Intervista a Chiara Beltrami traduttrice di Io, Asimov

biografia Asimov Io Asimov

L’autobiografia di Isaac Asimov, Io, Asimov con la traduzione Chiara Beltrami, edito da IlSaggiatore, è una vera e propria leccornia per tutti gli amanti dei libri di fantascienza. La vita di Isaac Asimov raccontata da Isaac Asimov è l’autoritratto di un uomo ambizioso, dedito esclusivamente alla scrittura, che si mette a nudo raccontandoci la sua vita, dal suo punto di vista…

Il libro, di ben 720 pagine, è stato tradotto dalla bravissima Chiara Beltrami con cui approfondiremo, in questa bella intervista, anche alcuni aspetti inerenti il lavoro del traduttore.  

Asimov è uno tra i più grandi maestri della fantascienza mondiale a cui è legato un curioso paradosso: il grande scrittore russo aveva paura di volare! Lo avreste mai immaginato? 

Uno dei più grandi divulgatori scientifici, che con i suoi libri ha fatto viaggiare con la mente milioni di persone in mondi sconosciuti, in viaggi interstellari e universi alieni, non ha mai contemplato il cielo… dal cielo! 

L’autobiografia di Asimov in Io, Asimov

Armato solo di una pazzesca fantasia e da tanto studio (Asimov era un biochimico e un divulgatore scientifico), lo scrittore russo (naturalizzato statunitense) ha avuto il merito di aver portato la fantascienza tra i generi letterari più apprezzati al mondo. 

In questa autobiografia, Asimov ripercorre la sua vita, senza veli, dall’infanzia fino all’età adulta, raccontandoci gli intermezzi lavorativi, i fallimenti editoriali e i successi che l’hanno reso famoso.

Penso che il lavoro del traduttore abbia il privilegio di stare a tu per tu con l’autore, vivo o morto che sia. E’ solo il traduttore che riesce a percepire attraverso le sfumature del linguaggio le diverse tinte con cui l’autore ha scelto di raccontare morsi di vita. 

Che effetto fa indagare la vita di un gigante della letteratura? Lo abbiamo chiesto a Chiara Beltrami, traduttrice editoriale dall’inglese che ha al suo attivo romance, horror, thriller, fantasy, storici e saggi di vario genere.

Intervista a Chiara Beltrami, traduttrice di Io, Asimov

Salve Chiara, prima di addentrarci nell’ultimo libro che ha tradotto, ci racconta brevemente, in base alla sua esperienza, la parte più bella e quella più brutta del lavoro del traduttore? 

Gli aspetti positivi del mio lavoro sono sicuramente la possibilità di lavorare in autonomia di orari e luoghi. Cosa che consente di alzarsi ogni mattina e decidere, secondo l’impulso del momento, di lavorare alla propria scrivania o in una biblioteca, per esempio. La parte negativa della mia professione è una certa forma di solitudine che lamentiamo un po’ tutti. La mancanza di interazioni sociali come accadrebbe invece in un qualsiasi ufficio. Ma tutto ciò è stemperato dalla possibilità di interfacciarsi con il mondo intero attraverso i social media e confrontarsi con i colleghi per suggerimenti, spunti e attività di interesse comune.

Isaac Asimov, foto di dominio pubblico (data sconosciuta, prima del 1959)

Com’è nata la traduzione di IO Asimov? Lei è un’appassionata del genere oppure è stata contattata dalla Casa Editrice che le ha proposto il lavoro? 

La traduzione di “Io, Asimov” è nata per puro caso. Come spesso accade, i traduttori contattano le CE in occasione dell’acquisizione di diritti per la traduzione di determinati autori o titoli. In realtà avevo contattato Il Saggiatore qualche mese prima dell’incarico che mi è poi stato affidato, per un altro titolo che avevano in programma di tradurre. Nell’immediato non era successo nulla, ma in un secondo tempo sono stata contattata, complice forse il portfolio di titoli di fantascienza tradotti e il Premio Italia 2022, categoria traduttore, che mi era stato assegnato l’anno prima.

Credo che viaggiare nella vita di Asimov sia stata un’esperienza unica ed emozionante. Qual è stata la parte del libro che l’ha affascinata di più mentre traduceva, e perché? 

L’autobiografia di Asimov che è la seconda in ordine di tempo è molto diversa da quella che l’ha preceduta. La prima era una lunga lista di fatti ed eventi, questa si concentra sull’uomo Asimov, più che sullo scrittore. E questo per me è stato sorprendente e bellissimo. Asimov si è messo a nudo come mai prima, con i propri limiti, i pregi e i difetti. Parla a ruota libera delle sue paure dato che sapeva di avere i giorni contati per via della malattia. Riconosce i meriti di chi gli è stato accanto per tutta la vita, dagli amici scrittori agli editor con cui ha lavorato per finire con l’adorata moglie Janet. Per un uomo fin troppo orgoglioso delle proprie abilità di scrittore, deve essere stato un bel cambiamento.

Secondo lei, dopo aver approfondito la personalità e la vita dello scrittore attraverso la traduzione di IO Asimov, qual è la peculiarità, la caratteristica che gli ha permesso di avere milioni di lettori in tutto il mondo? A parte, ovviamente, la fantasia che è alla base delle sue storie uniche e meravigliose. 

Credo che il suo stile sia ciò che gli ha consentito di essere tanto amato. Se da un lato i detrattori lo hanno sempre accusato di avere una scrittura fin troppo banale priva della capacità di sorprendere il lettore con trame ricche di effetti speciali, d’altro canto gli aficionados più incalliti lo difendono a spada tratta proprio per questo. La straordinaria capacità di far sembrare quotidianità una sequela di eventi che si svolgono in mondi immaginari quasi palpabili, lontani da noi, ma vicini nell’immediatezza della sua narrazione. I personaggi prendono vita e diventano amici, non si è mai sazi di sapere come ‘andrà a finire’ e questa è in parte, forse, la spiegazione del perché, i sequel della sua opera più famosa, “Il ciclo della Fondazione”, apparsi a tanti anni di distanza, hanno avuto pari successo. 

Lei è anche una scrittrice, giusto? Il genere che predilige nella scrittura è lo stesso che sceglie per le sue traduzioni oppure ha preferenze ben distinte? 

Mi sono dedicata alla scrittura personale solo occasionalmente. Poi il lavoro ha avuto il sopravvento e ho un po’ abbandonato. La passione giace comunque sotto la cenere di un fuoco che non si è ancora spento. Il genere narrativo che amo è il racconto, che è anche quello in cui mi sono cimentata in passato. Preferisco la sintesi, la possibilità di concentrare in poche righe la mia trama ideale. I romanzi li leggo e li traduco, ma non saprei scriverli. Mi perderei nei meandri infiniti della trama. E non riuscirei a tirare le fila e a reggere il pathos necessario nella stesura. Amo la fantascienza e il fantasy. Ma quando scrivo, be’ allora via libera al thriller e al noir. Con una passione sfegatata per l’horror.

L’autobiografia di Asimov, Io Asimov, è una grande opportunità per tutti gli amanti del genere di approfondire la vita e l’attività lavorativa del proprio beniamino con chicche e curiosità su uno dei più famosi scrittori al mondo. 

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