“Educare alla relazione” di Nicolò Terminio

“L’educazione affettiva costruisce i presupposti per la capacità di vivere l’amore e gustarsi la possibilità di essere generativi insieme agli altri”: Educare alla relazione di Nicolò Terminio

A chi si rivolge il saggio

Ho un rapporto viscerale con i libri. Sono gelosa, non li presto, mi accompagnano ovunque e in ogni angolo della casa ne ho una piccola pila poggiata qua e là. E poi devo viverli, cioè ci devo litigare, ci devo interagire, discutere, li devo amare. Questo, in soldoni, si traduce in libri zeppi di minuscoli post-it, di sottolineature e di commenti, rigorosamente a matita, tranne quello finale che scrivo a penna. La scala di gradimento va dal “bellissimo”, “bello”, “interessante”, “mediocre”, “pessimo”. Dopo aver letto Educare alla relazione. Amore, affetti, sessualità di Nicolò Terminio edito da EDB, il commento a penna è stato “bellissimo e interessantissimo”, data e ulteriore commento: “utile a tutti”.

E’ vero, l’autore nella sua introduzione dice di rivolgersi prevalentemente agli insegnanti, agli educatori, ai genitori, ai tutor, cioè a tutte quelle categorie di persone che hanno contatti con i giovani e che sono impegnati a trasferire la passione per la relazione con l’Altro, promuovendo la “cultura” dell’educazione alla relazione; però, a mio avviso, il libro è utile davvero a tutti.

Uno dei principali pregi del saggio è il linguaggio, limpido e fluido, e la capacità dell’autore di trasferire concetti complessi legati al mondo della psicologia e della psichiatria in una prosa diretta e semplice, proprio alla portata di tutti. Scoprirete in questo libricino (poco più di 100 pagine) un universo interessantissimo, scoprirete tanto di voi, di voi in relazione con l’Altro (compagno/a, amici, genitori o figli). Il libro è una scoperta continua, un continuo interrogarsi sulle dinamiche interiori, (spesso inconsce, legate anche a retaggi ed educazione familiare), che ci hanno spinto o ci spingono a relazionarci in un modo piuttosto che un altro.

Educare alla relazione Nicolò Terminio: temi e concetti

Tra le pagine di Educare alla relazione. Amore, affetti, sessualità di Nicolò Terminio, scopriamo il valore di termini e concetti (strettamente legati tra loro) come ricerca della verità singolare di ciascun soggetto, libertà di esprimere la propria singolarità nella relazione, libertà per la generatività del proprio desiderio, mistero dell’alterità, valore dei limiti da trasferire ai figli, valorizzazione della dimensione dell’amore di coppia, scoperta della propria autenticità attraverso lo smarrimento, argomenti su cui vale la pena indagare e soffermarci.

Nicolò Terminio è uno psicoterapeuta e un ricercatore e anche in base alla sua esperienza clinica ci spiega il perché di tanti nostri comportamenti, inducendoci inevitabilmente all’autoanalisi, un’esperienza che trascuriamo per mancanza di tempo, o per lo meno, questo è quello che ci raccontiamo (se desiderate avere qualche informazione in più sul pensiero di Nicolò Terminio e sul suo libro, leggete l’intervista che gli ho fatto su Cinquecolonne Magazine qualche tempo fa).

Educare alla relazione. Amore, affetti, sessualità di Nicolò Terminio nonostante il numero esiguo di pagine, condensa molti macro-argomenti di grande importanza, che vertono tutti sulla necessità di educare alla relazione i giovani, attraverso l’amore, gli affetti e la sessualità, come bene chiarisce il titolo del libro. In questo senso, fondamentale importanza rivestono gli educatori, ma innanzitutto i genitori che hanno il compito di aiutare i figli a entrare in rapporto con la propria vocazione, altro concetto fondamentale nella comprensione del rapporto genitore-figli.

Educare alla relazione di Nicolò Terminio: la violenza di genere

Poiché, come dicevo, il libro è ricco di argomenti andrò per parole chiavi, cioè quelle parole che mi hanno colpita e spinta alla riflessione. Data la complessità dei temi e il numero di battute che mi sono imposta in questo post per non annoiarvi, sono costretta a riassumere in modo non esaustivo e riduttivo alcuni concetti, con la speranza comunque di incuriosirvi e indurvi alla lettura del libro:

La violenza di genere. Nicolò Terminio indaga nel suo saggio la violenza sulle donne. Perché l’uomo usa la violenza? Perché in molti uomini la donna incarna il diverso da sé, la donna crea una crepa nell’ identità maschile, quella identità ancorata ad una logica “fallica”, una logica in cui predomina padronanza e controllo sull’altro, ossia su ciò che si presenta come estraneo e sconosciuto. Tale logica “fallica” è legata al ruolo di genere, cioè al modo in cui ciascun soggetto manifesta il proprio genere in una determinata cultura. La violenza diventa quindi un modo per far tacere la soggettività della donna. Secondo Terminio, la violenza dell’uomo scatta quando la singolarità della donna sfugge alla padronanza fallica. Ovviamente ciò è indice di un confronto con l’altro inesistente, dove non si vive mai la dialettica del riconoscimento reciproco. 

