Traditore di Roma? Giù dalla Rupe Tarpea!

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Era così che finivano i traditori della patria, giù dalla Rupe Tarpea al Campidoglio

Tutto iniziò con i Sabini

I traditori di Roma finivano proprio così, gettati dalla Rupe Tarpea. Ci troviamo nella Città Eterna sul colle Campidoglio, il più piccolo di Roma ma anche il più importante, perché proprio qui, narra la leggenda, Romolo fondò Roma nel 735 a.C.

All’epoca, il Campidoglio, rispetto agli altri colli, si prestava di più per la creazione di una nuova città, proprio perché circondata da alte rupi che le permettevano una miglior difesa e una vista privilegiata su tutto ciò che accadeva giù al Tevere. 

E fu proprio sotto Romolo che iniziò la triste tradizione. Le leggende relative al nome della rupe sono diverse ma quella più accredita riguarda ahimè una donna, la prima ad essere gettata giù dalla rupe. 

Il nome, infatti, della rupe è legato a un episodio che interessò Tarpeia, la figlia di Spurio Tarpeio, custode della rocca capitolina. Siamo intorno all’VIII sec. a.C , un periodo caratterizzato da sanguinose battaglie tra Roma e i popoli confinanti, tra cui i Sabini. 

La vicenda dell’uccisione di Terpeia ha un antefatto che scatenò l’ira dei Sabini: il famoso  ratto delle sabine. Si tratta di una vicenda avvolta dalla leggenda che, però, viene riportata da diverse fonti, tra cui Tito Livio. La leggenda narra che Romolo dopo aver fondato Roma trasse in inganno con uno stratagemma i popoli confinanti tra cui i sabini, rapendone le donne con l’obiettivo di popolare la sua neo-città.  

I Sabini non digerirono l’affronto e si organizzarono per invadere. E qui entra in gioco Tarpeia, la figlia del custode della rocca capitolina. Chiesero il suo aiuto per entrare di nascosto nella città in cambio di ciò che i guerrieri portavano al braccio sinistro, facendo leva sull’avidità della donna. La giovane cedette pensando di avere in cambio grossi bracciali d’oro con gemme che i sabini erano soliti indossare anche durante le battaglie. 

Quando entrarono in città dopo lo scontro con i romani, invece di dare a Tarpeia quanto agognato, la sotterrarono con i loro scudi e andarono via. La donna, però, non morì, e quando i romani la trovarono e capirono che fu lei a tradirli, la gettarono giù dalla rupe. 

I traditori della Rupe Tarpea

In realtà la storia più accreditata vuole che sul colle ci fosse un santuario dedicato alla dea Tarpea, una divinità che “tarpava” la vita, alludendo a quella dei nemici. Tarpea, infatti, nell’età del Ferro, era la Dea della guerra, che difendeva dai nemici ma anche dai traditori, i nemici della patria…

A testimonianza della leggenda o del santuario (chissà) circolavano a Roma alcune monete che ritraevano proprio una donna che emergeva da un cumulo di scudi.

Oggi la rupe è possibile ammirarla solo dall’esterno. Il punto migliore, secondo me, è il Teatro Marcello. Attualmente sono in corso lavori di contenimento e ripristino parziale di alcuni luoghi alla base della Rupe. Qui, infatti, esisteva un intero quartiere romano, che venne alla luce durante gli scavi di epoca fascista, quando si demolì tutto ciò che c’era di rinascimentale costruito a ridosso della rupe. Lo scopo era quello di far emergere le antichità romane e lavorare all’ambizioso progetto della Via del Mare fino a Ostia.

Girando tutto in tondo alla rupe è possibile ammirare piccoli monumenti. Essi facevano parte del palazzo Vitelleschi e ciò che si vede bene è un piccolo ninfeo in laterizio e tufo ricoperto di intonaco che doveva avere una fontana per la raccolta dell’acqua. Si possono ammirare le lesene e una cornice superiore liscia e semplice.

Arrivate fino a Via della Consolazione, da lì potete vedere l’antica toponomastica, Via di monte caprino), perché dopo la caduta dell’Impero Romano, con il passar dei secoli, il Campidoglio perse importanza fino a diventare addirittura un luogo abbandonato e incolto. Lungo la rupe tarpea le capre si avventuravano per pascolare!

Fonti:

DONATELLA PARADISI, Il Campidoglio, Rendina Editori, 2004

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