L’enigma dell’alloro nero di Marcella Nardi

L’enigma dell’alloro nero di Marcella Nardi

I giochi di potere nell’antica Roma

L’enigma dell’alloro nero di Marcella Nardi è il nuovo libro della scrittrice italo americana che, questa volta, ci riporta molto indietro nel tempo fino all’antica Roma.

Appassionata da sempre di crime ma anche di storia, Marcella Nardi ci racconta in questa nuova intervista come è nata la sua passione per la storia dell’antica Roma e perché ha scelto come protagonista proprio l’imperatore Marco Aurelio. 

Anche in questo nuovo romanzo giallo, Marcela Nardi dimostra di conoscere le dinamiche dell’animo umano e i suoi risvolti più neri, quelli che spingono gli esseri umani, da tempo immemore, a commettere soprusi e delitti efferati per avidità, sete di potere e cattiveria. 

Attraverso una narrazione sempre ricca di dettagli, curiosità e colpi di scena, il lettore viene catapultato nell’affollato Foro romano, brulicante di uomini, pettegolezzi e segreti. Un giovane oratore Marco Cornelio Fausto viene ritrovato morto con un pugnale nel cuore e una corona di alloro annerito sul petto. Anche se il Senato si indigna per la brutale morte, il senatore Lucio Valerio Massimo, insofferente alle ipocrisie, non ci sta. Così, insieme al suo fidato schiavo, cerca di scoprire la verità, che potrebbe, però, rivelare fatti ben più importanti: forse, il giovane oratore aveva scoperto qualcosa che voleva rivelare, scoperchiando il vaso di Pandora…

Come di consueto, ringrazio Marcella per la bella e interessante intervista, sempre ricca di spunti e nuove informazioni sulle sue trame avvincenti e sul lavoro dello scrittore. 

L’enigma dell’alloro nero di Marcella Nardi

L’enigma dell’alloro nero è uno dei tuoi ultimi romanzi. Per chi ti segue costantemente, l’ambientazione della storia è nuova e ci rimanda ai tempi dell’antica Roma. Cosa ti ha ispirato questo nuovo contesto, insolito per i tuoi romanzi?

Grazie per avermi invitata. Sono sempre stata appassionata di storia antica e medievale, ma il mio amore per il giallo storico nell’antica Roma è nato grazie a due autori, uno purtroppo scomparso, l’altro ancora in attività, che hanno creato personaggi affascinanti, accomunati dalla passione per le indagini nella Roma imperiale. Avendo io già scritto romanzi ambientati nel medioevo, avevo voglia di cimentarmi in qualcosa di nuovo. La Roma imperiale mi affascinava molto.

Partiamo dal titolo che è particolarmente intrigante. Si parla di alloro che, sappiamo era, molto usato nell’antica Roma perché fortemente simbolico. Come si collega al tuo romanzo? Possiamo anticipare qualcosa ai nostri lettori senza spoilerare tanto?

L’alloro, come hai giustamente sottolineato tu, era un simbolo ben noto e ricco di significati nell’antica Roma: vittoria, prestigio, protezione divina, ma anche ammonimento per chi osava sfidare un ordine stabilito. Nel caso di questo romanzo, il ramo d’alloro lasciato accanto al pugnale non è un semplice dettaglio scenico, ma un segno preciso, studiato, un monito che affonda le sue radici proprio in quell’immaginario antico. La sua presenza accanto all’arma suggerisce una volontà, un messaggio da decifrare, un avvertimento che parla più della mano che l’ha posato che del gesto in sé. Ma preferisco non anticipare altro… sarà la storia, passo dopo passo, a svelarne il significato.

Dal tuo romanzo viene fuori una Roma in perenne fermento sia tra le strade sia nei palazzi che contano. Che ruolo ha il potere nel tuo romanzo?

Nel mio romanzo il tema del potere riveste un ruolo centrale, quasi a fare da filo rosso che attraversa l’intera vicenda. Avevo il desiderio, seppur in modo indiretto e senza forzature, di mettere in luce un aspetto che considero profondamente umano e, allo stesso tempo, profondamente inquietante: nonostante duemila anni di storia, di conquiste, di progresso, non siamo cambiati poi molto. Il potere continua ad attirare, a sedurre, a corrompere. Per ottenerlo o conservarlo, l’essere umano rimane disposto a tutto: a tradire chi gli è vicino, a manipolare, e nei casi più estremi… persino a uccidere. Un tema antico, sì, ma drammaticamente attuale.

L’enigma dell’alloro nero è ambientato ai tempi di Marco Aurelio. Qual è l’aspetto di questo imperatore che ti ha attratta maggiormente e spinta ad ambientare la storia durante il suo regno?

Ho scelto l’imperatore Marco Aurelio perché è universalmente considerato uno dei sovrani più illuminati e saggi della Roma imperiale, un punto di riferimento morale e filosofico che ancora oggi affascina storici e lettori.
Nel romanzo questa sua grandezza non emerge direttamente — non era quello il mio intento — ma la sua figura aleggia comunque sullo sfondo, influenzando l’atmosfera e il contesto. L’omicidio al centro della trama, infatti, è profondamente legato allo scenario politico del suo tempo: un’epoca in cui intrighi, ambizioni e giochi di potere potevano esplodere proprio mentre l’imperatore cercava di mantenere stabilità e saggezza. È in quella tensione, tra un governo ideale e una realtà molto più oscura, che la vicenda prende forma.

Qual è la parte del romanzo che ti ha appassionata di più mentre scrivevi?

Senza dubbio, ciò che mi appassiona di più è la ricerca storica. Sia quando scrivo romanzi moderni sia quando lavoro su storie ambientate nel passato, dedico sempre molto tempo alla documentazione: mi piace immergermi nello sfondo storico, capire l’ambiente, la mentalità, le dinamiche del periodo in cui gli eventi si svolgono. In questo caso ho approfondito quali figure — reali o plausibili — potessero muoversi all’interno della trama, e soprattutto perché. Ricostruire motivazioni, ruoli e possibilità mi aiuta a dare alla storia un’anima più credibile, e al lettore la sensazione di trovarsi davvero in quell’epoca.

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