La giornata mondiale del libro: Scerbanenco tra le letture

Per la giornata mondiale del libro ho scelto Scerbanenco
La giornata mondiale del libro e del diritto d’autore si festeggia ogni anno il 23 aprile a partire dal 1996 ed è un evento organizzato dall’UNESCO su proposta di 12 Paesi tra cui Australia e Russia.
L’evento si ricorda in tutto il mondo con tantissime manifestazioni che hanno l’intento di incoraggiare a scoprire la lettura, evidenziando il ruolo di promozione della cultura sostenuto degli scrittori.
Per questa giornata speciale ho scelto un libro che ho terminato da poco e che e ha confermato lo scrittore ucraino tra i miei autori preferiti: I milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco.
In passato ho già avuto modo di apprezzare I racconti neri, che sono stati per me una vera e propria folgorazione (e nell’articolo relativo vi racconto perché). Credo che in questo romanzo (come certamente in tanti altri), Scerbanenco sia stato in grado di sintetizzare le sue più grandi peculiarità. In poco più di 170 pagine, l’autore riesce magnificamente a descrivere una storia brutale, fatta di miseria dell’animo umano, di malattia, di amore familiare e di disabilità, il tutto racchiuso nella cornice di una Milano sempre più violenta e marcia.

La sensibilità di questo autore è unica. La vediamo nel dramma di Amanzio Berzaghi, il padre amorevole che accudisce la figlia malata di mente e che gli ammazzano con la stessa nonchalance con cui si ammazza una mosca che dà fastidio. La vediamo nel dramma personale dell’investigatore Duca Lamberti, una brava persona, a cui proprio non va giù quella Milano sempre più spietata e violenta.
E’ il punto di vista delle vittime che racconta Scerbanenco; è loro che lo scrittore fa parlare, per questo i suoi personaggi sono veri, penetranti e densi.
I milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco
Donatella Berzaghi è alta quasi due metri. E’ mastodontica e bella. Ha 28 anni e ha disturbi mentali: il suo cervello si è fermato a quando di anni ne aveva 8. Di lei si occupa il padre rimasto vedovo e non più giovane, che per accudire quel bellissimo gigante ci mette tutta la forza e l’amore del mondo. Adora sua figlia, ma una sorta di ninfomania che la spinge ad abbandonarsi con facilità a tutti, costringe il padre a tenerla chiusa in casa e a sorvegliarla personalmente durante l’orario di lavoro.
Amanzio Berzaghi, ogni giorno si assenta dall’ufficio per mezz’ora, va a casa e controlla che Donatella stia bene, che abbia cucinato e fatto altre piccole incombenze domestiche per tenersi occupata. Controlla che porte e finestre siano chiuse e ritorna in ufficio. Un pomeriggio, però, rientra e non trova la figlia. Non ci sono segni di infrazione, tutto è in ordine, porte e finestre sono chiuse ma di Donatella non c’è traccia. Sparita. Volatilizzata.

Inizia così una storia che si legge tutta d’un fiato. Scerbanenco mantiene per tutto il romanzo un ritmosempre elevato, anche quando Duca Lamberti si abbandona a lunghe riflessioni. Il ritmo è sempre ben calibrato e coinvolgente.
Perché leggerlo
Il punto di forza del romanzo è certamente la storia, resa magnificamente dall’angoscia personale che vive Amanzio Berzaghi, il padre della gigantessa Donatella. Lo smarrimento e il senso di frustrazione di quel genitore che ha perso la sua “bambina” lo sentiamo invadere le nostre meningi; percepiamo sulla nostra pelle ogni brivido di Amanzio Berzaghi quando gli rivelano che la luce della sua vita gliel’hanno bruciata viva; sentiamo galoppare nel nostro petto la stessa rabbia che ha sentito Amanzio Berzaghi quando i suoi assassini gli rivelano il futile motivo per cui hanno ammazzato sua figlia.
Scerbanenco è un maestro in questo tipo di sensazioni. E’ lo scrittore delle emozioni, perché è in grado di toccare le corde più intime dei suoi personaggi, nel bene e nel male. Ce li fa vivere appieno, nella loro becera malvagità così come nella loro bellezza e delicatezza. Ma non è lo scrittore del bianco e del nero. E’ lo scrittore delle sfumature, di quei gesti impercettibili che racchiudono intere frasi, di quelle parole mezze dette che schiudono interi mondi emotivi che gravitano attorno a tutti i suoi personaggi, anche quelli secondari.
I milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco è stato scritto nel 1969 ed è l’ultimo della fortunata serie noir incentrata sulla figura di Duca Lamberti, il medico radiato dall’albo per aver praticato l’eutanasia su un paziente terminale.
Lettura consigliatissima per festeggiare la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore!









Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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