Per Arthemisia è impossibile la riapertura delle mostre il 18 maggio

Sfogo di Iole Siena Presidente del Gruppo Arthemisia: Aprire una mostra tra qualche settimana sarebbe antieconomico e rischioso per la salute di chi lavora e di chi visita

La riapertura non tutela la salute

Per Arthemisia è impossibile la riapertura delle mostre il 18 maggio come prevede il decreto Dpcm per la fase 2. Effettivamente, leggendo con attenzione lo sfogo di Iole Siena Presidente del Grupp Arthemisia, leader a livello nazionale nella produzione, organizzazione e realizzazione di mostre, non si può che concordare.

Secondo il presidente del gruppo, che il 28 aprile 2020 ha emanato un Comunicato stampa nel quale evidenziava il proprio disappunto sulla decisione del Governo, Il tempo giusto per riaprire, a mio parere, è ottobre 2020 – con 5 mesi di lavoro preparatorio – ovviamente sperando che non riparta l’epidemia. Iole Siena ha sottolineato con ben 7 punti i motivi per i quali non tutte le mostre  possono aprire al pubblico, specificando che Arthemisia è una di quelle.

Secondo il presidente infatti, la riapertura non tutelerebbe i visitatori dal rischio di contagio: Gli spazi espositivi delle mostre tipicamente non sono ambienti “sani”: non hanno finestre (né si possono aprire, per la conservazione delle opere), di solito hanno la moquette in terra, non c’è ricambio di aria. Anche immaginando una sanificazione frequente (che peraltro costituisce un costo in più), qualora in mostra passasse una persona contagiata metterebbe a rischio tutte le altre, perché anche adottando la distanza sociale di uno o due metri, l’aria nelle stanze resterebbe la stessa e i pavimenti non sono facilmente lavabili. Tanto meno sono lavabili le opere d’arte, che non potranno di certo essere disinfettate. Infine nessun assicuratore esercita una copertura per i rischi di contagio da coronavirus, quindi il rischio per chi organizza sarebbe molto alto.

Reggia di Venaria, Torino ha ospitato la mostra di Arthemisia “Art Nouveau.
Il trionfo della bellezza “

Per Arthemisia è impossibile la riapertura delle mostre perché antieconomico

Arthemisia dice no alla riapertura delle mostre prevista per il 18 maggio, perché fortemente antieconomica. I costi dei biglietti in questa Fase non coprirebbero minimamente le spese e Il presidente Iole Siena infatti specifica, conti alla mano, perché: Con le necessarie misure di sicurezza, potrà entrare una persona ogni 5 minuti, quindi al massimo 120 persone al giorno, con un incasso medio di circa 1.200 euro al giorno.  Il costo giornaliero medio di una mostra, considerando il personale di vigilanza e di biglietteria, le assicurazioni, gli affitti, le pulizie, ecc., si aggira intorno ai 6.000 euro.  È evidente che sarebbe del tutto antieconomico.

Inoltre, come giustamente fa notare il presidente di Arthemisa, quale sarebbe il pubblico delle nostre mostre?

Il pubblico delle mostre è composto per il 10% dal pubblico scolastico (escluso in questa fase), per il 40% dal pubblico dei gruppi (escluso in questa fase), per il 15% dal pubblico di turisti (escluso in questa fase), per il 15% dal pubblico over 65 anni (escluso in questa fase).Rimane un 20% del cosiddetto “pubblico singolo” che, se anche volesse andare alle mostre, non consentirebbe in alcun modo di coprire le spese.

palazzo Mazzetti ad Asti ha ospitato la mostra di Arthemisia ” Monet e gli impressionisti in Normandia “

E’ anche una questione psicologica

Non vi nascondo che anche io, che sono museo-dipendente, sono un po’ titubante sull’apertura del 18 maggio. In questi giorni non scalpito per uscire di casa, non l’avrei mai immaginato. Io che amo andarmene in giro per Roma, per mostre e musei di ogni tipo? C’è una componente psicologica effettivamente da non sottovalutare. Dopo mesi chiusi in casa e tanti sacrifici, un po’ di fobia di essere contagiati e finire in ospedale c’è. E non solo. Economicamente ce lo possiamo permettere? Il costo del biglietto per le mostre private non è sempre alla portata di tutti. E anche il presidente del gruppo Arthemisia ce lo ricorda:

va anche considerato il fattore psicologico: dopo quasi due mesi di quarantena, quante persone vorranno recarsi in un luogo chiuso come lo spazio espositivo di una mostra? E quante, con le incertezze economiche correnti, potranno spendere soldi per visitare una mostra?

Misure adeguate necessitano di tempo e investimenti

Per Arthemisia è impossibile la riapertura delle mostre anche perché non ci si sta con i tempi tecnici per rendere i locali sicuri. Secondo Iole Siena, Le misure di sicurezza da adottare (prenotazioni obbligatorie per i visitatori, percorsi obbligati all’interno delle sale, audioguide da rifare, sanificazione frequente, dispositivi per la igiene del pubblico, impianti per il ricambio salubre dell’aria), richiedono tempo (almeno 4 mesi di lavoro) e ulteriori investimenti. Si sarà pronti non prima di settembre, con le misure adeguate.

Allora niente musei fino a dopo l’estate? No, dice il presidente di Arthemisia, qualcosa può aprire: L’apertura del 18 maggio può valere solo per alcuni musei pubblici – posto che possano garantire le misure di sicurezza in tempi così rapidi – o per mostre sostenute con fondi pubblici, per cui ci si può appellare al servizio pubblico, o per alcune mostre già aperte prima della crisi, che possono essere prorogate se si prevede la sostenibilità economica.
Nessun operatore privato coscienzioso potrà operare in tempi così rapidi. 

Abbiamo ancora molta strada da fare, su tanti fronti. Il lavoro del comitato tecnico del Governo è un “lavorone”, nessuno mai si è trovato a gestire in tempi così rapidi un’emergenza simile. Molti gruppi privati come Arthemisa e molti altri settori economici languono. Non è facile ascoltare le esigenze di tutti, ma bisogna farlo. Probabilmente ci vorrà più tempo del previsto, ma sono certa che questo Governo non ha nessuna intenzione di contribuire all’impoverimento di alcuni settori, perlomeno non volontariamente. Ci saranno sicuramente alcuni deficit organizzativi e decisionali, ma mai come in questo momento il Paese deve restare unito accanto al Governo. Poi, se avranno fatto bene o male solo un lontano futuro potrà raccontarcelo. Le istanze di tutti verranno ascoltate e valutate, ne sono certa, è solo una questione di tempo. Ma nel frattempo, direte voi, il tempo uccide. E’ anche vero questo…

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