Opere in tecnica mista per raccontare il mare: Michele Toniatti e Gianni Depaoli

Un mare di plastica
Michele Toniatti e Gianni Depaoli in “Anni Venti -Global Change“
Michele Toniatti e Gianni Depaoli sono due artisti che hanno esposto a Palazzo Borghese (Roma) in occasione della VII edizione della Triennale di Arti visive. la mostra ha dato risalto ad artisti che attraverso le loro opere si sono espressi sui cambiamenti climatici, sociali e geopolitici di un ventennio travagliato.
Ho scelto le due opere perché mi hanno colpita particolarmente sia da un punto di vista estetico sia emotivo. Soffro tremendamente nel costatare quanto il nostro mare venga costantemente violato. Entrambe le opere sono state un pugno allo stomaco. Mi hanno trasmesso rabbia, sentimenti contrastanti e bellezza nello stesso tempo.
Nella splendida cornice di Palazzo Borghese, mobili antichi, affreschi e oggetti di epoca hanno esaltato le opere degli artisti in mostra, donando al pubblico un tripudio di preziosità.
Unica e grande pecca dell’esposizione, a mio avviso, è stata la mancanza di materiale informativo. Insisto sempre nel sottolineare che le opere di arte contemporanea, rispetto a quelle del passato, nelle gallerie e nelle mostre sono quasi sempre sprovviste di informazioni sull’autore e sulla sua opera. Abbiamo la fortuna di avere artisti ancora in vita che ci possono raccontare realmente il legame che li unisce alle loro creazioni, le emozioni che provano nel “vivere” la materia che plasmano, il messaggio che vogliono trasmette…E invece no, neanche tre righe sotto la l’ opera.

Michele Toniatti e Gianni Depaoli raccontano il mare con opere in tecnica mista
In “Plastica oltremare” di Michele Toniatti (puro pigmento su legno e plastica, 88X68, 2019) ci ho visto un richiamo al meraviglioso colore blu oltremare, un bellissimo pigmento il cui utilizzo risale addirittura al VI, e che ci ricorda la purezza del mare. E perchè no, anche del cielo se vogliamo legare con filo ideale l’opera dell’artista alle tele monocromatiche di Yves Klein e del suo International Klein Blue, che annulla la linea di demarcazione dell’orizzonte, unendo in un’unica nuance il cielo e la terra.
In Michele Toniatti, tra le fluttuazioni del bellissimo colore fanno capolino oggetti maledettamente noti, che come stelle spente puntellano il nostro mare. La tela, infatti, è costellata di oggetti in plastica che richiamano alla memoria le odiose bottiglie e i loro tappi, che ormai fanno tristemente parte del nostro “arredo”urbano.

Anche Gianni Depaoli ce l’ha con chi solo oggi si ricorda che stiamo vivendo una crisi ambientale senza precedenti, lui che lo aveva gridato diversi anni fa, e che, con il suo “Porzione di mare”, continua a ricordarcelo. A me, che gli ho chiesto qualcosa in più sulla sua opera in mostra ha detto:
“Porzione di mare”, nasce dal mio ciclo artistico relativo alla consapevolezza di ciò che l’ uomo consciamente produce: benessere iniziale, degrado ambientale e sociale, desolazione e morte fisica e spirituale.
Il titolo si ispira all’ inquinamento diffuso in tutti i mari e corsi d’ acqua, purtroppo anche nelle falde acquifere. L’opera è letteralmente una “porzione” immaginaria dei nostri mari: plastiche in superficie, strati di pesci morti o contaminati, legno marino derivante dai fiumi ormai colmi di vegetazione non gestita e idrocarburi dispersi costantemente da petroliere, condotte sottomarine scarichi selvaggi in mare. Il mio è un ridondante grido di allarme ormai emesso più di 25 anni fa, tramite le mie mostre in Enti Istituzionali e in Gallerie (poche per la verità, perché a quei tempi il tema ambientale “non era ancora di moda come oggi”. Mi scuso per la punta di ironia, ma è un piccolo sassolino “inquinato” che va rimosso prima o poi dalla scarpa.

Condivido perfettamente il disagio di Depaoli e non è un caso che abbia scelto anche la sua opera per raccontare uno dei temi trattati dalla Triennale.
Complimenti ad entrambi gli artisti per la bellezza delle opere e l’impegno nel lanciare un importante messaggio sociale.
Ricordo infine che “Porzione di mare” è stato realizzato in tecnica mista, pelle di pesce, legno marino, plastica, resina 60x40x70 cm.

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foto di copertina: “Plastica oltremare” di Michele Toniatti, puro pigmento su legno e plastica, 88X68 (2019)









Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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