Al cinema “La moglie di Čajkovskij” del regista Serebrennikov

La moglie di Čajkovskij

Dal 5 ottobre I Wonder Picture porterà nelle sale italiane l’attesissimo film “La moglie di Čajkovskij” del regista russo Kirill Serebrennikov

La vita e l’opera di Pëtr Il’ič Čajkovskij

“La moglie di Čajkovskij” del regista Serebrennikov sarà nelle sale italiane dal 5 ottobre. Un film da non perdere, ricco di pathos in ogni scena, che accompagna il pubblico nella vita tormentata del grande compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893).

Dopo due film molto apprezzati dalla critica e dal pubblico (Parola di Dio, Summer, Petrov’s flu)Kirill Serebrennikov porta sul grande schermo una storia vera. Il film è ambientato nella Russia della seconda metà del XIX sec. e narra la relazione turbolenta tra il compositore russo, interpretato dal bravissimo Odin Lund Biron, e la moglie Antonina Ivanovna Miliukova, impersonata dalla straordinaria Alyona Mikhailova, elogiata dalla critica per la sua splendida interpretazione.

Čajkovskij e Miliukova sono stati sposati dal 1877 fino al 1893, anno della morte del compositore. Il film racconta un matrimonio complesso, partito male fin dall’inizio, nato come una favola nella testa della giovane Antonina Ivanovna che presto trasforma quel sentimento in una vera e propria ossessione.

Antonina Ivanovna è un’aspirante musicista e si innamora perdutamente di Čajkovskij. Il film ruota attorno alla figura di questa giovanissima donna che con caparbietà si dedica anima e corpo al corteggiamento del musicista fino a convincerlo a sposarla. 

In un’epoca in cui le donne contavano poco, Antonina Ivanovna porta avanti con testardaggine il suo matrimonio, contrariando le insistenze della famiglia e della società, che giudica quel legame un matrimonio-farsa, e contrariando lo stesso compositore quando questo le palesa i suoi evidenti rifiuti a qualsiasi contatto fisico. Čajkovskij, infatti, non riesce ad amare le donne, e scende a compromessi con la società per far tacere i pettegolezzi che riguardano le sue inclinazioni sessuali, sposando controvoglia Antonina Ivanovna.

Il rifiuto di Antonina Ivanovna da parte di Čajkovskij si trasforma ben presto in una sorta di esaurimento nervoso che caratterizzerà a fasi alterne tutta la vita del compositore russo. Quando a Čajkovskij sembra di toccare il fondo e decide di separarsi (cosa che in realtà non avvenne), Antonina Ivanovna cade in un delirio profondo che la porterà alla pazzia.

“La moglie di Čajkovskij” del regista Serebrennikov

Il film si apre con la scena della morte del compositore russo che spiazza il pubblico per l’equivocità con cui è presentata. A mio avviso, il regista si è voluto collegare al concetto di “ambiguità” della morte di Čajkovskij, sostenuta ancora oggi da molti studiosi e biografi. Le cause reali del decesso, infatti, non sono mai state accertate. Non è chiaro se Čajkovskij sia morto di colera, bevendo un bicchiere di acqua non bollita in casa (imperdonabile superficialità, non trovate?), se sia suicidato per mettere fine ad alcuni pesanti pettegolezzi che gli avrebbero rovinato la sua vita e la sua carriera (non meno, il buon nome della famiglia di origine) o se sia morto a causa di una malattia trasmessa sessualmente. Fatto sta, che Kirill Serebrennikov, è riuscito fin dalle prime scene a catturare l’attenzione dello spettatore in un crescendo di suspense e colpi di scena che hanno reso perfettamente la drammaticità dell’intera storia.

Il film, scritto e diretto da Kirill Serebrennikov, ha regalato al pubblico un sorprendente racconto di ossessione e musica, diretto con meticolosa cura del dettaglio. Eccezionale la fotografia e magistrale la gestione della macchina da presa che sbalza lo spettatore nella scena, coinvolgendo a tal punto da avere la sensazione di partecipare emotivamente agli eventi narrati.

Un’altra caratteristica che coinvolge e “avvolge” il pubblico, contribuendo a renderlo emotivamente partecipe, è la luce. A differenza della stragrande maggioranza dei film ambientati in luoghi chiusi e privi di luce artificiale, le scene presentate da Kirill Serebrennikov in un’epoca in cui esistevano solo le lampade ad olio, non sono mai buie, ma sempre illuminate, in modo tale da far percepire il drappo scuro del buio senza mai stancare l’occhio e creando al contempo una straordinaria atmosfera.

“La moglie di Čajkovskij” sarà nei cinema italiani dal 5 ottobre con Arthouse, la label di I Wonder Pictures dedicata al cinema d’autore più innovativo, in collaborazione con Unipol Biografilm Collection.

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