L’Acropoli di Alatri: la “Civita” tra megaliti, storia e identità

Acropoli di Alatri

L’Acropoli di Alatri, chiamata localmente Civita, è il cuore più antico e simbolico del centro storico della città ciociara. Se amate andare alla scoperta dei gioielli che i borghi e le piccole cittadine del Lazio custodiscono, allora questa è una tappa obbligata!

L’Acropoli di Alatri, che in origine aveva funzione di area sacra (ipotesi ancora non totalmente accettata), sorge sulla sommità del colle su cui si è sviluppato l’abitato e ancora oggi impone la propria presenza con una cinta muraria in opera poligonale, detta “ciclopica”, tra le meglio conservate del Lazio meridionale. 

passeggiata panoramica luno le mura

Ora che ci stiamo avviando all’estate, con il clima ancora piacevole, vi consiglio di ammirare l’intera cinta muraria: percorrendola in tondo, con una bella passeggiata tra il verde che la circonda. Scoprirete simboli ancora visibili sulle Porte murarie e godrete di meravigliosi panorami tra i pittoreschi tetti del borgo. La vallata vi accoglie come in un abbraccio.

Sulla questione della datazione dell’Acropoli di Alatri siamo in pieno dibattito. Non mi dilungherò sull’argomento ma sappiate che l’archeologia tende a inquadrare l’opera in un arco cronologico più compatibile con le società italiche e con le esigenze difensive e rappresentative dell’Italia centrale tra età arcaica ed ellenistica. In questo quadro, è stata avanzata anche una proposta di datazione tra IV e III secolo a.C. 

La cinta muraria

La prima caratteristica che rende l’Acropoli di Alatri un luogo unico, soprattutto agli occhi degli studiosi, sono proprio le sue mura. L’impatto visivo è quello di un’architettura essenziale, ma non lasciatevi ingannare, perché dietro c’è ingegno e maestria ancestrali. Gli enormi blocchi calcarei, infatti, sono tagliati in forme irregolari e accostati con millimetrica precisione, senza malta.  I megaliti provengono dalla stessa collina, una pietra locale lavorata e fatta combaciare “a secco” con incastri accurati.

È proprio questa combinazione di tecnica a rendere l’Acropoli un luogo capace di sbalordire i visitatori e affascinare gli studiosi. Se vi soffermate ad ammirarli, noterete blocchi più grandi nelle parti basse ed elementi che si assottigliano progressivamente verso l’alto.

La cinta dell’Acropoli delimita un’area sopraelevata di circa 19.000 m², dalla forma geometrica di un trapezio irregolare che si armonizza e segue l’andamento naturale del colle. 

Le Porte dell’Acropoli di Alatri

Si entra nell’Acropoli attraverso due accessi monumentali: la Porta Maggiore e la Porta Minore.

La Porta Maggiore [FIG.1 + Foto di copertina] si trova sul lato meridionale ed è la più celebre. La sua caratteristica principale, infatti, è quella di essere un varco architravato in cui l’elemento orizzontale è costituito da un unico blocco monolitico di dimensioni eccezionali con un peso stimato di 27 tonnellate. Sappiate che la Porta Maggiore è seconda in Europa soltanto alla Porta dei Leoni di Micene!

[FIG.1] Porta Maggiore

Meno imponente ma altrettanto suggestiva è la Porta Minore [FIG.3], detta anche Porta dei Falli (per 3 rilievi a forma di fallo), e che si trova nel lato settentrionale della cinta. La Porta ha una caratteristica che la rende unica e che trova riscontro solo nell’interno della piramide di Menfi. Se vi accostate alla porta, infatti, noterete che essa non è altro che un corridoio angusto che sale verso l’alto ma con una caratteristica unica: il corridoio è coperto con monoliti in progressivo aggetto, cioè che sporgono, come se fosse una scalinata ma…costruita al contrario, verso il soffitto!

La presenza di due porte, unite alla rampa che conduce alla sommità della rocca, racconta un sistema di ingresso pensato non solo per la difesa, ma anche per accompagnare chi sale verso uno spazio “alto” e separato, destinato a ruoli speciali nella vita della comunità.

“Civita” nel tempo

[FIG.2] leone di pietra calcarea

Non lontano dalle porte si segnalano elementi che testimoniano fasi e funzioni diverse del complesso. Questo è un dato importante perché aiuta a leggere la Civita come un luogo “vivo” e stratificato. La grande cinta muraria, anche se nata in un periodo preromano, viene riusata e integrata nel paesaggio urbano romano. Ne sono testimonianza i resti di un portico fatto realizzare dal censore Lucio Betilineo Varo nella seconda metà del II sec. a.C per collegare l’acropoli al foro cittadino. Il portico colonnato terminava sull’odierna rampa di accesso all’acropoli dove oggi ci accoglie un bel leone di pietra calcarea [FIG.2]. Quest’ultimo fu ritrovato nel 1816 e probabilmente in origine doveva far parte di un sepolcro monumentale tardo repubblicano. 

[FIG.3] Porta Minore con i tre simboli fallici in alto

Successivamente, la cinta fece parte del tessuto medievale perdendo la funzione di luogo sacro che aveva in origine. L’area venne fortificata e abitata e da allora è rimasta visibile solo la Cattedrale di San Paolo e il vescovado (riedificato tra il 1337 e il 1342). Sotto quest’ultimo vi era una prigione mentre nel giardino accanto sorgeva un piccolo cimitero che funzionò fino al 1846.  Tali presenze di epoca successiva confermano la continuità e la centralità dell’acropoli tra la gente del luogo. In questo spazio affascinante si concentrano simboli, memorie e potere.

La forza dell’Acropoli di Alatri, dunque, è quella di essere un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per la tecnica dell’opera poligonale, per le domande aperte sulla cronologia e per la sua funzione di fulcro simbolico. 

Un luogo affascinate, ricco di simboli ancestrali e magico. Una tappa da non perdere!

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