Memoriale di un anomalo omicida seriale di Davide Buzzi

Memoriale di un anomalo omicida seriale di Davide Buzzi

Il serial killer Antonio Scalonesi

Memoriale di un anomalo omicida seriale di Davide Buzzi edito da 96, rue de-La-Fontaine è un romanzo avvincente in cui il protagonista, Antonio Scalonesi, è un serial killer ed è anche la voce narrante del testo. Un libro ricco false piste in cui il l’assassino porta il lettore, sempre in bilico tra il vero e il falso. Scalonesi è un ottimo manipolatore o un serial killer spietato? 

C’è molto di anomalo nel suo modus operandi così come nella vita di tutti i giorni. All’apparenza è un uomo normale, sembra quasi un vincente, un agente immobiliare di successo, un eccellente sportivo eppure confessa alla Polizia una serie efferata di delitti senza mostrare il minimo rimorso. Ma sarà veramente lui il serial killer che tutti cercano?

Il romanzo, inoltre, è composto da un “capitolo mancante” che non si trova nel libro, ma che lo scrittore ha voluto realizzare sotto forma di cortometraggio, che poi è diventato il book trailer del Memoriale di un anomalo omicida seriale. Questo lavoro ha partecipato anche ad alcuni concorsi cinematografici, aggiudicandosi diversi premi, fra i quali il David d’Argento al Florence Film Festival 2022 di Firenze, il trofeo Red Movie al Red Movie Awards Film Festival 2023 di Reims (F) e il Silver Award al New York Movie Awards 2023, negli USA.

Come di consueto, ringrazio Davide Buzzi per questa bella intervista che ci ha permesso di conoscerlo meglio come scrittore e di scoprire qualcosa in più sul suo avvincente romanzo.

Memoriale di un anomalo omicida seriale di Davide Buzzi

Buondì Davide, tu sei nuovo ai nostri lettori, ci racconti brevemente di cosa ti occupi nella vita?

Un caro saluto a te e a tutti i lettori e grazie per questa opportunità. In realtà il mio primo lavoro è stato quella di fotografo. Ho studiato fotografia negli anni 80 del secolo scorso e ho svolto l’attività di fotografo per una decina di anni, prima di impegnarmi in altre professioni. Dal 2014 svolgo il mestiere di giornalista per un mensile locale. Da sempre sono un artista, cantautore, autore e scrittore.

Il titolo del tuo romanzo mi ha subito incuriosita. L’aggettivo “anomalo” ha suscitato il mio interesse. Senza spoilerare tanto, ci puoi raccontare cosa ha di anomalo il tuo serial killer?

L’anomalia del protagonista risiede nel fatto che Scalonesi è un omicida assai lontano dalla figura usuale che abbiamo di questi esseri. Generalmente i serial killer sono individui che commettono più omicidi, spesso caratterizzati da un modus operandi specifico e una ripetitività che li distingue da altri tipi di assassini. In questo senso il personaggio del mio racconto risulta assai distante dagli schemi, seppure anche Scalonesi colpisce sempre in luoghi diversi e intervalla i suoi omicidi con  periodi di “raffreddamento emotivo”. Inoltre Egli non disdegna di stare sul “mercato”, cosa questa assai inusuale, seppure nella realtà non manchi questo genere di sicari, vedi a esempio Richard Kuklinski. 

Perché hai scelto di raccontare la storia di Antonio Scalonesi? C’è stato un evento, un fatto che ti ha dato lo stimolo per iniziare questa avventura?

Il racconto di Scalonesi in effetti nasce una quindicina di anni fa, in un momento molto difficile della mia vita. Sentivo tanta negatività e aggressività in me e ogni giorno di più sprofondavo in un oscuro profondo infinito. Ero arrivato al punto di pensare cose davvero brutte. È stato allora che ho pensato che forse sarebbe stato possibile trasformare questa energia negativa in qualcosa di positivo. Quasi un po’ per caso ho cominciato a scrivere un racconto dai risvolti molto noir e improvvisamente è comparso questo personaggio che raccontava di ammazzamenti come se questi fossero la cosa più normale del mondo.

