Una passeggiata alla scoperta di Rocca Priora

Rocca Priora

Cordialità, storia e bellezza paesaggistica a Rocca Priora, il comune più alto dei Castelli romani

Non solo il famoso belvedere

Rocca Priora è stata una vera scoperta. Tutto è iniziato per caso, o meglio per causa di forza maggiore. Il 2 giugno la mia meta era tutt’altra. Un incidente sull’autostrada mi ha costretta a fare marcia indietro e ritornare verso Roma. Lungo la strada, però, la folgorazione. Ed è stata una scelta, come si dice dalle mie parti, “felice assai”.

Approfittate per andare alla scoperta di paesi e paesini che puntellano l’intero Lazio, ne rimarrete davvero affascinati. La prima cosa che ci ha colpiti della cittadina è stata la cordialità. Tutti si metteranno a vostra disposizione, e non perché siete turisti, perché qui si fa così.

il belvedere di Rocca Priora (che ovviamente è quello alle mie spalle! :-P)

Per la storia del paese vi rimando al link del comune, con me invece, farete una passeggiata tra le sue stradine. Armatevi di pazienza perché il vostro percorso sarà tutto in salita fino allo splendido belvedere. Con l’articolo di oggi ci fermiamo alla prima tappa, il Santuario della Madonna della Neve. 

Seguite le indicazioni per il centro storico, perché da qui inizierà la vostra passeggiata. La prima chiesa che incontrerete, che si trova ai piedi del centro storico e che vi dà il benvenuto è  proprio il Santuario della Madonna della Neve.

Il Santuario della Madonna della Neve

All’andata lo abbiamo trovato aperto, quindi abbiamo deciso di proseguire per il centro storico e chiudere la fine della passeggiata con il santuario. Errore! Non lo fate, perché il Santuario chiude alle 12:00! 

In realtà l’orario è forzato perché chi sovrintende alla chiesa ci ha raccontato che questa viene chiusa quando all’interno non c’è nessuno a controllarla. Il controllo negli ultimi tempi è diventato obbligatorio perché la chiesa subisce continui furti dalle cassette delle elemosine in pieno giorno. 

Ce lo ha raccontato il Rettore Don Giovanni Grappasonni che è stato così gentile da farci entrare. L’energico settantaseienne, è stato disturbato da me e da un altro signore mentre era tutto dedito alla frittura dei suoi peperoncini verdi (“friggitelli” come si chiamano da queste parti). Appena siamo entrati ci ha investiti non solo l’odore sublime dei suoi friggitelli ma anche la sua personalità. Dire che Don Giuseppe è una persona vulcanica è dire poco. Alla sua porta aveva bussato anche un uomo, desideroso di vedere la chiesa, perché quando era piccolo, proprio qui, aveva passato alcuni anni in collegio. Don Giovanni Grappasonni di quest’uomo ricordava vita morte e miracoli! Dopo averlo riempito di improperi perché l’uomo ricordava poco e niente della sua permanenza in collegio, il Grappasonni ci ha portati a visitare la chiesa e poi ci ha condotti in una stanzetta dove ha sciorinato tutta la sua carriera. 

Mi sono sentita l’essere più inutile del mondo. 

Don Giovanni Grappasonni è stato nei servizi segreti, è stato in aviazione, è stato al seguito di papa Woitila, è infermiere professionista, è stato prigioniero di guerra in Polonia e sa suonare magnificamente l’organo. Queste sono solo alcune delle cose che ha fatto, le altre le ho dimenticate. Era una mitragliatrice in piena attività, non sono riuscita a stargli dietro. I muri della stanza sono tappezzati di foto con personaggi illustri e attestati di onorificenze. Abbiamo concluso la visita con la sua performance all’organo a cui non ci siamo proprio potuti sottrarre…

Rocca Priora e il commercio della neve

Il Santuario ha una storia molto particolare. Si chiama della Madonna della neve in relazione al commercio di neve che dal Seicento fino all’Ottocento era una delle attività principali della città. All’epoca non esistevano i moderni frigoriferi e gli abitanti di Rocca Priora avevano escogitato un metodo per mantenere sempre fresca la neve e poi venderla a Roma alle famiglie benestanti che si potevano permettere di pagare un lusso simile. Quando bisognava venderla, la neve veniva raccolta e conservata in pozzi coperti di fieno e portata con i carretti fino a Roma. 

Essendo una delle principali attività economiche del paese, i roccaprioresi pregavano la Vergine affinché ogni anno garantisse una copiosa nevicata.

La chiesa risale al XVI sec. ma inizialmente era solo una piccola cappella dedicata alla Vergine. Successivamente, un ricco e religioso marchese fiorentino, Zenobio Baldinotti, per ringraziare la Vergine dei sui profitti, decise di far ampliare la cappella, facendo costruire altri locali adiacenti.

Una copia dell’immagine della Vergine è ben visibile sull’altare. L’originale è conservata a Roma presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore.

I roccaprioresi sono molto devoti alla Vergine che viene salutata ogni anno la prima domenica di Agosto con una solenne processione in suo onore.

Dal 1860 il Santuario è in gestione ai Padri Pallottini. 

Dal momento che il percorso per il belvedere è irto e lungo vi consiglio di rifocillarvi alla pasticceria difronte che ha al suo interno un piccolo ma efficiente laboratorio. Io ho apprezzato una danese deliziosa e un buon caffè.

E ora mettetevi in marcia, queste sono le vostre prossime tappe:

Le fontane di Rocca Priora

Porta Savelli e Palazzo Savelli

Chiesa di santa Maria Assunta in cielo

Belvedere e Monumento ai caduti

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