Ancora pochi giorni per visitare le opere di Palazzo Velli a Roma

Palazzo Velli a Roma

La Triennale di arti visive a Roma ha scelto anche Palazzo Velli tra le sedi della quarta edizione

Cinque sedi di eccezione

Palazzo Velli è una delle cinque sedi che quest’anno ospitano la Triennale di arti visive a Roma. Se avete deciso di fare una passeggiata a Trastevere, approfittate per dirigervi a Via Sant’Egidio 10 e ammirare a Palazzo Velli una serie di opere di arte contemporanea di artisti famosi a livello internazionale. Ma non ve la prendete comoda, c’è tempo solo fino al 15 luglio!

Se poi avete deciso di fare il pienone di cultura, vi consiglio di andare a visitare anche le altre quattro sedi che espongono opere d’opere da apprezzare gratuitamente. E’ possibile visitare le mostre nelle splendide sedi storiche di Medina Roma Art Gallery (Via Angelo Poliziano 32-34-36). Palazzo della Cancelleria (Piazza della Cancelleria 1), Palazzo Borghese- Gallerie del Cembalo (Largo Fontanella Borghese 19) e la Galleria della Biblioteca Angelica (Piazza di S. Agostino 8).

Il tema della Triennale di arti visive di quest’anno è ANNI VENTI-Global Change” con la partecipazione di 200 artisti italiani e con quasi 300 opere! Il fil rouge di tutte le opere è la storia di questo ventennio che ogni artista interpreta a modo proprio. Gli artisti esprimono non solo se stessi, ma cercano anche di interpretare un sentimento collettivo, fortemente provato dal periodo della pandemia. Gli artisti in mostra attraverso le loro opere affrontano temi importanti, propri della nostra epoca: l’uso esasperato della tecnologia, la violenza sulle donne, i conflitti geopolitici, l’impatto delle nostre attività sull’ ecosistema.

Silvana Landolfi_Vele a Barcellona_2016

Palazzo Velli a Roma

Non lo direste mai, ma Palazzo Velli  è una dimora storica perché costruita addirittura nella prima metà del 1300 dalla nobile famiglia Velli. Nel tempo, la struttura è diventata un’importante zona espositiva che mantiene una perfetta armonia con le strutture storiche originali.

La mostra si snoda su due livelli che consentono ai visitatori di apprezzare numerose opere realizzate con disparate tecniche. Tra gli artisti che mi hanno colpito di più vi segnalo Carluccio Giorgio, Castagno Angela Maria, Faggi Marco, Guetta Francesca, Larini Bruno, Lombardo Salvatore, Marin Walter, Mossali Omar, Pambianchi Enrico, Gelmi Michelangelo, Romeo Amelia, ma ce ne sono tantissimi altri che meritano la vostra attenzione.

Personalmente ho trovato molto interessanti le opere in ceramiche di due donne, Graziella Baseggio e Ivana Barsigliè. Mi ha colpita particolarmente anche quella di Adele Arati, The end of human life, una riflessione sull’uso smodato della tecnologia, che innesca secondo me anche una considerazione su come trovare l’equilibrio tra vita e tecnologia. Quest’ultima è parte integrante del nostro futuro, e sarebbe da irresponsabili non prenderla in considerazione o addirittura combatterla, senza escogitare un modo per sfruttarne le potenzialità senza soccomberle.

Mi è piaciuta anche l’opera di Filippo Tincolini, Petrolio, un bidone di quelli usati per il trasporto del petrolio sulle navi, realizzato in marmo e a mio avviso molto evocativo. I recenti disastri causati dagli sversamenti in mari incontaminati è un pugno allo stomaco, e l’artistica mi ha rievocato con dolore questa gravissima emergenza.

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