Anna Politkovskaja e la Cecenia nei fumetti di Igort

“Quaderni russi, sulle tracce di Anna Politkovskaja” di Igort è un tragico reportage sulle vittime cecene
Anna Politkovskaja e la Cecenia
E’ stato uno choc leggere la storia di Anna Politkovskaja nella graphic novel di Igort. Il libro, edito da Oblomov, l’ho acquistato senza neanche aprirlo, come faccio di solito per tutto ciò che sa di “russo”, tanto, qualcosa di interessante ce lo trovo sempre. E così ho fatto. L’ho acquistato, riposto nella busta della libreria e aperto a casa. Ecco, mi sono detta, una nuova lettura per le mie giornate natalizie.
Il libro l’ho divorato in un secondo, l’angoscia mi ha dilaniata in ogni tavola, esaminata e scrutata, dettagliatamente, nei giorni a seguire.
La storia che riporta a galla Igort (nome d’arte per Igor Tuveri) è legata al triste destino della giovane giornalista Anna Politkovskaja, freddata a soli 48 anni nell’ ascensore del suo palazzo. La storia di Anna è un nodino su quel maledetto filo rosso (perchè insaguinato, non per altro) che lega la Cecenia alla Russia.

L’autore per 2 anni ha cercato di capire cosa gridava Anna e lo ha fatto viaggiando tra Ucraina, Russia e Siberia, restituendoci una storia mozzafiato, piena di dolore e di angoscia, ma anche e sopratutto di coraggio.
Ciò che mi ha scioccata maggiormente (e non solo a me, ovviamente) sono le sevizie raccontate da Igort e perpetrate gratuitamente ai danni di uomini, donne, vecchi e bambini. Torture di cui Anna Politkovskaja era venuta a conoscenza grazie alle testimonianze di superstiti o parenti di questi.
La Cecenia era diventata per Anna quasi un’ossessione. Era una brava giornalista e il suo lavoro lo faceva con amore, dedizione e passione. La Cecenia però era diventata qualcosa di più. Anna venne a conoscenza di violenze e umiliazioni impronunciabili subite dalla popolazione civile ad opera dei soldati russi. Ad un certo punto subentrò l’indignazione, il desiderio e la necessità etica di andare oltre il proprio lavoro. Ad Anna, cioè non bastava più raccontare i fatti, sentiva che doveva andare oltre. Superare quell’ ”oltre”, quel muro che si scavalca e che consente di respirare le sofferenze altrui, quel muro pericolosissimo che supera solo l’audace, mettendo a rischio se stesso e la serenità della propria anima, ecco, quel muro Anna lo aveva scavalcato e proprio quando era arrivata a terra e ne aveva toccato il selciato, le hanno sparato alle spalle.
Anna aveva visto troppo, sapeva troppo e parlava troppo. Le hanno sparato a bruciapelo, mentre stava rincasando, nell’ascensore del suo palazzo. Sì, perché Anna si era tolta il cappellino del cronista cinico e distaccato e aveva iniziato ad avvicinarsi alle vittime e soffrire del loro dolore. L’empatia era diventata una seconda pelle.
Anna Politkovskaja nei fumetti di Igort
Anche l’autore della graphic novel, Igort, si è indignato, e il dettaglio delle sevizie subite dalla popolazione ne è la testimonianza. Tra le tante storie raccontate dall’autore c’è ad esempio quella straziante di Musa, un giovane di 21 anni che stava andando con suo fratello e sua madre da parenti nella città di Karabulak. L’autobus sul quale viaggiavano viene fermato da un posto di blocco di soldati russi. Fanno scendere Musa e altre persone tra cui due ragazzini, di 12 e 14 anni. Li arrestano senza motivo e se li portano via. I soldati li torturano per settimane con la musica a tutto volume, perché si eccitano…
Musa è vivo per miracolo, gli hanno fratturato a sprangate la colonna vertebrale. Da allora ha incubi tutte le notti e ricorda quel ragazzino a cui avevano segato i denti con fil di ferro e triturato le labbra. “La ferocia umana stimola la fantasia…”

Le tavole di Igort sono drammatiche. Con grande maestria l’autore ci catapulta all’inferno, in quel pezzo di mondo (e ce ne sono tanti così!) le cui vicende vengono insabbiate costantemente e che i media “dimenticano” di riportare. Questa demenza che affligge la politica di Putin, i russi la chiamano “democratura”, ossia democrazia travestita…
Come mia abitudine, mi fermo qui, non racconto altro per rovinarvi il piacere della lettura, se di piacere si può parlare… Vi invito ad apprezzare i disegni di Igort e la capacità che ha avuto l’autore di trasmetterci l’angoscia che egli stesso ha percepito e di cui Anna è stata portavoce.
Molto interessanti i rimandi ai due grandi della letteratura russa, Tolstoj e Dostoevskij, che Anna Politkovskaja amava particolarmente.
Devastante la parte relativa alla zachistka, termine militare che indica il rastrellamento ossia la violenza gratuita contro gli inermi ceceni, passatempo preferito dei soldati russi di stanza nel Caucaso. Quel tipo di violenza diventa una droga e dà dipendenza:
“L’abitudine irrinunciabile alla violenza è studiata dai medici, che la chiamano “sindrome cecena”. E’ ben nota ma nessuno si occupa di curarla”.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.








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