“I principi dello stagno” Finn di Lars Elling

“I principi dello stagno” Finn di Lars Elling

Una storia familiare

“I principi dello stagno” Finn di Lars Elling edito da 21lettere è il debutto letterario dell’autore, che ha deciso di mettere da parte tele, matite e pennelli per dedicarsi a una nuova forma d’arte: la scrittura

Lars Elling ha al suo attivo numerosi albi illustrati per bambini, è un rinomato pittore, un vignettista e un affermato illustratore che ha esposto nelle più grandi città del mondo.

Come ci racconterà in questa bella intervista, c’è stato un momento della sua vita che ha segnato il passaggio dalla pittura alla scrittura con un eccellente risultato, come dimostra il successo del romanzo nel suo Paese, la Norvegia

La storia prende spunto da vicende familiari, a cui fa da sfondo una natura mozzafiato, descritta con splendide pennellate, come solo un artista può fare.

Siamo nella torrida estate del 1913 e due fratelli si avventurano, zaino in spalla, nelle foreste di Oslo, verso l’ignoto, alla ricerca dello stagno Finn, protagonista di molte leggende popolari. Il loro padre è convinto che solo così, obbligati a cavarsela da soli, potranno essere preparati a quello che gli riserverà il futuro. 

“I principi dello stagno” Finn di Lars Elling parla di una storia familiare, quella di due fratelli che non si parlano più e di un recinto che separa le loro case e le loro vite. Dietro quella barricata che i due si sono costruiti, però, c’è un mistero.

I principi dello stagno Finn di Lars Elling è un romanzo avventuroso sul colore e sulla meraviglia. Racconta dell’essere fratelli nella buona e nella cattiva sorte, della felicità nella vita all’aria aperta e dell’atteggiamento stoico di chi mantiene viva la propria sfortuna.

“I principi dello stagno” Finn di Lars Elling

Lei ha al suo attivo molte pubblicazioni per bambini e I principi dello stagno Finn è il suo primo romanzo. Come è cominciato tutto ciò?

Mi sono formato come pittore all’Accademia d’Arte di Bergen. Mentre studiavo ho collaborato con lo scrittore Bjørn Sortland ad un libro per bambini sulla storia dell’arte. E’ stato pubblicato in diverse lingue e ha dato origine a una serie di libri illustrati da me. Non si era mai presentata l’occasione di scrivere un vero e proprio testo e comunque alla fine sceglievo sempre la pittura e le mostre. Sono passati più di 25 anni da quando ho fatto un’illustrazione o un lavoro su commissione di vario genere. 

Lo spunto per il suo romanzo è arrivato da vicende familiari, è corretto? Ci può raccontare brevemente cosa l’ha ispirata?

Sono cresciuto con mio nonno in una casa separata da uno steccato. Dall’altra parte viveva il fratello più giovane di mio nonno con la sua famiglia. I due fratelli non si sono mai parlati e a me e mia sorella ci veniva detto di non socializzare con l’altra parte. L’ostilità continuò fino alla morte di entrambi, e la cosa è curiosa perché durante l’infanzia erano molto uniti.

Ogni estate lasciavano la loro casa per vivere nelle foreste nei pressi di Olso, per provvedere a se stessi come meglio potevano. Il legame tra i due doveva essere molto forte. Ma successe qualcosa che li separò. Facendo ricerche sulla loro storia, mi imbattei in un terzo fratello che morì prematuramente. Il romanzo indaga questa storia, in un mix di realtà e finzione.

Lei è un rinomato artista (pittore, vignettista e illustratore). Cosa l’ha spinta a esplorare questo nuovo genere letterario?

La pandemia ha portato alla fine della vita artistica così come la conosciamo. Le sale per i concerti, le librerie e le gallerie d’arte chiusero. Non potevo più mostrare in uno spazio pubblico il mio lavoro, non potevo più passare una serata all’aperto e avere un flusso di visitatori che giustificasse il mio posto nel mondo, tanto per dire. Mio padre era morto da poco e il suo ritratto sul letto di morte doveva essere il pezzo forte di una mia esposizione. La mostra, però, fu posticipata a data da definirsi, come ogni cosa in quei giorni. Tornai nello studio, ma senza energie per riprendere a dipingere per una possibile mostra che si sarebbe organizzata chissà quando. Così decisi di scrivere, cosa che non avrei mai pensato di fare nella mia vita. 

Mi liberai di tutto, gettai i pennelli, conservai i miei quadri e riorganizzai il mio spazio di lavoro con una enorme scrivania al centro della stanza. Comprai un laptop e decisi che gli sarei rimasto davanti sette giorni su sette, dalle nove all’una, aspettando che accadesse qualcosa. Dopo alcuni giorni di calma piatta, emersero piccole storie. Un anno dopo avevo scritto centinaia di pagine. 

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