Villa Albani: un gioiello dimenticato?

Un restauro troppo oneroso
Villa Albani è un gioiello dimenticato, una villa splendida, a dieci minuti da Villa Borghese, nel cuore di Roma. Se siete persone che amano perdersi per la Città Eterna, alla ricerca di percorsi poco battuti, di vie poco note o di strade che non avete mai percorso, be’, sono certa che vi sarà capitato di trovarvi faccia a faccia con questa splendida Villa.
L’impatto più suggestivo è imboccando Via Frosinone, una traversa di Via Savoia, ed è l’unica parte della villa (la facciata) che potete ammirare. Il perimetro dell’intero complesso è circondato da una fitta vegetazione e da alti muri che non vi consentono di scorgere nulla se non una porzione della Villa se vi trovate su Via Adda.
Villa Albani è un gioiello dimenticato dell’architettura settecentesca, realizzato dall’architetto C.Marchionni (1702-1786) e che un tempo sorgeva in un luogo quasi idilliaco, tra campagne e vigne, prima che l’urbanizzazione spinta la facesse da padrona.

Alla realizzazione della Villa avevano contribuito personaggi illustri che gravitavano attorno alla figura del cardinale Albani (personaggio di spicco del tempo) tra cui gli incisori G.B. Piranesi (1720-1778), G.B Nolli(1701-1756) per la progettazione del giardino, e il padre della storia dell’arte Winchelmann (1717-1768), solo per citarne alcuni.
Preziosità uniche custodite nelle sue stanze
Nel ‘700 Villa Albani è stata al centro del famoso Grand Tour, di quel fenomeno che portava gli aristocratici e l’intellighenzia del tempo a viaggiare per l’Europa per conoscere e studiare la cultura, la storia, l’arte e l’antichità dei paesi europei. L’Italia era una delle tappe più amate. In tal senso Roma era una delle città predilette, perché qui, si era a tu per tu con le radici della nostra civiltà. Questo amore sfociava in febbrili acquisti di ogni tipo di reperto archeologico e in una passione sempre crescente per le antichità. Ed è in questo senso che Villa Albani giocò un ruolo importantissimo per l’epoca, perché ospitava la più grande collezione di sculture originali greche visibili nella Roma del tempo.

La Villa prende il nome dal Cardinale Albani, grande collezionista di antichità, uomo colto e studioso del passato. Il cardinale deputò Villa Albani a luogo esclusivo di raccolta ed esposizione delle sue collezioni, e in breve tempo la dimora diventò tappa frequentatissima dai viaggiatori del Gran Tour e dai grandi collezionisti. La notorietà si accrebbe anche grazie alla presenza del Winckelmann, il fondatore dell’archeologia come scienza moderna, che supportava il cardinale nella scelta e nella catalogazione delle opere acquistate.
La rievocazione delle imponenti ville di età Imperiale
Nel corso della sua storia, però, la Villa fu oggetto di due duri colpi: il primo, avvenuto alla fine del ‘700, dovuto a un sequestro sotto il governo francese che portò via quasi 500 sculture dalla Villa (in parte recuperate, ma 180 mai rientrate) e il secondo colpo nel 1866 quando fu acquistata dal principe Alessandro Torlonia. Quest’ultimo effettuò numerose modifiche sia in merito all’arredo del giardino sia relativamente alla storica allocazione delle sculture voluta dal cardinale Albani.
Quest’ultimo punto è importante, perché la Villa rispecchia la concezione che aveva il cardinale dell’architettura antica, quella che si ispirava cioè alle ville dell’ età Imperiale, legate al concetto di ozio intellettuale. Queste erano caratterizzate da edifici molto articolati, costruiti in contesti naturali e con spazi predeterminati. Nel portico, di Villa Albani, ad esempio, sono state realizzate una serie di nicchie con statue di imperatori con corazza, che in età imperiale avevano l’obiettivo di esaltare la storia e la forza dell’Impero. La Villa, inoltre, presenta due portici che dovevano servire per le passeggiate di chi dissertava e filosofeggiava, adornate da statue di personaggi illustri e di intellettuali della storia antica.
Un restauro troppo oneroso
Attualmente Villa Albani è oggetto di un progetto molto complesso e complicato di restauro ad opera della Fondazione Torlonia.

Il restauro della Villa è molto oneroso e, anche se in più occasioni il Pubblico ha cercato di intervenire con il proprio supporto economico, i Torlonia (ancora proprietari del bene) non hanno mai accettato. La Villa ha un valore inestimabile e, probabilmente, solo il Pubblico non sarebbe in grado di sostenere un progetto di tali dimensioni che richiederebbe un cospicuo investimento anche per la successiva manutenzione. Fatto sta, che gli attuali proprietari stanno facendo tutto da soli, a piccoli passi, contribuendo a restaurare poco alla volta piccole porzioni della Villa. Al momento, lo stato di totale abbandono in cui versa lo spazio attorno alla facciata (visibile a Via dei colli Albani) ci lascia intendere che la strada è ancora molto lunga…
Le visite sono consentite solo su prenotazione, ma la lista è lunghissima, si può essere ricontattati anche dopo diversi mesi dall’invio della richiesta. Quest’ultima avviene scaricando un modulo e versando un contributo di 50 € a persona, per chi vuole beneficiare si una sorta di “salta fila”, che consente di avere un trattamento di riguardo in merito ai tempi di attesa per la convocazione.

Durante la visita guidata non sarà possibile scattare foto, video e diffondere informazioni sulla Villa se non su esplicita autorizzazione scritta della Fondazione.
Se volete fantasticare tra le stanze di Villa Albani, un gioiello dimenticato,
vi consiglio di ascoltare questa meravigliosa descrizione dello storico dell’arte Carlo Gasparri:













Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
0 Comments