“Sara Sandro Sofia” di Carmelo De Marco

“Sara Sandro Sofia” di Carmelo De Marco

Storie allo specchio delle stagioni

“Sara Sandro Sofia” di Carmelo De Marco edito da Armando Siciliano Editore è un romanzo affascinante che si snoda in tre epoche diverse. L’autore ha fatto parlare i suoi personaggi in prima persona, restituendoci narrazioni toccanti e piene di emozioni. 

Le storie narrate in “Sara Sandro Sofia. Storie allo specchio delle stagioni” sono ambientate nella Sicilia del 1954, nella Napoli degli anni 80 e nella Bologna del 2022

Nella Sicilia del dopoguerra, Sara, la protagonista, è una donna di media cultura che sembra fuori dal tempo. È acerba rispetto alle brutture di cui è spettatrice, eppure riesce a superare con coraggio e fermezza i pregiudizi dell’ambiente, paradossalmente anche quello femminile.

Sandro, invece, vive a Napoli, siamo negli anni Ottanta ed è il prototipo del maschio che non lascia famiglia anche se è sentimentalmente legato ad un’altra donna che gli riempie la vita.

Nella Bologna del 2022, infine, Sofia è una ragazza smarrita che a trent’anni convive con i genitori; delusa dai primi amori giovanili, inciampa, ce­dendo ai richiami del sesso, in un uomo bello ma sposato con due figli.

“Sara Sandro Sofia” di Carmelo De Marco

Come di consueto, ringrazio l’autore per l’intervista, con quale abbiamo avuto la possibilità di approfondire alcuni elementi chiave del romanzo.

Salve Carmelo, lei è un avvocato e un giurista con la passione per la scrittura. Ha pubblicato sia romanzi che raccolte di poesie. Qual è il genere che preferisce? Quello con cui si sente più a suo agio? 

Sono stato avvocato e giurista, poi top manager, infine sono tornato a tempo pieno alla scrittura, questa volta non più nella veste scientifica ma narrativa e poetica. Sinceramente non saprei dire qual è il genere che prediligo, quello che mi fa sentire più a mio agio. Probabilmente perché non c’è! La scrittura quando è naturale e non mero esercizio stilistico – come molte sedicenti scuole “di scrittura creativa” stanno proponendo – nasce da sé; è urgenza che muove dal di dentro, da un certo sentire, nasce dall’osservazione del mondo che ci circonda, della vita reale, ora in forma di storie (anche poetiche) ora in versi, espressione del senso dell’istante.

Partiamo dal titolo della sua ultima fatica: “Sara Sandro Sofia”. E’ un caso che i nomi dei tre protagonisti inizino tutti con la stessa lettera? oppure quando li ha scelti li ha collegati a qualcosa in particolare?

È la prima volta che è notata la combinazione delle tre “s”. Quando guardo alla donna, con senso di rispetto e di ammirazione, nella mia mente confluiscono tre sostantivi: sentimento – sensazione – storia. Sentimento e sensazione (o intuizione) sono capacità cognitive che appartengono alle femmine e non ai maschi, che hanno solo quella logico-matematica (razionale), tranne i pochi che abbracciano la loro parte femminile. La storia tuttavia l’hanno fatta gli uomini, le donne sempre sottomesse, incastrate nella soggettività della specie, perché generano. Da qui l’idea di cristallizzare come un marchio le tre lettere nei nomi dei protagonisti: la storia sarebbe ora la facessero le donne!

Il suo libro affronta un tema molto attuale, quello della cultura patriarcale. Tutti e tre i protagonisti sono consapevoli di questa mentalità oppure lo sono solo le donne?

Non mi piace chiamarla cultura patriarcale, oggi suonerebbe anacronistico, bensì maschilista. Nella narrazione solo le figure femminili ne sono consapevoli: anche se obbediscono ai canoni della presunta loro fragilità, finendo dritte nella ragnatela dei maschi, esse si pongono delle domande, hanno voglia di capire come funziona la relazione con l’uomo, e reagiscono andando controvento, ma soprattutto lasciando messaggi molto concreti ai lettori che certamente si riconosceranno nelle loro storie, perché comuni, storie di tutti i giorni. Sulle quali non ci si sofferma abbastanza, invece è da lì che bisogna partire, dall’inizio e non dalla fine, quando si arriva al femminicidio annunciato, fisico o psichico.

Com’è stato raccontare la storia da un punto di vista femminile? Noi siamo abbastanza complicate…

Non direi che le donne sono tutte complicate: hanno solo degli elementi identitari in più rispetto agli uomini: oltre la soggettività razionale (che staziona nel cerchio chiuso dell’«io») hanno anche una soggettività intuitiva (sanno cosa c’è dietro l’angolo) e una sentimentale (sanno amare). Mettere al centro della riflessione la figura femminile parlando in prima persona, cercando d’interpretarne l’essenza e immedesimandosi nel suo sentire, è stata un’operazione non semplice, sicuramente rischiosa. Ho potuto farlo utilizzando la mia parte femminile, che non significa che sono gay, tutti siamo ambivalenti. Gli uomini che riconoscono la loro parte femminile sanno capire, riconoscere le donne.

Nel suo romanzo lei racconta tre epoche diverse. Qual è stata quella che l’ha appassionata di più?

Sinceramente non ce n’è una che mi abbia appassionato di più. Se proprio dovessi privilegiarne una dal punto di vista della significanza, sceglierei la moderna, cioè l’ultima, la Sofia colta e vittima del suo stesso tempo. Dal punto di vista della tenerezza, soprattutto per il tempo in cui si svolge, mi ha preso la Sara del dopoguerra, in una Messina da ricostruire in tutti i sensi.

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