Il rapporto turbolento di Nicola Michetti con lo zar Pietro

Nicola Michetti corte russa

L’architetto italiano Nicola Michetti alla corte russa di Pietro il Grande

Architetto di Corte

Nicola Michetti (noto anche come Niccolo e Niccolò) prestò servizio alla corte russa dal 1718 al 1723. Parlo di questo straordinario architetto italiano, perché mi sono resa conto di aver postato nella mia Gallery Russia diverse foto di Petergof senza mai rendere onore ad uno dei suoi primi architetti, Nicola Michetti (1675-1758). 

Michetti lavorò alla corte reale russa per cinque anni a stretto contatto con Pietro il Grande, che lo impegnò principalmente su Petergof. Lo zar non lo scelse direttamente, ma su consiglio del suo emissario Yury Kologrivov, incaricato di cercare talenti europei per ricostruire la capitale, San Pietroburgo. Kologrivov rimase così impressionato dai lavori che Michetti stava portando avanti a Roma dopo la morte del suo maestro, Carlo Fontana, che lo segnalò subito allo zar, scrivendogli personalmente. 

Nicola Michetti godette di una fortunata congiuntura astrale, perché divenne ufficialmente architetto di corte dopo la morte improvvisa del francese Jean Baptiste Alexandre Le Blond, super pagato e trattato con i guanti bianchi, a cui lo zar affidò i suoi progetti architettonici più importanti. Morto improvvisamente, l’urgenza della sostituzione, portò alla ribalta l’archiettto italiano. Michetti era lì e ricevette subito il testimone con uno stipendio di 5000 rubli al mese, una cifra pazzesca per l’epoca!

Palazzo Ekaterinenthal e Palazzo Strel’na

In realtà il suo primo lavoro non fu affatto il mitico Palazzo di Petergof, bensì quello di Ekaterinenthal a Tallin (oggi Palazzo Kadriorg, Tallinn, Estonia) che, però, non soddisfò nessuno, né Michetti né tanto meno lo zar. Nonostante al Palazzo avessero lavorato maestranze russe (la direzione fu poi presa da Zemcov) e italiane (Giuseppe Corrodini e Paolo Campanile), il Palazzo non fu mai abitato e presto fu abbandonato all’incuria. 

Foto di Marek Dziwior da Wikipedia, Palazzo Ekaterinenthal, Tallin
Ettore Lo Gatto, “Gli artisti italiani in Russia”, 1993

“Opera senza genialità”, dice Ettore Lo Gatto in “Artisti italiani in Russia”: Questo palazzo, infatti, passò ai posteri senza clamore, sorte invece che toccò a Palazzo Strel’na vicino  San Pietroburgo. Nelle intenzioni di Pietro il Grande questa doveva essere la sua residenza estiva, spettacolare come la grandiosa Versailles (poi, invece, capitolò in favore di Petergof). In realtà, lo zar mostrò poco entusiamo anche per quest’opera e, probabilmente, tale freddezza spinse Nicola Michetti ad abbandonare improvvisamente la Russia. Michetti non terminò l’opera, ma chi ci lavorò dopo, mantenne la struttura e la forma originaria. Rimasero, anche, ad esempio, i grandi portali con gli archi, caratteristicamente michettiani nonostante il progetto fosse stato dato inizialmente all’architetto francese Jean Baptiste Alexandre Le Blond.  

Ettore Lo Gatto, “Gli artisti italiani in Russia”, 1993
foto di www.kremlin.ru da Wikipedia, Palazzo Strel’na.

La scarsità delle fonti degli archivi non permettono di avere molte notizie nè sulla vita lavorativa di Nicola Michetti alla corte russa nè tanto meno su quella privata. Un dato certo e documentato è che Nicola Michetti avesse continui scontri con l’architetto di Petergof, Braunstein, in relazione ai lavori da fare nel parco. Questo ci fa presumere che l’architetto avesse parte molto attiva nel progetto. La testimonianza di tale fervente attività è documentata anche all’Ermitage, che conserva numerosi bozzetti di Petergof firmati da Nicolò Michetti. Non so se i disegni sono visibili al pubblico, comunque potete sempre ammirarli qui al link dell’Ermitage. 

Nicola Michetti alla corte russa: amore e odio

Nicola Michetti dopo l’ennesimo scontro con lo zar decise di abbandonare definitivamente la Russia nel 1723. Prima, però, terminò l’ultima richiesta di Pietro il Grande e cioè quella di far arrivare dall’Italia una serie di statue per adornare i Giardini del Gran Palazzo. Le statue arrivarono in Russia in 58 casse e la cosa curiosa, e qui parlerei di amore e odio, fu che lo zar pretese dai successori di Michetti, quindi Zemcov e Eropkin, di predisporle esattamente come ipotizzato da Michetti nei suoi modelli e disegni. Probabilmente lo zar ne apprezzava le qualità professionali ma non certo il lato caratteriale che forse lo indispettiva parecchio. Chi può saperlo. 

Fatto sta, che lo zar gli dimostrò riconoscenza non solo donandogli un terreno con una casa dove abitare, ma dopo la sua partenza acconsentì ai suoi fedeli allievi di continuare a lavorare per lui. 

Tra i vari progetti di Nicola Michetti in Russia ricordiamo il Mercato (Staryj Dvor) sul canale Fontanka e la torre-faro di Kotlin. Quest’ultima, non terminata, è documentata dai disegni presenti all’Ermitage e, secondo le intenzioni dello zar, doveva essere realizzata su un enorme edificio il cui arco doveva fungere da ponte per il passaggio delle navi. Il progetto non fu portato a termine, perché durante i lavori ci si rese conto che l’instabilità del terreno avrebbe creato grossi danni alla struttura. 

Strano destino quello di Nicolò Michetti alla corte russa. Tutti i lavori che gli furono affidati erano sempre lavori non finiti da altri. Probabilmente fu anche questo che lo demoralizzò parecchio e che non gli permise di sentirsi totalmente appagato, inducendolo a tornare in Patria.

Foto di copertina: Palazzo Ekaterininthal, Tallin da Ettore Lo Gatto, Gli artisti italiani in Russia

Se il post ti è piaciuto, metti “mi piace” sulla mia pagina facebook o “like” su questo articolo. Grazie!

Seguitemi anche su:

Instagram: https://www.instagram.com/sguardoadest/

Twitter: https://twitter.com/Sguardoadest1

Pinterest: https://www.pinterest.it/SguardoAdEst/_saved/

Linkedin: https://www.linkedin.com/in/sguardo-ad-est-blog-47545b1ab/detail/recent-activity/

Telegram: https://t.me/Sguardo_Ad_est

Fonti:

0 Comments

Leave A Comment

You must be logged in to post a comment.

Translate »