La Festa di Sant’Agnese e le “maldicenze”

Sant'Agnese

Cosa ha a che fare una santa con le malelingue? Scopriamo insieme questa ricorrenza e la singolarità dei festeggiamenti nel comune dell’Aquila

Sparliamo?

La Festa di Sant’Agnese all’Aquila è una sorta di “festival” della critica che si celebra il 21 gennaio, giorno in cui si può dire tutto a tutti!

Si tratta di una tradizione antica, tipicamente popolare e che non ha nessun legame con la Santa. Le origini di quest’usanza sono sconosciute e nel tempo se ne è persa memoria tranne all’Aquila. Qui, in realtà, è sorta una vera e propria Associazione, il “Pianeta Maldicenza”, che mantiene l’antico costume popolare di parlare liberamente e francamente di tutto e a tutti, ma in modo assolutamente costruttivo!.

Non pensate quindi di trovare gente che spettegola, si ingiuria o calunnia, niente affatto! Si grida liberamente ciò che si pensa. Si “dice il male”, non “si dice male“, come specifica l’Associazione. In questo clima di misticismo religioso e goliardia si snodano le giornate della manifestazione. Eh sì, perché, in realtà, i festeggiamenti durano diversi giorni durante i quali si organizzano convegni, eventi e concorsi di prosa e poesia in italiano e vernacolo.

Tutto è organizzato dall’Associazione culturale confraternita dei “Devoti di Sant’Agnese con il supporto del Comune, che patrocina la manifestazione e gestisce gli spazi cittadini. Il fil rouge della manifestazione è la critica costruttiva, pertanto i cittadini si esprimono con le loro “maldicenze” su temi di rilevanza locale e nazionale.

statua di Sant’Agnese all’ingresso del Complesso monumentale

Il Complesso monumentale di Sant’Agnese a Roma

Se vivete a Roma, vi consiglio vivamente di andare a visitare la Basilica di Sant’Agnese e le sue catacombe. La visita merita, e l’ideale sarebbe proprio andarci in questo periodo di allestimenti e aperture straordinarie in onore della Santa.

Un fatto curioso è che proprio il 21 gennaio per tradizione, due agnellini vengono benedetti dalle suore del complesso monumentale per essere regalati al Papa. Con la lana ricavata si realizzeranno i palli dei patriarchi e dei metropoliti. Questa usanza è strettamente legata alla morte della Santa che è sempre raffigurata con un agnellino tra le braccia, e più avanti vi spiegherò perché.

Il culto di Sant’Agnese è molto sentito a Roma, e a lei sono dedicate la Chiesta di Sant’Agnese in Agone a piazza Navona, dove con molta probabilità la Santa fu messa al rogo, e il Complesso monumentale di cui vi accennavo. 

Il culto di Sant’Agnese è molto sentito anche in Campania. Santa Agnese, infatti, è la patrona di Sava di Baronissi, una località in provincia di Salerno, che inizia i preparativi e i festeggiamenti in onore della Santa addirittura dalla seconda domenica di gennaio fino al 21!

La Santa, oltre ad essere patrona delle “malelingue”, è anche protettrice delle vergini, delle fidanzate e dei giardinieri. Ma qual è la sua storia? È perché è così venerata?

La storia di Sant’Agnese

La storia di Sant’Agnese è molto triste, innanzitutto perché è una storia breve, anche se intensa. La Santa infatti è morta giovanissima, all’età di 12 anni, nel 305. La sua morte è stata atroce e violenta ed è avvenuta durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano.  

La giovane Agnese aveva già abbracciato la religione e aveva fatto voto di castità. Le notizie sulla sua vita e il suo martirio sono contrastanti, ma ad oggi la storia più accreditata racconta di una giovane adolescente che aveva rifiutato le insistenze del figlio del Prefetto di Roma. Quest’ultimo per vendicarsi del rifiuto la fece rinchiudere in un bordello. Qui nessuno osò toccarla, tranne un uomo che venne accecato da un angelo bianco e che riacquistò la vista per misericordia e volontà di Agnese. Fu proprio questo avvenimento che le valse la calunnia di strega (le famose “maldicenze”) e per la quale fu messa al rogo.

Pier Francesco Cittadini, Sant’Agnese, 1640-45 (Foto da Wikipedia), Pinacoteca Nazionale di Bologna

Il giorno della sua esecuzione, la leggenda narra che le fiamme sotto ai piedi si divisero in due per non toccarla e che i suoi capelli iniziarono improvvisamente a crescere per coprirle il corpo che era stato privato degli abiti. Nonostante il miracolo palese a tutti, venne dato comunque l’ordine di esecuzione, e la giovane donna fu trafitta alla gola con una spada.  Questo è il motivo per cui Sant’Agnese in tutti i dipinti e le raffigurazioni è ritratta con un agnello in grembo. Il povero animale, infatti, per essere macellato, subiva la stessa sorte.

Altre foto del Complesso monumentale le potete vedere sulla nuova Gallery Roma

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Fonti:

https://www.comune.laquila.it/index.php?id_oggetto=6&id_doc=339&id_sez_ori=&template_ori=2

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