“I dubbi di Alvise Scutaro” di Ettore Neri: intervista all’autore

Con I dubbi di Alvise Scutaro, Ettore Neri torna alla narrativa d’indagine e riporta il lettore dentro una Versilia lontana da ogni immagine cartolina. Tra le pagine si profila una terra concreta, conosciuta in profondità, dove la bellezza dei paesaggi convive con inquietudini sociali, interessi opachi e verità che faticano a emergere. È da questo contrasto, insieme geografico e umano, che prende forma il nuovo romanzo edito da Giovane Holden Edizioni. La morte di una donna su una strada collinare apre un caso solo apparentemente semplice e trascina i protagonisti in un’indagine più complessa del previsto.

Al centro della storia ritroviamo Nicodemo Gatti e Alvise Scutaro, già apprezzati nell’ Inchiesta di San Lorenzo, ma qui chiamati a misurarsi non solo con i fatti, bensì con i propri dubbi, le proprie fragilità e i conflitti interiori che rendono ogni ricerca della verità anche un confronto con sé stessi.
Se Scutaro assume un ruolo sempre più decisivo nello sviluppo dell’inchiesta, Gatti continua a incarnare uno sguardo disincantato e profondamente umano, capace di attraversare le ombre del presente senza rinunciare alle domande essenziali.
Ettore Neri è nato a Seravezza, è un imprenditore, un manager sanitario ed ex sindaco. L’autore racconta questi luoghi con uno sguardo partecipe e insieme critico, trasformando il territorio in un vero personaggio narrativo.
Come di consueto, ringrazio lo scrittore per questa bella intervista che ci ha permesso di approfondire il rapporto con la sua terra, l’evoluzione dei protagonisti e l’importanza della dimensione psicologica in un romanzo d’indagine
“I dubbi di Alvise Scutaro” di Ettore Neri:
Dopo la presentazione al Salone del Libro di Torino è arrivato l’incontro con il pubblico della sua terra. Che tipo di reazione si aspetta dai lettori che conoscono direttamente questi luoghi?
L’esperienza avuta con l’uscita del mio primo romanzo “L’Inchiesta di San Lorenzo” che ha costituito il “primo episodio” delle attività investigative del maresciallo Nicodemo Gatti ha chiaramente mostrato che la collocazione della narrazione in un luogo reale e raccontato e descritto esattamente com’è ottiene un forte interesse da parte dei lettori che vivono quel luogo. C’è una buona attesa, io credo e spero. In tanti attendevano questa seconda prova, oltre che per un legame che è nato tra loro e alcune vicende e protagonisti dell’inchiesta anche per ritrovare i luoghi, i borghi, le colline della Versilia quotidiana, quella di chi la vive tutti i giorni e tutti gli anni.
In questo romanzo ritroviamo Alvise Scutaro e Nicodemo Gatti: come sono cambiati rispetto all’ “Inchiesta di San Lorenzo”? e tra loro? Si è creato un nuovo equilibrio?
Alvise e Scutaro sono due uomini di azione che nutrono un grande amore per il loro lavoro. Il primo è più diretto e schietto, il secondo è più cerebrale, introverso, imprevedibile. Si compensano e si scontrano, ma sempre con grande rispetto reciproco. In questa seconda inchiesta Scutaro, come si evince dal titolo stesso del romanzo, assume a tratti il ruolo di motore, di protagonista e la sua personalità, credo e spero, deventa sempre più credibile e interessate per le lettrici e i lettori. ma anche il terzo marescialle, Delfino Aricò trova una sua definizione molto più rilevante rispetto al precedente romanzo.

Nicodemo Gatti viene descritto come un uomo attraversato dal disincanto e dalla fatica interiore. Quanto conta per lei la dimensione psicologica nel costruire un buon romanzo d’indagine? La fragilità del personaggio può venire prima della trama?
Io credo che la dimensione psicologica, come quella emotiva o sentimentale svolgano in qualsiasi genere di narrativa il ruolo principale. A ben guardare, si scrive per raccontarci le nostre emozioni e i nostri sentimenti, si scrive per capirli e per aiutarci a capirci, si scrivere per trasmettere e affidare il dentro di noi al dentro degli altri. L’essere umano non vive di azioni, semmai muore di azioni, l’essere umano vive di emozioni. La fragilità di Nicodemo Gatti sta nel suo porsi continuamente domande e nel suo estremo e irraggiungibile tentativo di trovare la sua quiete dell’anima. Lui si sente di non aver mai dato abbastanza, Chiunque abbia il coraggio di porsi domande su se stesse e non imbrogliarsi con le risposte si ritroverà nel suo personale pozzo di fragilità.
Parlando della Versilia, nel libro convivono la quiete dei paesaggi collinari e tensioni molto profonde. E’ un contrasto che appartiene solo alla narrativa o anche alla realtà di questi luoghi?
La Versilia è un piccolo, ma evidente contrasto di opposti: in un fazzoletto di terra ci stanno il massimo della ricchezza e dello spreco, anche di suolo, e il disagio, l’abbandono, la perdita dei diritti, la perdita delle disponibilità economiche, l’impossibilità di comprarsi la casa, pagarsi l’affitto. C’è il disagio sociale, c’è il degrado nei rapporti interpersonali, c’è la perdita di coesione sociale. Il tutto amplificato perché le grandissime differenze tra gode e chi soffre non avvengono a migliaia di chilometri di distanza, non avvengono tra centro storico e lontane periferie, ma si percepiscono al cambio di strada, a duecento metri di distanza. Vista da questo particolare punto di vista la Versilia è il più classico modellino in miniatura dell’ingiustizia e dell’iniquità sociale del sistema capitalistico.
Che cosa vorrebbe che restasse ai lettori una volta chiusa l’ultima pagina di “I dubbi di Alvise Scutaro”?
Vorrei, lo dico in senso ironico e bonario, che le lettrici e i lettori chiudessero il libro provando il dispiacere di averlo finito. Che si sentissero come ci si sente alla fine di un bel viaggio e ci si abbraccia e ci diamo il “ciao” con un gruppo di amiche e di amici. In fondo la lettura di una narrazione è come una immersione in un mondo nuovo, che ti puoi immaginare, ma non conosci. Entri e vivi una nuova vita, diversa dalla tua, incontri persone di cui non conoscevi l’esistenza, le segui, le conosci, conosci perfino i loro pensieri e sentimenti più nascosti. Scopri i loro vizi, le loro perversioni, le virtù, gli amori. E se quando torni nel tuo mondo reale riconosci che leggendo, almeno per un poco, il tuo cuore ha preso a battere diversamente, puoi dire che hai fatto una buona lettura.
Per chi ama i libri capaci di tenere insieme tensione narrativa e osservazione del reale, “I dubbi di Alvise Scutaro” di Ettore Neri rappresenta un invito ad addentrarsi in una storia dove niente è davvero semplice e ogni risposta apre nuove domande.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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