Il Gran Palazzo di Petergof: gioiello degli architetti italiani Michetti e Rastrelli

Gran Palazzo di Peterghof Michetti e Rastrelli

Due italiani alla corte russa

Il Gran Palazzo di Petergof è un vero gioiello realizzato da Michetti e Rastrelli. I due architetti intervennero sul Palazzo in periodi diversi, lasciando ognuno la propria impronta in una delle più belle strutture del mondo.  

Siete mai stati a Petergof? Nooo??!! Malissimo. Scherzo, ma se andate a San Pietroburgo trovate il tempo per visitarla, e ve ne servirà molto, almeno una giornata. Ci si arriva facilmente, anche in taxi, come ho fatto io, e se siete con amici è ancora meglio, perché dividete la spesa che, peraltro, non è eccessiva.

E se a Petergof ci siete già stati, convenite con me che è impensabile non tornarci, anche solo per la serenità che infonde il luogo. I miei occhi hanno goduto di giardini da favola, di panorami e fontane mozzafiato. 

vista del gran palazzo di Petergof dal viale delle Fontane

Il Gran Palazzo, dalle dimensioni maestose e dalla struttura elegante e raffinata, sovrasta e collega il Parco Superiore e il Parco Inferiore. Lo incrociate appena varcate il cancello di entrata. 

I suoi 300 metri di terrazzo regalano una vista mozzafiato. Un’armonia di fontane, fiori, cascate, statue e strutture architettoniche vi rapirà lo sguardo e vi ruberà il cuore. 

Lo splendido Palazzo che vediamo oggi in realtà non è stato sempre così. Per arrivare alla sua struttura attuale c’è voluto un secolo e mezzo. Inizialmente, nel periodo di Pietro il Grande, l’edificio aveva solo due piani ed era usato prevalentemente per i ricevimenti e le celebrazioni. Alla sua realizzazione contribuirono l’architetto J.-B. Leblon e l’italiano Nicolò Michetti, fortemente voluto da Pietro il Grande. 

Il Gran Palazzo di Petergof: opera di Michetti e Rastrelli 

Nel tempo, però, si rese necessario un intervento. Era evidente ormai che il Palazzo non era più in linea con il lusso e lo splendore della moda del tempo. Fu allora che intervenne Rastrelli, l’architetto prediletto dell’imperatrice Elisabetta Petrovna. Essere il pupillo dell’imperatrice, però, non gli rese le cose più semplici. Il compito affidato all’architetto italiano fu davvero complicato: si poteva sbizzarrire nel barocco elisabettiano ma doveva mantenere la facciata originale voluta da Pietro il Grande.

Rastrelli riuscì splendidamente nel suo compito e il suo lavorò durò dal 1745 al 1755. Rese ancora più imponente il Palazzo con l’aggiunta di un altro piano e aumentò l’impatto visivo allungando la struttura. Realizzò, infatti, due ali laterali che culminano da una parte con la chiesa di corte e dall’altra con un altro grande edificio. Anche per quanto riguarda gli spazi interni Rastrelli si superò. Un lusso da favola catalizzava gli ospiti in ogni punto delle sale. Le pareti erano intagliate d’oro e grandi specchi ne aumentavano lo spazio a dismisura. 

Chiesa di corte

Negli anni ’60 e ’70 del XVIII secolo, il barocco passò di moda e anche i lussuosi interni creati da Rastrelli furono sostituiti. Si  seguirono i canoni estetici del momento e ci si uniformò al classicismo imperante. Lo stesso accadde alla facciata. Negli anni’50 del XIX , infatti, fu ristrutturata dall’architetto A.I. Stackenschneide su ordine di Nicola I, che aggiunse un altro piano e aumentò il numero delle sale interne .

Nonostante i numerosi interventi, ogni architetto ha operato le ristrutturazioni di competenza con il massimo rispetto per il lavoro dei suoi predecessori, integrando armoniosamente dove possibile, e creando alla fine una bellissima struttura di grande impatto visivo. Nel Gran Palazzo di Petergof si organizzavano balli, ricevimenti e feste e le sue sale arrivavano ad ospitare fino a 3000 persone!

Fonti consultate:

https://peterhofmuseum.ru/objects/peterhof

https://biglifetour.com/ru/biblioteka/petergof/bolshoj-dvorec-v-petergofe

Ettore Lo Gatto, Gli artisti italiani in Russia, Finmeccanica, Libri Scheiwiller, Milano 1993

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