convinzioni.

Politi invita invece a liberarsi, per quanto possibile, dalle conclusioni formulate prima dell’incontro. È un’indicazione che vale per i giornalisti, ma anche per chiunque voglia comprendere un fatto complesso: se l’obiettivo è davvero cercare la verità, bisogna accettare anche la possibilità che la propria idea iniziale sia incompleta o addirittura sbagliata.

Il libro è rivolto agli addetti ai lavori, tuttavia ritengo che sia una lettura illuminante per chiunque voglia approfondire in maniera generale il rapporto e il confronto con l’altro. Politi, infatti, in virtù della sua ricca formazione, che abbraccia diversi ambiti disciplinari, può fornire una varietà di strumenti utili a cogliere i “non detto” e i risvolti oscuri di una conversazione a due.  

Anni di lavoro tra carta stampata, televisione, servizi per la Rai, esperienze per Le Iene e approfondimenti in ambiti come la psicologia della comunicazione, le neuroscienze cognitive, il diritto, la criminologia e la criminalistica, consentono all’autore l’esercizio della pratica professionale in modo lucido e imparziale. Un tesoretto accumulato e testato ogni giorno per quasi quindici anni.

Domande conciliative e non provocatorie

Al centro del volume c’è l’intervista, considerata non come semplice sequenza di domande, ma come spazio relazionale complesso. Politi dedica molte pagine alla preparazione delle domande, spiegando quanto sia importante evitare formule provocatorie, accusatorie o inutilmente aggressive. La domanda efficace non è quella che mette l’altro con le spalle al muro, ma quella che gli consente di parlare, ricostruire, precisare. Il tono deve essere conciliativo, capace di mettere a proprio agio la persona che si ha davanti, senza rinunciare alla fermezza e senza trasformare l’ascolto in complicità.

Questa impostazione è uno degli aspetti più moderni del libro. In un panorama mediatico spesso dominato dallo scontro, Politi propone un giornalismo che non urla, ma osserva, che non umilia l’interlocutore, (sarebbe controproducente), ma prova a capirlo. Il giornalismo di Poli, infatti, non cerca una confessione spettacolare, ma elementi verificabili, perché l’etica, la buona fede, il metodo e il rigore non sono accessori, bensì la struttura portante dell’intera attività investigativa.

Politi affronta anche un tema spesso sottovalutato: la sicurezza del giornalista investigativo. Chi lavora su storie delicate deve muoversi con prudenza. Avvisare un collega del luogo dell’incontro, tenere il telefono carico, scegliere posti con vie di uscita facili e non esporsi a rischi inutili sono indicazioni concrete che ricordano quanto questo mestiere possa essere complesso. La ricerca della verità richiede coraggio, ma il coraggio non deve mai coincide con l’imprudenza.

Molto utile è anche la sezione che Politi dedica al linguaggio del corpo che, a volte, rivela molto più di tante parole. L’autore ci invita a guardare con attenzione l’interlocutore, cercando di cogliere durante la conversazione piccoli gesti delle mani o dei piediMovimenti continui e inusuali come l’arricciarsi i capelli potrebbero indicare disagio; sta quindi al giornalista attento captarli e capire in quale momento dell’intervista si sono palesati e magari continuare ad intervenire su quel punto sempre con il massimo rispetto verso l’interlocutore.

Cento tecniche segrete del giornalista investigativo di Alessandro Politi 

Il libro di Politi coinvolge il lettore innanzitutto per il suo equilibrio. Da una parte offre strumenti pratici, dall’altra ricorda che nessuna tecnica può sostituire la verifica dei fatti, la responsabilità e il rispetto delle persone coinvolte. Il volume, infatti,  non promette scorciatoie, ma propone un metodo per arrivare meglio alle informazioni, per ascoltare di più e per dubitare in modo intelligente.

È un libro consigliato a chi studia giornalismo, a chi lavora nella comunicazione, a chi si occupa di cronaca, come dicevo in precedenza, ma anche ai lettori curiosi di capire cosa c’è dietro un’inchiesta fatta bene. 

In un’epoca in cui la disinformazione corre veloce e le opinioni si confondono con i fatti, Politi ricorda che il giornalismo investigativo è prima di tutto una disciplina della pazienza. Cercare la verità significa prepararsi, fare domande giuste, ascoltare risposte scomode, verificare ogni elemento e saper cambiare strada quando i fatti lo impongono.

Si chiama “Cento tecniche segrete del giornalista investigativo il libro di Alessandro Politi.  Il giornalismo investigativo diventa metodo, etica e ricerca della verità: tecniche, domande e sicurezza per costruire interviste efficaci senza manipolare. Un manuale splendido, principalmente per addetti ai lavori ma anche per i lettori curiosi di capire cosa c’è dietro un’inchiesta fatta bene.

La parola “segrete” nel titolo non ci deve trarre in inganno, perché ciò che presenta Politi non è un repertorio di astuzie. In realtà, le tecniche segrete non sono altro che metodi di buon senso che pochi applicano perché difficili da mettere in atto: non manipolare, non forzare, non accusare senza prove ma solo Verificare. È qui la forza del manuale. E’ un testo volto a cercare e generare valore nel perseguire l’obiettivo. La verità non si strappa con la forza, ma ci si accosta ad essa con metodo, rispetto e responsabilità. 

Oggi vediamo sempre più spesso giornalisti che mettono in piedi macchine accusatorie costruite a regola d’arte basate su ipotesi che arrivano a distruggere la credibilità di tanti professionisti. Quando le illazioni si rivelano fasulle il danno è fatto, la reputazione bruciata, la vita privata distrutta, le persone emotivamente ed economicamente allo sfascio. E nessuno che rettifichi le ipotesi per riabilitarne il nome. Questo è il giornalismo che non ci piace. 

Se il post ti è piaciuto, metti “mi piace” sulla mia pagina facebook e continua a seguire Sguardo Ad Est. Grazie!

Seguimi anche su:

0 Comments

Leave A Comment

You must be logged in to post a comment.

Translate »