“La ballata di Sant’Ilario” di Giancarlo Vitagliano

La ballata di Sant’Ilario Giancarlo Vitagliano

Nel nuovo libro La ballata di Sant’Ilario di Giancarlo Vitagliano, il lettore scoprirà che, come i gialli migliori, anche qui l’indagine smette di essere soltanto ricerca di un colpevole e diventa qualcosa di più sottile. 

Giancarlo Vitagliano, infatti, ci accompagna in un viaggio affascinante dentro le crepe di una comunità, nelle zone d’ombra della memoria, nei silenzi che il tempo non cancella ma rende più ostinati. 

Con il suo nuovo romanzo edito da Homo Scrivens, l’ autore napoletano torna a raccontare il suo criminologo Emilio Severi, detto Milo, figura ormai riconoscibile per la sua capacità di ascoltare il dolore degli altri prima ancora di decifrare gli indizi. 

Il titolo stesso sembra annunciare un racconto corale. Non ci troviamo difronte a una semplice storia individuale, infatti, ma a una voce composta da molte testimonianze, ognuna con il proprio timbro, la propria reticenza e la propria verità parziale, come ci sottolinea l’autore nella nostra intervista.

Sinossi

Porto Sant’Ilario, piccolo paese della riviera adriatica, è il luogo chiuso e insieme apertissimo in cui il passato torna a chiedere conto. Milo vi arriva quasi per caso, bloccato da un guasto all’auto e da un’alluvione che prolunga una sosta imprevista. A offrirgli ospitalità è l’anziano Casimiro, che gli affida il racconto di una scomparsa mai chiarita: un ragazzo svanito nel nulla vent’anni prima. Da quel momento il paese si trasforma in un labirinto morale. Le strade, le case, le abitudini e le relazioni quotidiane diventano il teatro di un mistero che non appartiene più soltanto a chi è scomparso, ma a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno continuato a vivere accanto a quella ferita.

Vitagliano costruisce il suo giallo attorno a una domanda che va oltre la dinamica del delitto: che cosa accade quando una comunità intera convive per anni con ciò che non vuole dire? 

Vitagliano sembra interessato non solo a ciò che è accaduto, ma soprattutto al “perché”,  alle spinte segrete che conducono a un gesto estremo, alle giustificazioni che gli individui costruiscono per sopravvivere a se stessi. 

Se siete ancora indecisi sui libri da portare sotto l’ombrellone, “La ballata di Sant’Ilario” di Giancarlo Vitagliano è un buon suggerimento perché unisce suspense, giallo puro e grande introspezione psicologica. 

Come di consueto, ringrazio l’autore per questa bella intervista che ci ha permesso di conoscere la genesi del romanzo, l’evoluzione di Milo e il rapporto fra memoria, colpa e verità

“La ballata di Sant’Ilario” di Giancarlo Vitagliano: intervista all’autore

Il titolo La ballata di Sant’Ilario suggerisce quasi un racconto corale, una storia che appartiene a un luogo prima ancora che a un singolo personaggio. Quanto conta la collettività nella costruzione di questo giallo?

Molto, perchè in effetti mi serviva un luogo circoscritto come un piccolo paesino, come questo che ho inventato, perché ogni abitante fornisse la propria versione di una vicenda accaduta venti anni prima, propria secondo memoria o secondo convenienza.

Milo è un personaggio che lei protegge o che mette volutamente alla prova? Se guardiamo al suo ultimo romanzo, Quando cala la nebbia, in cui Milo fatica a trovare supporto per l’indagine e deve confrontarsi con paure profonde, nella ballata di Sant’Ilario continua a spingere il protagonista ancora oltre i propri limiti?

Milo ha subito un trauma che probabilmente non riuscirà mai a cancellare: l’assassinio della madre e questo si riverbera nelle sue scelte di vita che, però, sono condizionate anche dal suo immedesimarsi in chi soffre, specialmente per ragioni affettive. Anche qui è la sua grande empatia che lo spinge a interessarsi alla scomparsa di un ragazzo avvenuta venti anni prima e che lo porterà di fronte alla scelta di decisioni non facili.

In questo nuovo romanzo sembra centrale il tema dei segreti custoditi da una comunità piccola e apparentemente tranquilla. Su che cosa ha puntato di più in questo caso? Sul delitto in sé o sul modo in cui un’intera comunità convive con ciò che non vuole dire?

In una piccola comunità più facilmente ci sono segreti e invidie e questo accade a maggior ragione se è avvenuto un evento che ha coinvolto un po’ tutti. Personalmente a me interessano le motivazioni alla base del comportamento delle persone e, a maggior ragione, di chi ha commesso un’azione efferata.

Se dovesse fare un bilancio, quanto è cambiato il suo protagonista dal primo libro a oggi?

Beh, già nel primo libro assistiamo a un’evoluzione di Milo da ragazzo spensierato prima dell’uccisione della madre ad adolescente traumatizzato per questo motivo. Da adulto, come detto, non riesce a lasciarsi alle spalle l’accaduto, sebbene ci tenti ogni volta e, forse, proprio in quest’ultimo libro c’è una certa apertura del muro che ha eretto intorno a sè.

Domanda di rito per tutti gli scrittori: ci racconta una sua abitudine di scrittura, magari anche strana? Non so, non scrive se non ha la sua penna preferita, non inizia senza un buon caffè o se prima non ha raccolto tutto il materiale funzionale alla narrazione ecc…

Cuffie in testa, musica rock progressivo o jazz-rock o jazz, ma obbligatoriamente ben conosciuta senza cantato in italiano che mi distrarrebbe, per isolarmi da tutto e tutti, così da permettere al mio film di scorrermi in mente per poterlo riversarlo sulle pagine.

Giancarlo Vitagliano, cardiologo e scrittore napoletano, fa parte del collettivo di scrittura crime campana Piazza Veraldi. 

Con il personaggio di Milo sono usciti i volumi Milo. Detective per amore (2017, menzione d’onore al Premio letterario Festival Giallo Garda 2018), Il mistero delle ragazze dai grandi occhi (2022), Quando cala la nebbia (2024), tutti editi da Homo Scrivens.

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