Intelligenza alimentare di Irene Luzi

Intelligenza alimentare Irene Luzi

Non più “devo” ma “sento”

Intelligenza alimentare di Irene Luzi edito da Gribaudo è un invito controcorrente in un tempo in cui il rapporto con il cibo è sempre più mediato da regole, app, tabelle nutrizionali, e conteggi calorici. Nel suo bellissimo libro, l’autrice ci svela come tornare ad ascoltare il corpo, riconoscere i suoi segnali e recuperare una fiducia che abbiamo delegato all’esterno. Non si tratta di inseguire l’ennesima promessa di benessere immediato, ma di rimettere al centro una dimensione più profonda, integrata e personale della salute. Ognuno di noi, infatti, possiede un sapere corporeo innato, una forma di intelligenza biologica che può essere risvegliata, educata e coltivata.

In tal senso, Intelligenza alimentare di Irene Luzi non impone, ma accompagna, non prescrive, ma educa all’ascolto. E’ questo il concetto di intelligenza alimentare, è questo l’obiettivo del libro: non domandarsi soltanto che cosa sia giusto mangiare, ma imparare a sentire che cosa ci fa davvero bene. Nel libro, non a caso, l’autrice si sofferma sulla necessità di ritornare a coltivare ciò che davvero ci fa bene, oltre al cibo. Camminare all’aria aperta, allacciare rapporti con le persone che aggiungono valore alla nostra vita, movimento, respirazione, riposo, esposizione alla luce naturale e gestione dello stress sono le chiavi per iniziare una nuova rivoluzione.

Intelligenza alimentare non promette scorciatoie. Anzi, smonta con chiarezza alcune delle convinzioni più radicate, come l’idea che la colazione sia sempre e comunque indispensabile o che esista una dieta perfetta. L’autrice invita a uscire dalla logica del “devo” per rientrare in quella del “sento”: un passaggio apparentemente semplice, ma profondamente controcorrente per chi ha imparato a diffidare dei propri segnali interni.

Come di consueto, ringrazio Irene Luzi per la bella intervista che ci ha permesso di entrare in un percorso che non riguarda soltanto il cibo, ma il modo in cui abitiamo noi stessi. Le sue parole aprono domande essenziali: perché abbiamo iniziato a temere ciò che dovrebbe nutrirci? E come possiamo liberarci dalla confusione senza cadere in nuove rigidità?

Intelligenza alimentare di Irene Luzi: intervista all’autrice

Salve Irene, domanda di rito per tutti i nuovi scrittori che approdano sul nostro sito: ci racconta brevemente cosa fa nella vita e quali sono le sue passioni?

Sono psicoterapeuta, ecopsicologa e igienista naturale. Per quindici anni ho fondato e diretto uno studio polispecialistico, occupandomi di psicoterapia con singoli, coppie e famiglie e approfondendo, in particolare, la relazione tra emozioni, comportamento e cibo.

Negli ultimi anni ho integrato la mia attività con la formazione in igiene naturale, convinta che la salute non possa essere ridotta alla sola assenza di malattia, ma sia il risultato di uno stile di vita che coinvolge alimentazione, movimento, natura, sonno, relazioni e gestione dello stress.

Una delle esperienze che mi ha trasformata di più sono state le spedizioni di etnopsicologia in Amazzonia, dove ho studiato i sistemi di cura delle popolazioni indigene. Ho scoperto un modo completamente diverso di intendere la salute: non come la cura di un sintomo isolato, ma come l’equilibrio dell’intera persona nel rapporto con sé stessa, con gli altri e con la natura.

È da questa integrazione tra psicoterapia, ecopsicologia, igiene naturale ed esperienza sul campo che nasce il mio lavoro e, oggi, il concetto di Intelligenza Alimentare.

Le mie passioni sono profondamente intrecciate con quello che insegno. Amo trascorrere il tempo nella natura insieme a mio marito e ai nostri due cani, allenarmi e praticare attività fisica, perché considero il movimento uno dei linguaggi più autentici del benessere. Mi appassiona anche l’arredamento ispirato alla cultura giapponese dell’essenzialità: mi piace vivere in ambienti con pochi oggetti, scelti con cura, capaci di trasmettere calma e armonia. Lo stesso principio guida il mio interesse per la moda sostenibile e, più in generale, per uno stile di vita orientato alla semplicità, alla qualità e al rispetto della natura.

In fondo cerco semplicemente di vivere ogni giorno ciò che condivido nel mio lavoro. Credo che la credibilità nasca dalla coerenza: mi piace fare quello che dico e dire solo ciò che vivo ogni giorno.

In merito al suo ultimo libro, mi ha colpita il sottotitolo: “torna a fidarti di te”. Che cosa intende con questa frase? Possiamo considerarla come il “cuore” del suo libro?

Assolutamente sì. Credo che sia il cuore del libro.

