Buona Fortuna, la personale di Diana Lelonek

Un buon augurio al genere umano. E’ questo il titolo della mostra di Diana Lelonek, artista polacca, particolarmente attenta all’impatto delle azioni umane sull’ecosistema

Buona Fortuna, la prima personale di Diana Lelonek

Buona Fortuna di Diana Lelonek, è la prima personale dell’artista polacca curata da Jakub Gawkowski in collaborazione con L’Istituto Polacco di Roma e la Fondazione Pastificio Cerere. La mostra, allestita negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo a Roma, è stata prorogata fino al 5 giugno.

I lavori di Diana Lelonek indagano gli effetti della “mano” dell’uomo sulla natura. Ormai è davanti agli occhi di tutti che, qualsiasi cosa l’uomo tocchi, inevitabilmente alteri e comprometta l’equilibrio con la natura che ci circonda. E in questo senso che si orienta anche l’attività artistica di Diana Lelonek, che trae ispirazione dall’eco-attivismo e dalle scienze naturali.  

Nella penultima sala dell’esposizione, è presente una teca con diversi oggetti di uso quotidiano che sono visibilmente entranti in contatto con l’ambiente naturale e con il quale, inevitabilmente, iniziano una relazione indissolubile. Diana Lelonek analizza nei suoi lavori l’interdipendenza tra ecosistemi terrestri, sistemi capitalistici e industriali e la sovrapproduzione di rifiuti. Secondo l’artista infatti questi processi non possono più essere separati gli uni dagli altri.

Vedrete allora nella teca allestita nella seconda stanza (Center for the Living Things, 2016), una scarpa da ginnastica, un sellino di una bici, una bottiglia di plastica, rifiuti su cui la natura ha allungato i suoi tentacoli per mettere radici e sopravvivere in un nuovo ecosistema.

Il percorso espositivo

Osservando le opere esposte nelle altre due stanze, colpisce l’attenzione che l’artista dedica alle muffe e di come queste entrino in relazione con la sovrapproduzione dei rifiuti. Mi è piaciuto molto l’approccio empatico nella sua ricerca artistica.  Diana Lelonek infatti, attraverso la fotografia e gli oggetti di uso comune, dà voce agli esseri umani ma anche ad altre specie. Nella serie Zoe-Therapy (2015, tecnica mista: fotografia, muffe e batteri), le muffe si vendicano della visione antropocentrica del mondo, invadendo i ritratti di pensatori del passato come Cartesio e Martin Heidegger.

Il percorso espositivo è articolato in quattro sale nelle quali è possibile apprezzare le installazioni sonore, la teca con gli oggetti di uso comune diventati rifiuti e le opere fotografiche. Nel sotterraneo dello Spazio Molini invece, attualmente non visitabile a causa delle indicazioni di sicurezza legate al Covid-19, è presente l’installazione Barbórka (2020, tecnica mista e suono). L’opera è strettamente legata alla festa del giorno di Santa Barbara, una celebrazione tradizionale legata al lavoro in miniera e festeggiata nella regione mineraria polacca dell’Alta Slesia dove l’artista è cresciuta. Nell’installazione di Diana Lelonek, la santa in processione è sostituita da alcune particolari specie di piante che per prime colonizzarono le terre delle ex miniere. Queste piante sono state scelte dall’artista anche perché raccontano un antico legame con la terra. Secondo alcune credenze della gente del luogo infatti, tali piante avevano un grande potere simbolico, perché magiche e medicamentose.

Diana Lelonek e Jakub Gawkowski

L’installazione Barbórka si collega anche ai grandi argomenti che fanno parte della poetica dell’artista: echi della cultura industriale basata sul carbone, spazzatura che si trasforma in vita, scioglimento dei ghiacciai, teoria evolutiva e azione umana.

Yesterday I Met a Really Wild Man, fotografia, 2015_Diana Lelonec

L’installazione sonora presente nell’ultima sala infine (Melting Gallery 2015), è una raccolta di suoni realizzata in collaborazione con Denim Szram. Si tratta di suoni raccolti da Diana Lelonek e provenienti dai ghiacciai in scioglimento del Rodano, dell’ Aletsch e del Morteratsch. L’installazione non si focalizza solo sull’evento tragico, ma anche su tutte le attività messe in piedi per arginare il fenomeno.

Diana Lelonek è nata nel 1988 a Katowice e si è laureata all’Università delle Arti Di Poznań alla Facoltà di Comunicazione multimediale. L’artista ha vinto diverse competizioni internazionali tra cui le recenti Polityka’s Passport (2019) e Vordemberge-Gildewart Foundation Award (2018), e esposto in diversi musei internazionali come il Museo d’arte fotografica di Tokyo e Le Musée de l’Elysée, Losanna.

Jakub Gawkowski è un giovanissimo curatore e critico d’arte (1993). I suoi ambiti di interesse si orientano a tematiche legate all’ambiente nell’arte contemporanea e alla storia delle mostre nell’Europa postbellica.  Gawkowski si è laureato alla facoltà di storia dell’Università Centro Europea di Budapest e pubblica sia in cataloghi che in riviste di settore.

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