Norwid, Il luogo e il momento di Silvano De Fanti

Norwid, Il luogo e il momento di Silvano De Fanti

Cyprian Norwid

Norwid, Il luogo e il momento di Silvano De Fanti edito da Edizioni della Sera è una raccolta, con testo a fronte, di testi scelti scritti da Cyprian Norwid (1821-1883). Quest’anno cade il bicentenario della sua nascita e anche in Italia ci sono stati diversi eventi per ricordare la vita e le opere dell’artista polacco. A tal proposito voglio menzionare la serata organizzata dall’Istituto polacco di Roma proprio perchè, oltre ad una bellissima mostra ed un concerto, è stato presentato anche il libro del prof. Silvano de Fanti di cui parlerò oggi e che ringrazio per l’intervista.

Chi mi segue, sa che a Norwid ho già dedicato un paio di articoli sia sul mio blog sia su CinquecolonneMagazine, pertanto mi sembrava un’ottima occasione approfittare di questa bellissima pubblicazione per continuare a parlare del grande poeta polacco. 

Cyprian Norwid

Cyprian Norwid, scrittore, drammaturgo, pittore e scultore, è considerato uno dei massimi poeti romantici polacchi ed europei, anche se, purtroppo, in Italia è poco conosciuto. Trascorse quasi tutta la vita all’estero tra Italia, Germania, Stati Uniti e Francia, dove morì in totale povertà. In Norwid, Il luogo e il momento di Silvano De Fanti, si colgono alcuni momenti salienti della vita di Norwid  non solo personale ma anche artistica. Attraverso i suoi testi (prosa e poesia) condividiamo le amarezze, le gioie e le inquietudini del poeta e lo accompagniamo nei luoghi che hanno ispirato i testi del libro di De Fanti, tra cui, ad esempio, lo storico caffè Greco di Roma.  

Silvano De Fanti è professore di letteratura polacca all’Università degli Studi di Udine e ha tradotto e commentato opere di numerosi scrittori tra cui Hartwig, Kapuściński, Kuczok, Mickiewicz, Mikołajewski, Mrożek, Norwid, Olczak-Ronikier, Różewicz, Szymborska, Tokarczuk, Wojaczek e  Wyspiański. Tra le sue opere in prosa ricordiamo per Marsilio editore il sale della terra di Józef Wittlin (2014) e Messer Taddeo di Adam Mickiewicz (2018). 

Ringrazio il prof. Silvano De Fanti per l’intervista e spero che sia uno stimolo per approfondire la vita e le opere di questo straordinario artista polacco. 

Norwid, Il luogo e il momento di Silvano De Fanti: intervista

Partiamo dal titolo del libro. Perché “il luogo e il momento”?

Le pubblicazioni d’impronta celebrativa – in questo caso il bicentenario della nascita di Norwid – sono sempre inevitabilmente sottoposte a limitazioni per così dire “tecniche” (numero massimo di pagine, tematica dettata dalla collana, che in questo caso si titola “Itineraria”, e così via), il che impone una cornice, in special modo se si tratta di una scelta di poesie. Quindi il “luogo” e il “momento” sta a significare le correlazioni, più o meno strette, fra il luogo in cui il poeta si trova o in cui compone, e il “momento” personale, biografico, dell’ispirazione. Ho quindi privilegiato i luoghi italiani e mediterranei e anche le figure di italiani che hanno ispirato sue poesie (Dante, Michelangelo, Pio IX), ma ci sono anche gli Stati Uniti (John Brown), l’Inghilterra, la Francia.

Norwid è poco noto in Italia, eppure possiamo affiancarlo degnamente e Mickiewicz e Krasiński. Perché secondo lei Norwid è poco citato nel nostro Paese?

Va detto che la letteratura polacca è di per sé, almeno in Italia, una letteratura di nicchia, generalmente poco conosciuta, nonostante nel secolo scorso e in questo vari suoi autori siano stati insigniti del premio Nobel. Per giunta Norwid fu praticamente ignorato anche in Polonia per l’intero secolo XIX, e scoperto solo dopo la sua morte: fu poeta con poche e criticate pubblicazioni, drammaturgo senza un teatro che ne rappresentasse i drammi, artista senza una mostra che ne esponesse le opere. Fino al 1978 in Italia esistevano solo sei poesie in traduzione; poi l’elezione di Karol Wojtyła al trono pontificio – il Papa amava molto Norwid – favorì l’uscita di una prima antologia, ancorché con limitata diffusione. Se poi aggiungiamo che la sua poesia, concettualmente e stilisticamente, va ben oltre lo spirito del tempo della poesia romantica polacca e richiede una lettura fatta col sudore della fronte, si può capire perché sia poco citato nel nostro Paese.

Silvano De Fanti (foto concessa gentilmente dal professore)

Il poeta polacco amò molto l’Italia e passò un periodo abbastanza lungo a Roma, città a cui si legò profondamente. Nel suo libro si parla anche di questo periodo?

Certamente, Roma è ben presente in varie forme nella scelta che ho compiuto, sia nelle poesie che nelle prose. Ad esempio il Caffè greco e Piazza di Spagna costituiscono il paesaggio entro il quale si svolge la trama della novella Ad leones.

Nel tradurre le poesie di Norwid, cos’è del linguaggio estetico che ama particolarmente? E dal punto di vista umano? C’è un aspetto del suo carattere che le piace?

Del linguaggio di Norwid non può non colpire, all’interno di una profonda concezione ontologica, la ricerca costante della musicalità del verso, la sensorialità quasi allucinatoria che riflette di getto il contenuto immediato dell’esperienza personale, la capacità scultorea con cui riproduce il senso delle cose e della vita, l’ardita originalità e quantità delle metafore ma a volte anche la stringatezza dei concetti. Dal punto di vista umano mi colpisce la sua costante ricerca di una collocazione letteraria, sociale ma soprattutto affettiva che si rivela vana e doppiamente deleteria alla luce della sua grande autostima continuamente frustrata dal mondo esterno. Sembra come se in seguito ai traumi giovanili e alle successive delusioni Norwid vivesse perennemente le fasi del lutto senza mai raggiungere l’elaborazione definitiva. Ma è anche da questo che sorge la sua grande poesia.

Sicuramente le poesie che sono state scelte per il libro sono tutte belle, ma ce n’è una in particolare che consiglierebbe ai lettori?  Se sì, quale e perché?

Potremmo discutere su cosa sia una poesia “bella”. Rispetto a Norwid, se dovessi scegliere un unico attributo dei suoi versi, sceglierei “intensa”. Ma se vogliamo indicare una poesia bella nel suo lirismo, consiglierei la poesia giovanile La mia canzone e la più tarda Per il monumento funebre di S. Stanislao Kostka. Se invece se ne vuole una “intensa”, musicale, a volte enigmatica, in cui giocano storia, retorica, mitologia, patriottismo e altro ancora, direi Il pianoforte di Chopin.

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