Viviamo in un’epoca in cui abbiamo imparato a fidarci più delle regole che del nostro corpo. Chiediamo continuamente agli altri cosa mangiare, quanto mangiare, quando mangiare, arrivando quasi a pensare di non essere più capaci di prenderci cura di noi stessi.

Con Torna a fidarti di te voglio ricordare che possediamo un’intelligenza biologica straordinaria. Il nostro organismo sa comunicarci quando ha fame, quando è sazio, quali alimenti ci fanno stare bene e quali, invece, ci appesantiscono. Il problema è che abbiamo smesso di ascoltarlo.

Il mio invito non è quello di ignorare la scienza, ma di rimettere il corpo al centro, imparando nuovamente a riconoscere i suoi segnali. Quando recuperiamo questa fiducia, il cibo smette di essere una fonte di ansia e torna ad essere uno strumento di salute e libertà.

Corriamo subito ai ripari e arginiamo una facile incomprensione: nel suo saggio non ci sono ricette magiche, giusto? Qual è il messaggio che vuole dare a tutti con la sua pubblicazione?

Esatto, e ci tengo molto a chiarirlo.

Nel libro non prometto miracoli, diete lampo o protocolli validi per tutti. Anzi, credo che una delle grandi illusioni del nostro tempo sia proprio quella di pensare che esista una soluzione universale.

Il messaggio del libro è molto diverso: la salute non nasce dalla ricerca della dieta perfetta, ma dalla costruzione quotidiana di uno stile di vita più coerente con la nostra biologia.

Per questo parlo di alimentazione, ma anche di respirazione, movimento, sonno, esposizione alla natura, relazioni e ascolto del corpo. Non propongo regole da seguire per sempre: propongo un percorso che aiuti le persone a diventare autonome.

Se, dopo aver letto il libro, qualcuno avrà meno bisogno di esperti e più fiducia nella propria capacità di ascoltarsi, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.

Ho trovato particolarmente interessanti numerosi capitoli in cui le spiega il meccanismo perverso che si nasconde dietro alcuni diktat suggeriti anche da medici e nutrizionisti tra cui la colazione obbligatoria al mattino. Perché secondo lei invece non è affatto necessaria se non si sente il bisogno?

Perché la fame è un segnale fisiologico, non un orario. Per anni ci è stato ripetuto che la colazione fosse il pasto più importante della giornata e che dovessimo mangiare appena svegli indipendentemente da come ci sentivamo. Eppure nessun altro bisogno fisiologico funziona così.

Se non abbiamo sonno, non ci obblighiamo a dormire. Se non abbiamo sete, non beviamo litri d’acqua solo perché lo dice una regola. Allo stesso modo, se al mattino non sentiamo fame, costringersi a mangiare significa ignorare un segnale del corpo.

Questo non significa che la colazione sia sbagliata. Significa semplicemente che dovrebbe essere guidata dalla fame reale e non dall’abitudine o dalla paura di saltarla.

L’Intelligenza Alimentare parte proprio da qui: imparare a distinguere ciò che nasce dal corpo da ciò che nasce dalle convinzioni.

C’è un capitolo che mi ha incuriosita e che ho trovato molto utile: “intelligenza artificiale in cucina”, specialmente per quanto riguarda il coinvolgimento dell’intera famiglia. Verso i cambiamenti c’è sempre una certa ritrosia, è una difesa del nostro cervello. Quanto è difficile far accogliere il cambiamento alimentare ai nostri familiari? Lei cosa ci consiglia nel suo saggio?

È una delle difficoltà più frequenti.

Quando una persona cambia alimentazione, spesso pensa di dover convincere tutta la famiglia a fare lo stesso percorso. Ma il cambiamento imposto genera quasi sempre resistenza. Nel libro suggerisco un approccio completamente diverso: smettere di voler convincere e iniziare a ispirare.

Le persone non cambiano perché ricevono una lezione, ma perché osservano un esempio. Se chi ci vive accanto ci vede più energici, più sereni e più in salute, sarà naturalmente più curioso di ciò che stiamo facendo.

Anche in cucina consiglio di procedere gradualmente. Non serve rivoluzionare tutto da un giorno all’altro. È molto più efficace introdurre nuovi piatti, nuove abitudini e nuovi sapori senza trasformare ogni pasto in un terreno di scontro.

Il cambiamento più duraturo è quello che nasce dalla curiosità, non dall’imposizione. E questo vale tanto per i bambini quanto per gli adulti. 

Se non avete ancora scelto i libri da portare in vacanza, Intelligenza alimentare di Irene Luzi

è un ottimo suggerimento per iniziare a riflettere seriamente sul nostro benessere. E le vacanze? non sono forse il momento migliore per fare il punto della situazione e ripartire con un nuovo slancio?

Se il post ti è piaciuto, metti “mi piace” sulla mia pagina facebook e continua a seguire Sguardo Ad Est. Grazie!

Seguimi anche su:

0 Comments

Leave A Comment

You must be logged in to post a comment.

Translate »