Per scrivere il Memoriale ti sei attivato in una serie di ricerche impegnative e ti sei confrontato con psichiatri, polizia scientifica e avvocati. Cosa ti ha appassionato di più mentre scrivevi?

In effetti a un certo punto mi sono inconsapevolmente ritrovato coinvolto in un’impresa che pareva andare oltre le mie possibilità. Ho quindi pensato che la cosa migliore da fare fosse quella di sottoporre la prima bozza del mio lavoro ad alcuni professionisti che conoscessero approfonditamente il mondo che stavo cercando di raccontare, chiedendo loro nel contempo se avessero piacere ad aiutarmi. E indubbiamente il loro contributo è stato fondamentale a far sì che tutta la costruzione potesse funzionare. Fra questi ci sono l’ex capo della polizia scientifica del Cantone Ticino Emilio Scossa Baggi, lo psichiatra e criminologo Orlando Del Don, gli avvocati Amanda Rueckert e Giovanni Martines (già difensore di Bernardo Provenzano durante il processo per l’omicidio di Mario Francese), un armaiolo, giornalisti di nera e via dicendo. 

Tu sei autore anche di alcuni racconti e di un altro romanzo, L’estate di Achille, tra l’altro segnalato fra le ottanta proposte al Premio Strega 2023. Tra quali generi letterari ti senti più a tuo agio, e perché?

Il noir sicuramente mi appassiona molto, ma in verità non esiste un genere letterario che mi appassioni più di altri. Principalmente mi piace raccontare storie e quando un’idea mi arriva in testa comincio a ragionare attentamente a come svilupparla. Ne parlo con le mie figlie, con la mia agente e magari con qualche amico, provo a trovare soluzioni e a comprendere quanto questa possa interessare eventuali lettori. Se poi mi convinco della bontà del racconto, ecco che allora inizio a buttar giù una prima stesura. Poi un passo dopo l’altro arrivo a sviluppare la storia nella sua giusta consistenza. In questo senso sono un narratore assai anomalo, un po’ come il mio serial killer del Memoriale. La maggior parte degli scrittori mette nero su bianco storie brevi e romanzi a ritmi vertiginosi. Conosco gente che riesce a scrivere un racconto breve al giorno e contemporaneamente a dedicarsi alla stesura di un romanzo, sempre con risultati notevoli. Io invece vado molto più lentamente, insomma mi prendo il mio tempo pensando prima di tutto a divertirmi.

Chi è Davide Buzzi

Davide nasce il 31 dicembre 1968 ad Acquarossa (Svizzera). Cantautore e autore, inizia la sua carriera artistica nel 1982 accanto a Giampiero Albertini e Franco Diogene nel film in “L’oro nel camino”. Nel 1993 pubblica il suo primo cd, “Da grande”, cui seguiranno “Il Diavolo Rosso: Romaneschi” (1998), “Perdo pezzi” (2006), “Non ascoltare in caso d’incendio” (2017) e, nei prossimi mesi, “Radiazioni sonore artificiali non coerenti”.

Nel 2013 pubblica il suo primo libro di racconti dal titolo “Il mio nome è Leponte… Johnny Leponte” e nel 2017 il racconto breve “La Multa”.

Negli anni ottiene importanti riconoscimenti internazionali quali la “Targa Città di Milano” (1997), il “Premio Città San Bonifacio” a Verona (2000) e il “Premio Myrta Gabardi” a Sanremo (2002).

Nel 2012 ottiene due nomination agli ISMA Award di Milwakee (USA) per la canzone “The She Wolf”

Nel 2013 ottiene una nomination i NAMMY Award di Niagara Falls (USA) per la canzone “The She Wolf”.

Fotografo di formazione, è attivo anche nel campo del giornalismo come membro di redazione del mensile “Voce di Blenio” e, da diversi anni, come inviato speciale di Radio Fiume Ticino al Festival di Sanremo. 

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