Genitori e figli: la credibilità della testimonianza.

Oggigiorno i genitori fanno fatica ad essere credibili con i propri figli rispetto alle generazioni precedenti. I figli sentono che i loro familiari non sono in grado di guidarli alle sfide della vita. Questo atteggiamento è proprio dell’età adolescenziale, la più difficile da gestire per un genitore. L’asse inizia ad incrinarsi nel momento in cui il rapporto con i figli diventa un banco di prova per i genitori, capovolgendo e alterando la trasmissione generazionale, perché i genitori iniziano a dipendere dal giudizio dei figli. Quindi ci troviamo di fronte ad un paradosso: i genitori non sanno dire di “no” per non scontentare i propri figli. In questo fragilissimo rapporto ciò che predomina non è l’attenzione del genitore verso il figlio, bensì l’autostima del genitore. Se mio figlio è contento, sono un bravo genitore, parlerà bene di me e non entreremo in conflitto.

Tale meccanismo imbavaglia il confronto intergenerazionale che trasferisce al giovane il concetto di “limite” inteso non come divieto o negazione della libertà, ma come limite alla scoperta del proprio desiderio e quindi della propria singolarità. I giovani che hanno tutto sono privi di desideri, privi di simboli verso cui orientarsi nella vita, paradossalmente, sono smarriti verso il futuro, che è incognita e mistero. Con l’atteggiamento assecondante, i genitori non preparano i figli alla vita, ma li educano alla paralisi emotiva.

La funzione paterna, le pause, le storie e la sessualità

L’amore di coppia e il recupero della funzione paterna.  Diversi psicanalisti credono che alla base di molti problemi, personali e familiari, ci sia la mancanza della giusta considerazione all’interno della coppia della funzione paterna. Oggi è sempre più evidente uno smarrimento dei padri, alimentato anche dalla donna all’interno della coppia e dai messaggi diffusi dalla società, tra cui quelli contenuti nei film, nelle pubblicità, nei cartoni animati e nei romanzi. Il padre è sempre più spesso rappresentato come un debole, uno stordito, una persona poco sveglia su cui si ironizza. Questo ironizzare sulla figura paterna è messo in risalto, all’interno della famiglia, dalla madre, che non manca di sottolineare questa debolezza davanti ai figli.

La necessità per recuperare un equilibrio perso, non significa riesumare la figura del padre padrone o del supereroe, ma significa partire dall’amore di coppia, recuperare un rapporto sano tra i coniugi, ritrovando la funzione paterna all’interno della coppia. Oggigiorno va quindi valorizzato la dimensione dell’amore di coppia per ridare significato simbolico alla figura paterna.

Educare alla relazione di Nicolò Terminio: l’istante della profondità

Il bisogno compulsivo di riempire i nostri spazi vuoti di tempo anche con notizie, azioni e gesti irrilevanti,scandisce il quotidiano dell’era contemporanea. Non ci stacchiamo dagli smartphone e dagli altri dispositivi tecnologici, sottoponendo i nostri processi mentali ad una forma di alienazione continua con l’illusione di dominare consapevolmente il nostro tempo. Per entrare in una sintonia sana, mentale, fisica e di conseguenza di relazione con l’Altro, abbiamo bisogno di un intervallo ti tempo, di una pausa che ci impedisca di passare compulsivamente a fare subito altro, inibendo di fatto la dimensione del desiderio.

“ se non ci diamo il tempo di assaporare un’esperienza fino in fondo, non possiamo neanche distinguerla dall’altra: l’intercambiabilità del partner, dei momenti, degli oggetti, delle persone, dei legami, è data dal fatto che quei legami non sono coltivati in profondità, perlomeno fino al punto di sentirci autenticamente coinvolti”.

Chiuderei con una frase dell’autore che terrò bene a mente, perché è un caposaldo nella relazione con l’Altro, e non solo. Estrapolo la frase dal suo contesto che riporto più in basso, e la evidenzio nella mia Memo attaccata dietro la porta della libreria: l’immedesimazione trasforma chi vive.

Quando Nicolò Terminio parla del ruolo delicatissimo che hanno gli educatori nell’affrontare la sessualità con i più giovani senza cadere nella tentazione di trasferire le proprie esperienze, parla di un metodo molto interessante per approcciare l’argomento: le storie. Attraverso il racconto di storie, l’educatore riesce a dare il tempo ai giovani di entrare nella storia in modo empatico, di percepirla come qualcosa di diverso da sé ma su cui riflettere, perché lì in fondo c’è anche un po’ della propria esperienza.

Non me ne voglia l’autore, ma il libro è diventato una cartina geografica. Però, che soddisfazione, me lo sono proprio goduto!

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