Alatri magica: l’Acropoli come area sacra secondo Ornello Tofani

Alatri magica

Ci sono luoghi che ti catturano solo quando li hai raggiunti a piedi. Almeno a me capita così. Alatri è magica e l’Acropoli ve lo dimostra. Dopo aver goduto dei vicoli del borgo, tra curve e qualche scalino, vi trovate improvvisamente in alto, a tu per tu con la splendida Acropoli di Alatri. A ridosso delle mura imponenti, “ciclopiche”, la storia è evidente, ma non finisce nella pietra. Qui, rituali ancestrali legati alla Natura, rivivono nelle ipotesi e nelle ricerche degli studiosi, che ancora dibattono sulla vera natura di “Civita”, come la chiamano gli abitanti. Fortificazione o luogo sacro?

Non è una questione di romanticismo o meno, ma l’idea del luogo sacro e magico ci sta tutta. Oltre duemila anni fa l’uomo era tutt’uno con la Natura e la spiritualità (e la vita intera) non aveva altro riflesso se non nei cicli della Natura stessa. 

La Natura scandiva la vita dell’uomo, il suo quotidiano e la sua religione. Le manifestazioni naturali erano tutte intrise di simboli, ogni cosa ruotava attorno al suo imperturbabile ciclo. E così, forse, si spiega anche la realizzazione di Civita, l’Acropoli di Alatri, pensata come un luogo sacro, in dialogo con il Sole e con le stelle.   Un’ipotesi che, tra studi, osservazioni e racconti, continua ad accendere la curiosità di chi ama i misteri antichi e i simboli che resistono nei secoli.

Foto di Ornello Tofani (Città di Alatri – Pro Loco Alatri)

Il “Pizzale” e i segni sulla pietra

Uno dei tratti dell’Acropoli che colpisce maggiormente è il Pizzale, l’angolo sud-orientale dove la muratura raggiunge la massima elevazione e si presenta come una prua di nave in pietra, perché realizzata con 15 monoliti sovrapposti! È qui che, secondo molte letture simboliche, l’architettura supera la funzione difensiva e si trasforma in altro. Sulla pietra angolare, infatti, è presente un bassorilievo di non chiara interpretazione (toro, aquila o “sole alato”?). A prescindere dall’identificazione, il dato interessante è che la Civita conserva segni che alimentano l’idea di un luogo non soltanto fortificato, ma anche carico di valore rituale, in cui simboli e orientamenti potevano avere un ruolo nella vita religiosa della comunità.

L’ipotesi archeoastronomica di Ornello Tofani

Tra le interpretazioni più affascinanti c’è quella proposta da Ornello Tofani, studioso e divulgatore che ha dedicato tutta la sua vita alle osservazioni sul campo, con misurazioni e ricostruzioni di possibili allineamenti. Il cuore della sua lettura è questo: l’Acropoli sarebbe nata come area sacra, progettata con riferimenti astronomici intenzionali, soprattutto legati al Sole e ai momenti-cardine dell’anno (equinozi e solstizi).

Questo è il motivo per cui la Civita venga spesso raccontata come un luogo “misterico”, legato a una narrazione ancestrale.

Equinozi e luce: le porte come soglie rituali

Secondo Tofani, nel periodo degli equinozi la luce del Sole avrebbe un comportamento particolarmente significativo rispetto agli accessi dell’Acropoli. L’illuminazione, infatti, sarebbe “precisa”, come se le porte fossero state pensate non solo per entrare e uscire, ma per segnare un appuntamento ciclico con il cielo. 

La forma dell’Acropoli: un riflesso delle costellazioni dell’ Auriga e dei Gemelli

In particolare, in specifiche giornate, dalla Porta Minore (un corridoio stretto e ascendente coperto da grandi blocchi aggettanti), il fascio luminoso percorre l’interno del passaggio in modo netto, trasformando la porta in una sorta di “canale” di luce. Un percorso simbolico quindi legato al ritorno della stagione e al rinnovarsi della vita.

Un altro tassello della lettura “sacro-cosmica” riguarda la geometria della Civita. Sulla forma non tutti sono concordi, perché a volte viene descritta “pentagonale”, altre volte definita come un  trapezio irregolare.

Nella ricostruzione di Tofani, i richiami alle costellazioni si articolano così: la forma pentagonale rimanderebbe alla costellazione dell’Auriga (citata come “pentagono sacro”), mentre, guardando il perimetro dall’alto, la configurazione complessiva verrebbe accostata anche alla costellazione dei Gemelli. L’idea di fondo è che l’Acropoli non sia “solo adattamento al terreno”, ma una figura voluta, capace di riflettere nel paesaggio terrestre un ordine celeste.

Foto di Ornello Tofani (Città di Alatri – Pro Loco Alatri)

Un tempio della fertilità? La “Porta dei Falli” e il ciclo della rinascita

La tesi più “narrativa”, e forse quella che affascina di più chi visita Alatri, è quella che collega l’Acropoli a un culto della fertilità. Quest’ultimo è strettamente legato ai tre rilievi fallici evidenti sull’architrave della Porta Minore (da cui il nome “Porta dei Falli”).

“Porta dei Falli”

In molte culture antiche il fallo è un simbolo di fecondità e, in età romana, anche un segno apotropaico (cioè di protezione). Tofani interpreta questo elemento come una traccia di ritualità legata al rinnovarsi della vita, rafforzata dall’idea che proprio agli equinozi la porta “si attivi” attraverso la luce, quasi a celebrare l’avvio di una nuova stagione. 

In questa cornice, la Civita diventerebbe un luogo dove il paesaggio, l’architettura e il cielo partecipano allo stesso racconto: la rinascita ciclica della natura e della comunità. 

Che ci crediate o no a queste ipotesi, una cosa è certa: l’Acropoli di Alatri è magica, ha un fascino tutto suo, innegabile. Camminare lungo le sue mura e attraversarne le porte è particolarmente coinvolgente, immergersi in un percorso così suggestivo ci fa intuire che non stiamo solo ammirando un monumento, ma stiamo cercando di cogliere il senso della vita di un’intera comunità arcaica.  

Foto di copertina di Ornello Tofani (Città di Alatri – Pro Loco Alatri)

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