“Solitudini” di Grazia Verasani

“Solitudini” di Grazia Verasani

Cos’è la solitudine? Chi è realmente solo? Gli scrittori lo sono? Solitudini di Grazia Verasani è un saggio su quella che l’autrice considera una condizione fondante la vita umana

Solitudini – uno status del XXI secolo

Solitudini di Grazia Verasani edito da Oligo è un saggio delizioso sulla solitudine che ci racconta anche come la vivevano e concepivano alcuni scrittori.

Grazia Verasani, con la sua grande sensibilità, ci accompagna in un universo a volte doloroso, che per sua natura è circoscritto a noi stessi. Attraverso riflessioni e sensazioni personali, l’autrice si aggancia al mondo di altre solitudini, quelle degli scrittori che spesso sono soli per pura necessità. 

“Viviamo soli e moriamo soli, tutto il resto è un regalo recita Clint Eastwood. Anche se la vita ci invischia in relazioni, legami, incontri e immaginiamo di appartenere a qualcosa o qualcuno, in realtà siamo sempre soli, perché è la nostra unicità che implica la solitudine. 

Forse per gli scrittori è diverso.  L’autrice ci ricorda che per Schopenhauer, la solitudine dell’artista è uno strumento del mestiere, uno spazio assoluto da riempire di pensieri e parole.

Anche per Grazia Verasani la solitudine è una parentesi benedetta. Tutto si fa meravigliosamente ovattato e morbido. Una tana soffice in cui godere dei piaceri e della necessità della scrittura come della lettura. Un rifugio in cui studiare la vita, e studiarsi in relazione alla vita. Nulla di più lontano dalla scontrosa misantropia. 

foto di dominio pubblico da www.graziaverasani.it

In Solitudini di Grazia Verasani l’autrice ci svela cos’era per i grandi scrittori del passato la solitudine e come la concepivano. Ovidio era tra tutti, probabilmente, quello più pessimista, perché la percepiva come il massimo della tristezza che possa capitare a un uomo (“Sarai triste se sarai solo”). 

Robert Walser, invece, era un solitario tra la gente. Camminava tutto solo per ore, un momento vitale di piacere, per assorbire come una spugna tutto ciò che lo circondava per poi correre a casa a rintanarsi per scrivere. E Katherine Mansfield? Ed Emily Dickinson? che uscivano di rado ma scrivevano solitarie fiumi e fiumi di parole che oggi deliziano i nostri animi?

Ma a volte non è tutto oro quello che luccica e Grazia Verasani ce lo ricorda. Non mancano, infatti,  rimandi tragici al suicidio, momento di massima solitudine e di grande coraggio. Atto individuale per eccellenza.

Il saggio, poco più di quaranta pagine, è una lettura piacevolissima che ci rimanda inevitabilmente a riflessioni e ricordi sulla nostra vita. Una breccia nel nostro animo per approfondire anche il nostro rapporto con la scrittura e la lettura e un modo per entrare nella vita intima di grandi scrittori del passato che hanno colmato tanto momenti della nostra solitudine, regalandoci grandi emozioni.

Grazia Verasani ha una carriera pazzesca, che sarebbe improponibile sgranare anche solo per sommi capi. Dico solo che vive a Bologna e ha iniziato a scrivere incentivata da Gianni Celati, Roberto Roversi, Tonino Guerra e Stefano Benni.

Ha esordito nel 2004 con il noir Quo vadis baby? da cui Gabriele Salvatores ha tratto l’omonimo film.

Grazia Verasani ha proseguito la sua strada con la pubblicazione di numerosi libri di grande successo con editori del calibro di Feltrinelli, Giunti, la Nave di Teseo e Marsili. Oltre alla scrittura, l’autrice ha altre due grandi passioni: il teatro e la musica (canta e compone canzoni). 

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